Milano, 21/01/2026.
Al centro del programma di eventi per il Giorno della Memoria 2026 a Milano ci sono le cerimonie di posa di 21 nuove pietre di inciampo, i piccoli quadrati di pietra ricoperti di ottone posti davanti alle case di chi, uomo, donna, bambino o anziano fu arrestato, deportato e ucciso perché ebreo o oppositore politico.
Dalla posa della prima pietra nel 2017 dedicata ad Alberto Segre, padre della senatrice Liliana sopravvissuta ad Auschwitz, diventano quest'anno 245 le pietre posate complessivamente a Milano: l'iniziativa, parte del progetto Milano è Memoria, è promossa e gestita dal Comitato Pietre di inciampo di Milano, a cui partecipano numerose associazioni di ebrei ed ex deportati politici. Proprio da queste associazioni, oltre che da parenti e amici delle vittime e da singoli cittadini, sono stati scelti i nomi delle nuove persone ricordate.
Le pietre arrivano da Amsterdam e Berlino, dove sono prodotte artigianalmente dalla Fondazione Stolpersteine di Gunter Demnig, ideatore del più grande monumento diffuso in memoria delle vittime della Shoah d’Europa. La posa è curata dal Comune di Milano ed è prevista in due giornate: le prime 12 giovedì 22 gennaio 2026, in vista del Giorno della Memoria, celebrato in tutto il mondo il 27 gennaio (data dell’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz); le altre 9 giovedì 12 marzo 2026, data simbolicamente vicina ai grandi scioperi del marzo 1944, durante i quali molti manifestanti furano arrestati e deportati.
Giovedì 22 gennaio 2026, a partire dalle 8.30 (indicativamente una ogni mezz’ora circa), vengono posate le Pietre d’Inciampo dedicate a:
- Eugenio Glücksmann - via Foppa 61. Nato a Barsonyos in Ungheria nel 1890, giunge a Milano nel 1938 dopo essere stato internato a Manfredonia (Foggia), Tossicia (Teramo) e Cantù (Como) dove si riunisce alla moglie Enrichetta Weiss e alla figlia Elena. Deportato a Fossoli e ad Auschwitz, dove muore.
- Alfredo Pozzi - Ripa di Porta Ticinese 71. Nato a Lacchiarella (Milano) nel 1909, operaio della Innocenti, arrestato insieme ad altri 14 compagni di lotta all’interno della fabbrica, viene portato a San Vittore. Deportato a Mauthausen, muore ad Hartheim.
- Ferruccio Bolognesi - via Paolo da Cannobio (angolo via Albricci). Nato a Roma nel 1889, si trasferisce a Milano dove fa l’attore. Vive con la moglie e la figlia. Deportato a Mauthausen e ad Hartheim.
- Guido Basile - via Sant’Antonio 14. Nato a Palermo nel 1893, avvocato, sposa il soprano cesenate Dora De Giovanni. Arrestato all’Albergo Regina di Milano per aver difeso il commerciante ebreo Tullio Colombo, viene deportato e muore a Mauthausen.
- Tullio Carnevale - via Vasto 1. Nato a Gallivola (Pavia) nel 1925 da padre manovratore Atm. Dipendente del Comune di Milano, viene arrestato per propaganda antifascista. Deportato, muore a Mauthausen.
- Alfonso Montuoro - via Giuseppina Lazzaroni 12. Nato a Palermo nel 1907, laureato in legge, si trasferisce a Milano e lavora in una compagnia di assicurazioni. Attivo nella resistenza fornisce armi, munizioni e vettovaglie per i primi Gruppi di Azione Patriottica milanesi. Sua sorella Maria Montuoro - a cui il Comune di Milano lo scorso marzo ha dedicato il giardino di via dei Transiti - sopravvive alla deportazione. Lui è ucciso a Mauthausen pochi giorni dopo la Liberazione, il 30 aprile 1945.
- Anna Semmel Bogner e Tyna Semmel - via Lambro 7. Madre e figlia, di origini ungheresi, arrivano in Italia nell’ottobre del 1938 cercando rifugio dal crescente antisemitismo nell’Europa dell’est. Deportate, muoiono ad Auschwitz.
- Famiglia Morais-Tedeschi - viale Abruzzi 48. Carlo Morais, nato a Genova nel 1901; Ida Mafalda Tedeschi, nata a Verona nel 1903; i figli Graziella, nata a Torino nel 1927, e Alberto, nato a Milano nel 1930. Il padre Carlo è ingegnere elettrico alla Pirelli. Con l’emanazione delle leggi razziali i bambini sono esclusi da scuola e frequentano la scuola ebraica. Tentano la fuga in Svizzera, ma sono arrestati. Deportati, muoiono tutti nei campi di sterminio. Madre e figli sono uccisi all'arrivo, il padre Carlo muore un anno dopo.
Giovedì 12 marzo 2026 vengono invece posate le Pietre d’Inciampo dedicate a:
- Roberto Terrevazzi - via Mambretti 5. Nato a Caronno Milanese (ora Caronno Pertusella, Varese) nel 1926, è un partigiano. Deportato a Gusen e Mauthausen.
- Donino Bergamaschi - via Palanzone 17. Nato a Linarolo (Pavia) nel 1905, tipografo, è arrestato con l’accusa di svolgere attività comunista nella zona di Niguarda. Condannato a tre anni di confino a Ventotene, liberato e più volte arrestato, alla fine è deportato prima a Mauthausen e poi a Gusen e infine a Hartheim, dove muore.
- Emilio Bassi - via Imbonati 25. Nato a Gorlago (Bergamo) nel 1907, si trasferisce a Milano e lavora come operaio elettrotecnico. Partigiano, viene arrestato nel varesotto e deportato. Muore a Mauthausen.
- Ermanno Sola - via Arbe 55. Nato a Trieste nel 1927, si trasferisce a Milano ed entra nel movimento partigiano. Lavoratore civile in Germania, muore a seguito di un bombardamento. La sua salma è stata traslata a Francoforte sul Meno nel Cimitero Militare Italiano.
- Emanuele Giuffrida - via Sant’Erlembaldo 2. Nato a Malta nel 1906. sposato con 7 figli, dal 1941 è operaio dell’Alfa Romeo, dove lavora come fucinatore di armi. In fabbrica svolge attività antifascista. È arrestato nella sua casa dai militi della Muti dopo gli scioperi del marzo 1944. Deportato a Mauthausen, muore a Gusen.
- Famiglia Sorias-Arditi - via Pacini 20. Mosè Sorias, nato Cipro nel 1909, la moglie Clara Sorias Arditi, nata a Smirne nel 1915 e i figli Carmen, nata Milano nel 1939 e Giuseppe, nato a Milano nel 1941. Il padre Mosè è commerciante tessile. Per sfuggire ai bombardamenti su Milano sfollano a Serina (Bergamo); tornati a Milano vengono arrestati. La figlia Carmen non viene trovata e si salva. Padre, madre e fratello sono deportati ad Auschwitz. Il piccolo Giuseppe di appena 3 anni è ucciso all’arrivo.
- Ada Vitali in Levi - via Goldoni 51. Nata a Conegliano Veneto (Treviso) nel 1886, sposa Ernesto Levi e con lui si trasferisce a Milano dove nascono Paola, Gustavo e Giacomo. Casalinga, quando scoppia la guerra è vedova e vive nella casa del figlio Gustavo che cerca di organizzare la fuga per la mamma. Viene arrestata vicino a Como. Deportata a Fossoli, muore a Mauthausen.
Durante le cerimonie di posa delle Pietre d'Inciampo sono presenti la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi, la presidente del Comitato per le Pietre d’Inciampo di Milano, Alessandra Minerbi, i presidenti dei municipi coinvolti, i familiari delle vittime, i rappresentanti delle diverse associazioni partecipanti al Comitato Pietre di Inciampo.
«Le Pietre sono un monumento vivo, internazionale, che unisce in una rete ideale il ricordo e la memoria di tutte quelle persone che il nazifascismo avrebbe voluto cancellare dal presente e dalla Storia», commenta la presidente Elena Buscemi: «chi vi si imbatte può essere indotto a domandarsi chi fosse quella donna, quell’uomo, quella bambina o quella famiglia, che un tempo erano i vicini di casa, gli amici, i compagni di classe dei nostri nonni, dei nostri genitori. Questo aiuta anche a comprendere, a tanti anni di distanza, come la Shoah non sia stata un unico grande terribile passaggio della Storia ma l’insieme di migliaia, anzi di milioni, di singole atrocità compiute su uomini, donne e bambini, le cui storie in molti casi sono ancora sconosciute o dimenticate».
«Il Comitato Pietre di Inciampo conferma anche quest’anno la scelta di mantenere un pari numero di pietre dedicate alla deportazione razziale e a quella politica, a ribadire che, pur nelle profonde differenze storiche e geografiche, tutte le deportazioni furono parte di un unico progetto di riorganizzazione dell’Europa in chiave etnica e politica», afferma la presidente Alessandra Minerbi: «il nostro lavoro di ricerca storica continua per ricostruire e raccontare le storie delle persone che non fecero ritorno dai campi di concentramento».