Minitalia al Parco Trotter, Milano © Isabella Dothel 2024 / Fai
Milano, 21/01/2026.
L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è la protagonista dei nuovi interventi dei Luoghi del Cuore: venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud, selezionati attraverso il bando legato alla dodicesima edizione del censimento (che si è svolta nel 2025), riceveranno un contributo economico dal Fai - Fondo per l’Ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo: 700 mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati, spesso a rischio, che incarnano e raccontano la nostra civiltà, l’identità italiana, la memoria collettiva e costituiscono un patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario. Di questi, 180 mila euro sono riservati ai primi tre classificati al censimento, per progetti da concordare con il Fai (il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato [Asti], la Fontana Antica di Gallipoli [Lecce] e la Chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro [La Spezia]) e 520 mila euro sono destinati ai progetti selezionati attraverso il bando.
Dei venti Luoghi del Cuore sostenuti dal bando, ben cinque si trovano in Lombardia: il Traghetto di Leonardo da Vinci a Imbersago (Lecco), la Santissima a Gussago (Brescia), la Motonave La Capitanio a Lovere (Bergamo), l’Asilo Sant’Elia a Como e la Minitalia all’interno del Parco Trotter a Milano.
Partiamo proprio da Milano, con il progetto di ripristino della Minitalia, all’interno del Parco Trotter a Milano. Situato nel periferico quartiere Turro, che vive spesso situazioni di complessità interculturale, il vasto parco, che si estende per ben 128 mila metri quadri, deve il suo nome all'ippodromo del trotto che dal 1906 fino al fallimento della Società Nazionale Trotto, nel 1924, sorgeva in quest'area: ancora oggi, il viale principale del parco ripercorre l’antico tracciato di gara. Il Comune di Milano acquisì successivamente l'area e vi creò la Casa del Sole, una scuola ispirata a teorie pedagogiche avanzate e rivolta in particolare a bambini in condizione di precarietà sociale e fisica, in particolare a rischio di tubercolosi, con una didattica incentrata su attività all’aperto, per poter effettuare bagni di sole, oltre a molte attività in movimento. Nel 1928 vennero completate dieci aule in stretta connessione con il parco, punteggiato di strutture per le attività didattiche e sportive: due palestre coperte, una piscina, un teatro, una piccola fattoria con animali, il convitto, una chiesa e il solarium. Rientrava in questo innovativo approccio anche la Minitalia, una sagoma dello stivale di 10 x 15 metri, in pietre ed essenze vegetali, circondata dall’acqua per simulare i mari, realizzata per aiutare lo studio della geografia con una modalità che oggi si definirebbe esperienziale.
Con il passare degli anni, tanti spazi si erano degradati e alcuni sono caduti in disuso, ma dagli anni Novanta, grazie alla spinta dell’Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, che ha sede nell’ex Casa del Sole e dell’attivissima associazione Amici del Parco Trotter, costituita dai genitori degli studenti, molto è stato fatto. Anche I Luoghi del Cuore ha avuto un ruolo importante: nel 2018 è stata infatti recuperata la Casa delle Scoperte, con l’archivio storico della scuola e spazi di lettura e attività per gli studenti, che aveva ottenuto un contributo dal Fai grazie alla partecipazione a una precedente edizione del censimento.
Nel 2024 l’associazione e la scuola hanno deciso di partecipare nuovamente alla raccolta voti per puntare l’attenzione sulla Minitalia, in stato di forte degrado, raccogliendo 7.003 voti e ottenendo il sessantaduesimo posto nazionale. Il suo recupero, con un progetto dal costo di 30 mila euro, è stato candidato dall’Istituto Comprensivo Francesco Cappelli al bando I Luoghi del Cuore, ottenendo un contributo di 23 mila euro da Fai e Intesa Sanpaolo. L’obiettivo è duplice: da un lato, riportarla all’utilizzo originario, ovvero l’insegnamento quotidiano della geografia italiana, utilizzando lo spazio come terzo educatore; dall’altro, avvicinarla ai tanti cittadini del quartiere con diverse attività, che saranno rese possibili dai 16 partner di progetto - che includono numerose associazioni che si occupano di attività per gli anziani, per i bambini, per gli stranieri - negli orari di apertura al pubblico del Parco Trotter.
Traghetto di Leonardo da Vinci a Imbersago © Roberto Morelli / Fai
Il secondo progetto sostenuto dal bando è quello relativo al Traghetto di Leonardo da Vinci, simbolo di Imbersago (Lecco). In funzione da almeno cinque secoli, è stato mezzo di trasporto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia fino alla fine del Settecento, quando il fiume Adda ne segnava il confine e ancora per un secolo avrebbe rappresentato un imprescindibile collegamento per il transito di persone e merci tra le due sponde. Questa tipologia di traghetti, un tempo utilizzata in diversi punti del fiume, era già esistente nel Quattrocento, ma certamente colpì Leonardo, in un periodo in cui si dedicava con intensità agli studi idraulici. Il disegno del traghetto compare, infatti, in un foglio del Codice Windsor datato 1513, dopo i soggiorni dell’artista fiorentino a Vaprio d'adda, ospite nella villa del duca Gerolamo Melzi. La data del disegno coincide con il riavvio della gestione del porto di Imbersago da parte della famiglia Landriani, che ottenne il diritto di traghettamento col relativo pedaggio. Passata a diverse famiglie nobili, la gestione del porto e del traghetto è infine pervenuta al Comune e oggi quello di Imbersago è l’unico esemplare ancora in funzione, sebbene a uso principalmente educativo e turistico. Il meccanismo di funzionamento è tanto ingegnoso quanto semplice: tra le due sponde è teso un cavo - oggi d’acciaio, un tempo si trattava di una semplice fune - al quale il traghetto è fissato. L’imbarcazione, manovrata da una sola persona, trae il proprio movimento direttamente dalla corrente: è sufficiente disporre i due scafi in posizione obliqua rispetto al flusso dell’acqua perché la spinta naturale permetta la traversata, senza bisogno di un motore. Costruito in legno, se lo si legge in una prospettiva contemporanea risulta essere un mezzo pienamente ecologico e sostenibile, che si inserisce perfettamente nel contesto ambientale.
Rimasto senza traghettatori, nel 2024 il sindaco di Imbersago ha preso il brevetto per mantenerlo in utilizzo e proprio per renderlo più noto è nata la mobilitazione per il censimento dei Luoghi del Cuore, che lo ha visto classificarsi al settimo posto nazionale con i voti di ben 31.490 persone. Proprio una maggiore conoscenza e valorizzazione ha guidato il progetto candidato al bando post censimento, che ha ottenuto un contributo di 32 mila euro da Fai e Intesa Sanpaolo: verrà realizzato un progetto di racconto che incrocerà storia, ingegneria e paesaggio, attraverso un breve documentario in italiano e inglese che verrà proiettato in via permanente nella casetta in legno posta all’attracco del traghetto, la quale verrà nel frattempo ristrutturata grazie alla Pro Loco, diventando anche un punto di noleggio di e-bike, a servizio dei molti percorsi lungo l’Adda e con l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto per assicurare la ricarica delle batterie. Il documentario sarà curato da Cristian Bonomi, archivista, esperto del territorio e referente scientifico dell’Ecomuseo Adda di Leonardo, itinerario culturale e naturalistico fondato nel 2006 da dieci comuni, tra cui Imbersago.
Monastero La Santissima a Gussago © Roberto Morelli / Fai
Nato probabilmente all’inizio del Rinascimento, il monastero della Santissima a Gussago (Brescia) domina la Franciacorta dall’alto del Colle Barbisone, circondato da un paesaggio punteggiato di vigneti. Il complesso, testimoniato per la prima volta nel 1460, fu affidato nel 1479 ai Domenicani, che lo ressero fino alla soppressione degli ordini religiosi con i decreti napoleonici del 1797. Furono proprio i Domenicani ad ampliarlo e modificarlo: oltre a tracce di dipinti cinquecenteschi, probabilmente tra Sei e Settecento fu aggiunto il portico esterno e la chiesa venne nobilitata con la sostituzione della copertura da legno a volte in pietra e l’aggiunta di stucchi, altari e cicli pittorici, oggi in parte perduti. Dopo la soppressione, il convento divenne residenza padronale con annessi agricoli. Nel 1823 venne acquisto da Giovanbattista Gigola, miniatore e ritrattista di corte del viceré Eugenio di Beauharnais, che lo fece trasformare in gusto neogotico, molto in voga durante il romanticismo, con l’aggiunta di torricini angolari, merlatura e finestre ogivali. Tra gli abituali frequentatori vi era il pittore Angelo Inganni, protagonista della pittura lombarda di genere, che sposò la vedova di Gigola e visse alla Santissima fino alla morte, nel 1880. Nel Novecento tutti gli ambienti del complesso diventarono abitazioni contadine: la chiesa venne suddivisa in tre zone alloggi, dotati di cucina, camino e camera; nel 1926 il campanile risultava adibito a porcile e il coro della chiesa invaso da un mondo d'immondizie di polli e conigli. Rimasto senza alcun intervento, il complesso cadde in degrado e restò in totale abbandono fino al 2010, quando è stato acquistato dal Comune di Gussago, che ha avviato un processo di recupero e valorizzazione.
Già votata nel 2020 da 7332 persone, la Santissima è stata nuovamente candidata al censimento 2024: grazie all’attivo comitato Santissima nel cuore, che si occupa della valorizzazione del luogo con il supporto del Comune, ha ottenuto 11.821 voti, raggiungendo il trentaduesimo posto nazionale. Tra i due censimenti sono stati compiuti importanti lavori: nel 2024 si è infatti concluso il consolidamento dell’ex chiesa e il restauro degli affreschi del presbiterio. Il contributo di Fai e Intesa Sanpaolo, di 35 mila euro, consentirà la prosecuzione dei restauri, che porteranno, con una spesa complessiva di 100 mila euro, cofinanziata dal Comune, al pieno recupero dell’edificio, che sarà adibito a funzioni culturali. La partecipazione della comunità, che aveva tra l’altro contribuito attivamente a raccogliere fondi per il cantiere precedente, è forte di 18 attestazioni di collaborazione, che spaziano dagli eventi alla comunicazione alla cura del verde: la Santissima si trova infatti all’interno di un parco, delimitato dal Periplo della Santissima, parte della Via delle Sorelle, un percorso pedonale e ciclabile di 130 km che collega Brescia con Bergamo.
Motonave La Capitanio a Lovere © Roberto Morelli / Fai
Lunga 24 metri e larga 4,40, la Motonave La Capitanio, ormeggiata a Lovere (Bergamo), in origine piroscafo a vapore, è stata costruita nel 1926 nei Cantieri Cerusa di Genova Voltri per la Società di Navigazione a Vapore del Lago d’Iseo e oggi vanta il titolo di battello più antico del bacino ancora navigante. Porta il nome di Bartolomea Capitanio, una religiosa di Lovere, beatificata nello stesso anno e successivamente canonizzata, fondatrice, con Vincenza Gerosa, della Congregazione delle Suore di Maria Bambina. L’imbarcazione, ben presto trasformata con un motore diesel (attualmente naviga con uno del 1958), ha funzionato come trasporto passeggeri, rimorchiatore adibito al traino delle chiatte per trasporto di carri ferroviari, imbarcazione privata. Dismessa dal servizio nel 1965, fu acquistata in successione da diversi armatori privati, che con grande passione la salvarono dal disarmo. Nel 2023 è stata fondata ad hoc l’associazione La Capitanio Aps, che annovera tra i propri soci, oltre a tre nuovi armatori, istituzioni come i Comuni di Lovere e Pisogne e l’Accademia Tadini, ma anche la società di navigazione Lago d’Iseo, il porto turistico e diverse aziende locali. Con l’intento di arrivare a un pieno recupero dell’imbarcazione per il 2026, data del centenario del varo e di diventare in tal modo patrimonio del Lago d’Iseo, l’associazione ha avviato un intenso lavoro di manutenzione, con più di 700 ore di volontariato e l’aiuto di professionisti, per continuare a far navigare questo storico veicolo.
L’obiettivo dichiarato è quello di fare della Capitanio un vero e proprio museo itinerante, che possa spostarsi tra tutti i 16 Comuni del Sebino. Per promuoverlo, il comitato A bordo della Capitanio ha partecipato al censimento del Fai, raggiungendo il quarantaseiesimo posto nazionale con 8.965 voti. Il progetto candidato al bando post censimento, che si distingue per l’originalità della visione per il battello e al contempo la sua concretezza, oltre alla solida rete di partner, riguarda la manutenzione straordinaria dello scafo in lamiera chiodata, che è lo stesso del 1926, a testimonianza dell’incredibile abilità dei mastri chiodatori che l’hanno realizzato, con una tecnica che nel 1931 venne utilizzata anche per costruire l’Amerigo Vespucci. Il progetto, dal costo complessivo di 40.700 euro, riceverà un contributo di 22 mila euro e garantirà l’obiettivo di offrire al territorio un luogo unico per raccontare la storia nautica locale e trasmetterne la memoria collettiva alle future generazioni.

Asilo Sant'Elia a Como © Roberto Morelli / Fai
Infine, in Lombardia beneficerà del contribuito I Luoghi del Cuore il progetto di restauro a favore dell’Asilo Sant’Elia, uno dei capolavori dell’architettura moderna, a Como. La costruzione di un nuovo asilo nel decentrato rione Sant'Elia si era resa necessaria per la vendita del precedente edificio scolastico, nel 1925, da parte dell'amministrazione provinciale. In seguito alle rimostranze degli abitanti del quartiere, costretti a mandare i bambini in un asilo molto distante, la Congregazione di carità affidò all'architetto Giuseppe Terragni negli anni Trenta la nuova realizzazione. Già nel 1932 Terragni aveva concepito un primo progetto per un asilo destinato ad accogliere 200 bambini, che anticipava molte delle soluzioni che sarebbero state poi adottate nell'Asilo Sant'Elia. Il committente concesse all'architetto ampia libertà progettuale, apprezzando le sue idee innovative presentate nei primi disegni del 1934. La pianta dell’edificio, a forma di C e caratterizzato da volumi bassi, permette di integrare gli spazi interni dd esterni, in costante relazione tra loro, grazie alle ampie superfici vetrate, che offrono una continuità visiva con il giardino. La struttura si distingue per l’uso pionieristico non solo della trasparenza, ma anche per l’impiego di pareti mobili, che rendevano gli spazi flessibili e modulabili a seconda delle esigenze pedagogiche, grazie all’ossatura dell’edificio, costituita da pilastri esterni al fabbricato. Aule, refettorio, servizi igienici, spogliatoio dei bambini e uffici sono dislocati intorno a un luminoso spazio centrale, il ricreatorio, che guidava l’idea di scuola come casa per una grande famiglia. Le quattro aule hanno un’intera parete finestrata che, essendo arretrata dall’ossatura perimetrale, consente il dispiegarsi di tende per il sole, regolate da un meccanismo progettato dallo stesso Terragni, autore anche degli arredi, che contribuiscono a creare un’atmosfera tanto funzionale quanto poetica. Inaugurato nel 1937, l’edificio è considerato uno dei capolavori dell'architettura moderna.
Già oggetto di un restauro negli anni Ottanta, ha funzionato come scuola materna fino al 2019, quando la necessità di una serie di adeguamenti ne ha imposto la chiusura. La partecipazione al censimento - dove l’Asilo Sant'Elia ha raggiunto la cinquantasettesima posizione nazionale, con 7.531 voti - ha visto il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti, dell’Archivio Terragni e del Comune di Como e ha ridato evidenza alla necessità di restituire nuova vita a questo luogo così ricco di storia e al contempo attuale per la rispondenza alle teorie pedagogiche e ai bisogni educativi dei bambini. Il Comune di Como, proprietario dell’edificio, ha avviato un percorso di conoscenza, per arrivare alla progettazione del restauro, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese e il Politecnico di Milano. Con gli stessi partner scientifici, che curano gli aspetti di studio e di analisi, fondamentali per il restauro, ha partecipato al bando I Luoghi del Cuore, candidando un primo intervento, con una valenza simbolica, legata all’elemento più caratteristico dell’edificio: il rapporto con l’esterno e la gestione della luce. Grazie anche al cantiere di restauro dell’ex Casa del Fascio, progettata sempre da Terragni, che offre importanti elementi di studio, sarà restaurato, introducendo degli aspetti di automazione, il complesso meccanismo che governa l’apertura e la chiusura delle grandi tende. Questo duplice obiettivo di conservazione e di innovazione guida anche la realizzazione delle tende stesse: verrà infatti utilizzato un tessuto particolare, che possa filtrare con maggiore efficacia il passaggio della luce e resistente all’esposizione prolungata al sole, anche in funzione di un basso impatto e di una minore necessità di sostituzione. Il progetto, che ha un costo totale di 120 mila euro, riceve un contributo di 23 mila euro da Fai e Intesa Sanpaolo, mentre il cofinanziamento è assicurato dal Comune di Como.