Amadeus, di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Amadeus © Laila Pozzo Amadeus © Laila Pozzo
Teatro Civico Roberto De Silva, Rho Cerca sulla mappa
Martedì16Dicembre2025
Evento terminato

Martedì 16 dicembre 2025 alle ore 21.00 al Teatro Civico Roberto De Silva di Rho (Milano), in piazza Enzo Jannacci 1, va in scena Amadeus di Peter Shaffer: uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, interpretato da Valeria Andreanò, Ferdinando Bruni, Daniele Fedeli, Riccardo Buffonini, Matteo De Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca e Luca Toracca (produzione Teatro dell'Elfo).

La storia, o meglio, la leggenda è nota: Antonio Salieri, maturo e affermato musicista, avvelena per invidia il giovane genio Wolfgang Amadeus Mozart. A renderla universalmente celebre fu il film di Miloš Forman, che quarant’anni fa si aggiudicò otto premi Oscar. La pellicola si basava sulla pièce di Peter Shaffer (autore anche della sceneggiatura) che aveva avuto un grande successo prima al National Theatre di Londra nel 1979 e poco dopo a New York, ottenendo numerosi premi tra cui iTony Award come miglior spettacolo, miglior regia a Peter Hall e miglior attore protagonista a Ian McKellen.

Per il loro spettacolo Ferdinando Bruni e Francesco Frongia scelgono questo capolavoro che ha il ritmo, la profondità e la tensione di un classico e gli imprimono l’andamento di un capriccio allucinato e sontuoso. Ferdinando Bruni è Salieri che, attraversando le età della vita, come un deus ex-machina evoca dal passato i personaggi della sua storia. Accanto a lui Daniele Fedeli nel ruolo del giovane e irriverente Mozart.

Antonio Marras torna a collaborare con l’Elfo dopo l'esperienza di Edipo Re, per vestire gli interpreti con sontuosi costumi di un ‘700 immaginario. La scena è un salone che il delirio di Salieri trasforma in labirinto (complici le proiezioni di una fantasmagorica lanterna magica), un sogno che piano piano assume i contorni perturbanti di un incubo. Accanto ai protagonisti: Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca, attori spesso presenti nelle nostre produzioni dell’Elfo e la giovane Valeria Andreanò, nel ruolo di Constanze, la moglie di Mozart.

La leggenda che Peter Shaffer rielabora nel suo testo forse si basa su voci e pettegolezzi dell’epoca (ma gli storici, in linea di massima, non le accreditano nessun fondamento); più probabilmente nasce da un’invenzione di Puškin che nel suo microdramma Mozart e Salieri racconta per la prima volta la favola. Antonio Salieri è, meritatamente, uno dei più famosi compositori della sua epoca, vive in una posizione di assoluto privilegio, le sue opere sono note e apprezzate, è un artista raffinato, stimato e riconosciuto. Niente e nessuno dovrebbe preoccuparlo. È arrivato a occupare questa invidiabile posizione grazie a un patto fra lui e Dio: devozione in cambio di successo. O almeno questo è quello di cui è convinto. Il primo sintomo di una follia che lo porterà a vedere nel genio di Mozart un tradimento del Creatore nei suoi confronti.

Mozart rappresenta per la sua epoca (e non solo) la modernità. Le sue idee, il suo personaggio, la sua musica sono ancora oggi fonte di meraviglia e studio. Salieri riconosce in Mozart l’unicità del genio. Dio non ha tenuto fede al patto: ora è Amadeus lo strumento che il Creatore usa per far sentire la sua voce sulla terra. E allora che sia guerra fra Antonio Salieri e il suo Dio: il campo dibattaglia è Mozart. Inizia così un lento e meticoloso lavoro di demolizione delle possibilità di affermazione del giovane Mozart, piano piano, senza mai esporsi, fino all’annientamento, fino alla morte.

Il testo di Shaffer inizia a Vienna nel 1823, Antonio Salieri, vecchio, dimenticato e prossimo alla morte, ripercorre la vicenda del suo tragico rapporto con Mozart - Ama-deus, colui che ama Dio e che da Dio è amato - conclusasi con la morte del giovane e geniale compositore trent’anni prima. Peter Shaffer inventa un apologo sull’invidia, con un capovolgimento finale che sposta il senso della leggenda creata da Puskin: è ovvio che Salieri, mediocre anche nella cattiveria, non ha avvelenato Mozart, la sua malvagità non è arrivata fino a questo punto, ma farà qualsiasi cosa perché tutti lo credano, in modo che il suo nome possa essere legato in eterno a quello del salisburghese e che questo delitto non commesso gli conceda l’immortalità.

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