Aldo Moro. Un uomo così. Incontro e dibattito con Agnese Moro all'IIS Firpo Buonarroti di Genova

Aldo Moro. Un uomo così. Incontro e dibattito con Agnese Moro all'IIS Firpo Buonarroti di Genova

Attualità Genova Lunedì 15 marzo 2021

di Gabriella Corbo

Genova - Venerdì, 19 marzo, dalle ore 10 alle ore 12, l’IISS Firpo-Buonarroti di Genova ospiterà Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978. Saranno presenti in streaming anche il Direttore Generale Ettore Acerra e il Dirigente Tecnico Roberto Peccenini, dell’USR per la Liguria. Modereranno e presenteranno l’evento la docente Caterina Gallamini e gli studenti Rappresentanti di Istituto. I redattori del Giornalino Scolastico del Firpo-Buonarroti intervisteranno Agnese Moro al termine dell’incontro.

Agnese Moro, laureata in Psicologia e giornalista pubblicista (collabora con La Stampa e con Madre. Il mensile della famiglia), ha curato il testo Attualità dei diritti umani e ha pubblicato nel 2008, per i tipi Rizzoli, Un uomo così. Ricordando mio padre. Ma quello che evidenzia lo spessore di Agnese è stato il suo percorso personale che l’ha portata a confrontarsi e a perdonare Adriana Faranda, ex brigatista poi dissociatasi, che svolse un ruolo importante durante il sequestro Moro, ma che si oppose all'omicidio dello statista. L’atto del perdono da parte di chi ha avuto il padre ucciso mostra una forza interiore rara.

«Devi prendere una decisione per fermare tutto questo male - perché il perdono non è un sentimento, ma una decisione - e dire basta. Perdonare è una scelta “furba” […] per stare bene, per riprenderti la tua vita e vedere quello che c'è intorno a te e le opportunità che ti vengono offerte». (nota 1)

Ed è proprio dal libro di Agnese Moro, che prende il titolo l’incontro con i ragazzi del Firpo-Buonarroti: Aldo Moro. Un uomo Così. Sarà la figlia a raccontare la figura di Aldo Moro, statista straordinario, protagonista di momenti cruciali e drammatici della nostra repubblica, figura politica di livello ma anche uomo, marito e padre sempre presente e affettuoso. Cattolico, antifascista, professore universitario, Moro rifondò la Democrazia Cristiana dopo la guerra e ne fu sia segretario che presidente. In Parlamento dal 1946, partecipò alla Costituente e fu due volte premier e quattro volte ministro. Ma ciò che lo rese protagonista di una delle più gravi e indimenticabili tragedie della storia della Repubblica, furono il suo sequestro e il successivo omicidio. Pensando ad Aldo Moro, viene in mente l’espressione "la fatica della democrazia”, perfetta per definire il suo lavoro continuo di mediazione, composizione e ricomposizione, un venirsi incontro e confrontarsi (con le altre forze politiche, in primis il Partito Comunista di Berlinguer, ma anche con le correnti interne al suo partito, la Democrazia Cristiana degli Andreotti, Cossiga, Zaccagnini), cercando ciò che unisce piuttosto di ciò che divide, per arrivare a quel compromesso (storico) che poteva fare il bene dell’Italia.

«Quello che voi siete, noi abbiamo contribuito a farvi essere e quello che noi siamo, voi avete contribuito a farci essere» (nota 2)

Ad Aldo Moro – nelle sue vesti di ministro della Pubblica Istruzione, si deve, tra l’altro, anche l’istituzione dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole (D.P.R. n. 585 del 13 giugno 1958), convinto come era che la scuola fosse la palestra migliore per formare cittadini consapevoli.

«L'educazione civica si propone di soddisfare l'esigenza che tra Scuola e Vita si creino rapporti di mutua collaborazione. […] Le singole materie di studio non bastano a soddisfare tale esigenza […] Può accadere infatti che l'allievo concluda il proprio ciclo scolastico senza che abbia piegato la mente a riflettere, con organica meditazione, sui problemi della persona umana, della libertà, della famiglia, della comunità, della dinamica internazionale […]. La Scuola giustamente rivendica il diritto di preparare alla vita, ma è da chiedersi se, astenendosi dal promuovere la consapevolezza critica della strutturazione civica, non prepari piuttosto solo a una carriera» (nota 3).

Anche nel suo ruolo di Ministro degli Esteri, Moro puntava a un ordine internazionale ispirato alla distensione e al superamento di quei contrasti che, allora come oggi, costituiscono un pericolo per la pace mondiale. Ma tornando alle nostre vicende, l'unità popolare italiana, nata con la Resistenza e affermata con la nostra Costituzione, era per Moro l’ineludibile punto di partenza del necessario e urgente rinnovamento sociale e istituzionale dell’Italia degli anni ’70, gli anni della drammatica “strategia della tensione” messa in opera dai gruppi eversivi degli Anni di piombo. Erano momenti difficili, quelli, per il nostro Paese: tante sigle terroristiche, tanti omicidi politici. E poi austerity, inflazione: una crisi economica nazionale, figlia di quella internazionale. Per lo statista, comprendere cause e motivi delle trasformazioni e delle inquietudini, che avevano portato ai quei nuovi fenomeni sociopolitici, era l’unica via da intraprendere, una visione intelligente, la sua, che fu definita “strategia dell'attenzione”, proprio in antitesi con quella della “tensione”.

«Il potere si legittima davvero e solo per il continuo contatto con la sua radice umana e si pone con un limite invalicabile, le forze sociali che contano per sé stesse, il crescere dei centri di decisione, il pluralismo che esprime la molteplicità irriducibile delle libere forme di vita comunitaria» (nota 4).

Questa visione, col suo percorso faticoso e necessario, venne però bruscamente interrotta proprio quando stava per realizzarsi il disegno politico del presidente democristiano. La mattina del 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro. Dal luogo di prigionia filtravano le lettere che Moro indirizzava a leader politici, amici e familiari: drammatiche, politiche, amorevoli, sgomente, sincere, senza filtri che non fossero l’etica e la morale dell’uomo e l’amore per la sua famiglia. 55 giorni di posizioni contrapposte sul da farsi, di dolore, angoscia, dubbi, tradimenti. E poi l’epilogo della tragedia: il 9 maggio 1978. Il progetto di solidarietà nazionale e di apertura al PCI ebbe fine con la scomparsa di Aldo Moro. L’Italia si trovò priva di una delle menti più lucide e acute che la nostra politica abbia mai avuto.

«Senza quel cognome la storia del nostro paese sarebbe differente. La rettitudine di Aldo Moro, le sue profetiche visioni, il suo volere il Pci di Berlinguer dentro le istituzioni governative, lui e l'alter ego di Botteghe Oscure, Enrico Berlinguer, il suo garantismo ante litteram. E, per assurdo, la sua vita donata sull'altare di una democrazia malata, ma che seppe reagire. L'estremo tentativo che unisce fine personale ad araba fenice di una nazione. E lei, sua figlia, Agnese. Perde il padre da bambina. Ma, anziché chiudersi nell'odio verso gli altri, diventa testimone di quel messaggio che suo padre così ben testimoniò. Un manipolo di estremisti che giocava a fare la rivoluzione sparando alle spalle della gente. E altri che si sporcavano quotidianamente le mani. Pensando che il mondo si migliori un passo alla volta. Perché una vita tolta è una vita tolta. Non è un ideale per cui si lotta. È la sconfitta del concetto primario. Quello di umanità» (nota 5.)

Note

1. Alì, «Agnese Moro: «Il perdono non è un sentimento, ma una decisione» in Zammùmultimedia, 19 aprile 2017, consultabile all’indirizzo web Zammultimedia (ultima visita 12 marzo 2021)

2.Citato in F. Damato, «Due o tre cose che so di Moro… Il ricordo di un cronista» in Il Dubbio, 14 settembre 2016, consultabie su Il Dubbio  (ultima visita 12 marzo 2021).

3.Dalla premessa al Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 1958 n. 585 recante Programmi per l’insegnamento dell’educazione civica negli istituti e scuole di istruzione secondaria e artistica, Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro

4. A. Moro, La democrazia incompiuta: attori e questioni della politica italiana: 1943-1978, a cura di A. Ambrogetti, Editori riuniti, Roma 1999, p. 75.

5. Da una email ricevuta dall’autrice dal giornalistaSimone Lorenzati giorno 11.03.2021. La citazione è pubblicata col permesso di Lorenzati.

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.