Il nuovo album Y dei Motus Laevus: il suono del Mediterraneo - Genova

Il nuovo album Y dei Motus Laevus: il suono del Mediterraneo

Musica Genova Lunedì 15 giugno 2020

di Danilo Di Termini

Genova - Se avessi dovuto tentare di risolvere l’incognita Y nel titolo del nuovo progetto musicale di Tina Omerzo (piano e voce), Edmondo Romano (fiati) e Luca Falomi (chitarre), dopo il primo ascolto non avrei avuto alcun dubbio: Mediterraneo. Anche se da molto tempo il Mare Nostrum non può più fregiarsi, se mai lo ha meritato, del titolo di Culla della Civiltà, è  tra le sue città costiere – da Cadice a Beirut, passando per Marsiglia, Genova ovviamente, Alessandria e tornando su fino a Rijeka – che proverei a cercare le radici di questa musica.

Il movimento, cui fa riferimento il nome latino del gruppo, è certo quelle delle onde di un mare (che sembra quasi di riconoscere nell’incipit di Nekaj je na tebi),  onde la cui spuma è pur diversa da luogo da luogo, da isola a isola, ma in cui è inevitabile ritrovare l’identico respiro dei popoli che lo abitano, così diversi, così vicini. Ogni nota della musica di Motus Laevus (il trio è innervato dalle mille percussioni di Marco Fadda e dalla batteria di Rodolfo Cervetto) nasce da questa consapevolezza.

L’Oriente di Smirneka, un tradizionale greco-turco, si dissolve nel crescendo malinconico di Nekaj je na tebi (con i versi della poetessa Mojca Maljevac). Nel croato Gream paralele gli strumenti giocano a rincorrersi con la voce di Tina;  3 days ago è una sorta di piccola suite in due movimenti cucita dal pianoforte che chiama gli altri strumenti a un finale quasi prog. L’afflitta invocazione d’apertura di A call for the winds sembra il richiamo desolato di un marinaio; Novembre e Shanfara  -rispettivamente di Luca Falomi e di Edmondo Romano, gli altri titoli sono di Tina Omerzo - chiudono un album in cui ogni brano sembra evocare armonie conosciute e familiari, pur mantenendo una straordinaria originalità.

Si potrebbero attribuire molte etichette a questa musica, ma forse quell’incognita del titolo è messa lì come un monito per il viaggiatore che si appresta a percorrere le rotte del disco: non cercare un nome, ma lasciati invadere dal suono. “Di fronte al mare la felicità è un'idea semplice” scriveva Jean-Claude Izzo nell’incipit di uno dei suoi romanzi; e qui c’è tanto mare e tanta felicità.  

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