Attualità Genova Mercoledì 12 giugno 2019

Rifiuti zero a Genova? Amiu: «Servono impianti di trattamento e smaltimento». I dettagli

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Contenuto in collaborazione con Amiu

Genova - «Rifiuti zero? Non penso si possa arrivare a tanto, se non a distanza di anni. Ci sarà sempre una quota di rifiuto prodotto. Tuttavia, rimane un obiettivo per il futuro e come Amiu ci impegneremo per raggiungerlo, con la progettazione e la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento rifiuti». Così Ivan Strozzi, presidente di Amiu, in occasione del convegno di martedì 11 giugno a Palazzo della Meridiana di Genova, dal titolo Rifiuti Zero = Cento Impianti di Trattamento. «Dobbiamo approfondire il livello tecnico, ci sono studi, dati e valori che vanno oltre gli slogan semplicistici - spiega il direttore generale di Amiu Tiziana Merlino - Occasioni come queste stimolano il confronto tra tecnici parlando anche di temi scomodi per il consenso».

Un incontro necessario, dal momento che la recente direttiva europea sull’uso più efficiente delle risorse fissa obiettivi ambientali ambiziosi, che si scontrano con un quadro normativo italiano complicato e incerto e con un settore industriale fragile. Fondamentale, quindi, disporre di impianti di gestione dei rifiuti con capacità e tipologie di dimensioni corrispondenti alla domanda. Servono impianti di trattamento e di recupero, ma anche di impianti di smaltimento finale capaci di gestire i rifiuti residuali. L’obiettivo dell'incontro? Condividere proposte e suggerimenti per delinerare un ciclo virtuoso nella riduzione dei rifiuti, aumentare la differenziata e rendere autosufficiente la comunità genovese sotto il profilo industriale.

«Dal meeting di oggi deve emergere il problema della carenza impiantistica e il rapporto con il territorio - spiega Ivan Strozzi, presidente di Amiu - Tante le domande da porre agli interlocutori di rappresentanza nazionale, una su tutte quella legata all'End of Waste: cosa ha fatto finora il Ministero dell'Ambiente per la definizione di rifiuto? Genova è in ritardo rispetto all'impiantistica per il trattamento e il recupero dei rifiuti e lo smaltimento finale, come Amiu dobbiamo cercare di aggredire i tempi. Nel frattempo, abbiamo raggiunto diversi obiettivi come la riapertura di Scarpino, ma non basta, dobbiamo intervenire sull'organizzazione della raccolta dei rifiuti per aumentare la raccolta differenziata. Abbiamo in programma l'apertura di un impianto per separare la parte secca da quella umida (Tmb), tra un mese saremo in grado di fornire altri dettagli».

«L'incontro Rifiuti Zero è un'occasione per riflettere sul sistema di gestione dei rifiuti, a Genova come nel Nordo Italia - commenta l’assessore comunale all’Ambiente Matteo Campora - La Liguria, si sa, è in ritardo sugli impianti e questo rende necessario colmare il gap. Il sistema che si andrà a strutturare deve poter dare tranquillità alla città e ai cittadini per almeno 10 o 20 anni, come è successo in Lombardia ed Emilia Romagna. Le risorse possono arrivare attraverso il project financing, senza dimenticare che tutte le attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti sono coperti dalla Tari - e proprio sul costo della Tari, Campora rassicura - Sarà possibile ridurla in futuro se diminuiranno i flussi dei rifiuti».

Presente all'incontro, come relatore, anche il Presidente di Unicircular Andrea Fluttero: «Siamo di fronte alla sfida dell'economia circolare, ma abbiamo bisogno di far capire alla politica che l'economia circolare comporta anche il cambiamento del modello economico, a partire dalla ecoprogettazione». D'accordo anche il vice presidente di Fise AssoAmbiente Marco Steardo: «La cosiddetta Sindrome Nimby può e deve essere superata con proposte logiche e cercando di far capire che gli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti oggi sono un anello fondamentale della catena: senza questa tipologia di impiantistica il ciclo on si chiude». Favorevole alla costruzione di nuovi impianti anche Monica Tommasi, presidente dell’associazione ambientalista Amici della Terra, che ha ricordato come oggi in Italia viviamo il paradosso di raggiungere buone percentuali di raccolta differenziata, senza poi avere gli impianti per trattare il materiale recuperato.

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