Tuscia, cosa vedere da Viterbo al Lago di Bolsena: sentieri, parchi e specialità enogastronomici

Tuscia, cosa vedere da Viterbo al Lago di Bolsena: sentieri, parchi e specialità enogastronomici

Cultura Viterbo Giovedì 2 settembre 2021

Capodimonte
© Alessandra Pistolese

Viterbo - Settembre appena arrivato sembra aver allentato la morsa estiva, donandoci giornate cristalline con temperature finalmente piacevoli. Una passeggiata fuori porta o un fine settimana nella zona dell’Alto Lazio può riservare piacevoli sorprese e ce n’è veramente per tutti i gusti.

Dalla città di Viterbo al Lago di Bolsena è un susseguirsi di paesaggi incontaminati, borghi che sembrano usciti da un libro di fiabe con le loro leggende e prodotti enogastronomici tipici del territorio dell’Alto Lazio dai sapori semplici, schietti e autentici.

Alta Tuscia: il sentiero dei briganti

Per i più avventurosi il territorio dell’Alto Lazio, chiamato anche dell’Alta Tuscia viterbese, presenta oltre a importanti percorsi storico-culturali, veri e propri percorsi percorribili a piedi. Uno di questi è il Sentiero dei briganti, un centinaio di chilometri che collega la Riserva Naturale Regionale di Monte Rufeno, a nord del Lago di Bolsena, con Vulci, in piena Maremma. Il percorso riprende le tracce dei briganti che alla fine dell'Ottocento si ritrovavano su questo territorio, controllato da nobili e prelati, nonché flagellato dalla miseria e dalla malaria.

Viterbo: cosa vedere e dove andare

Per i più sedentari, o semplicemente meno allenati, c’è sempre l’alternativa dell’automobile o del treno. Se si parte da Roma con l’auto in un’ora e mezza circa si arriva a Viterbo. E qui una tappa è doverosa. Infatti, questa cittadina dalle origini antiche conserva il centro storico medievale più grande d’Europa. Anche se ha le dimensioni di una città media, i tempi sono quelli propri di un borgo. Stiamo però parlando di un borgo di rilievo, infatti, nel XIII secolo fu sede pontificia e per due decenni il Palazzo Papale ospitò e vide eleggere diversi Papi. Da qui il nome di Città dei Papi. Una città che mantiene intatta nei secoli le sue bellezze e le sue tradizioni come la Macchina di Santa Rosa, un'imponente costruzione trasportata a spalla da circa 100 facchini per le vie del centro storico di Viterbo, la sera del 3 settembre di ogni anno. Questa festa oramai è tutelata dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità. Se volete fermarvi a mangiare, a Viterbo avete l’imbarazzo della scelta, dalla pizza alla pala, ai primi piatti come i lombrichelli, gli strozzapreti e gli gnocchi al farro, la zuppa di ceci e castagne, di cui, insieme alle nocciole, sono ricchi i vicini monti Cimini. Non possiamo tralasciare poi l’acquacotta, tipico della Tuscia e preparato con: pane raffermo, cicoria di campo, mentuccia, infine olio extra vergine d’oliva, che viene aggiunto a crudo e che in questo territorio trova l’ambiente perfetto per un’ottima produzione, tanto che l’olio che si produce nella Tuscia è uno dei migliori d’Italia.

Viterbo: le Terme dei Papi

Per chi vuole godersi qualche ora di relax, a circa venti minuti dal centro di Viterbo si trovano le Terme dei Papi con una piscina monumentale dove l’acqua ipertermale sgorga direttamente dalla sorgente Bullicame a 58° e arriva fumante nella grande vasca.

Villa Lante, a Bagnaia: cosa vedere

Lasciamo Viterbo e imbocchiamo viale Trieste e poi viale Fiume e a circa venti minuti di percorrenza arriviamo a Bagnaia, dove troviamo una delle ville più belle d’Europa, Villa Lante, famosa per i suoi giardini manieristici a sorpresa del XVI secolo. Entrando si è immersi in uno spazio senza tempo e ogni angolo è una meraviglia tra giochi d’acqua e siepi intagliate che formano delle vere e proprie scenografie.

Parco dei mostri di Bomarzo

Percorriamo la Statale 675 e, oltrepassato Vitorchiano ci troviamo in un luogo incantato, il piccolo comune di Bomarzo, famoso per il Parco dei mostri, chiamato anche Villa delle meraviglie. Qui è obbligatorio fermarsi per una visita al Parco dei mostri, un parco naturale ornato da numerose sculture in basalto risalenti al XVI secolo che ritraggono animali mitologici, divinità e mostri. Una simpatica gita per tutta la famiglia.

Capodimonte e Marta: cosa vedere

Lasciata Bomarzo, ripercorriamo la statale e poi la provinciale verso Marta e Capodimonte due piccoli porticcioli affacciati sul lago di Bolsena.
Marta è un antico borgo medievale di pescatori che sorge attorno all’antica Rocca, voluta da Papa Urbano IV verso la fine del XIII secolo. Della fortezza pochi sono i resti di cui è sopravvissuta solo la Torre dell’Orologio, alta ben ventun metri, ancora oggi tra i simboli di Marta. Da torre si può ammirare un panorama a dir poco indimenticabile. Una passeggiata al borgo dei pescatori e sulla piccola spiaggia dove le barche dei pescatori fanno rientro nelle prime ore del mattino, è una tappa da non perdere.
Il lungolago poi, con il suo viale alberato è il luogo ideale per passeggiare nel tardo pomeriggio estivo e lasciarsi solleticare dai profumi dei diversi ristoranti che animano la costa di Marta. Uno dei più conosciuti e apprezzati è Il Pirata con i suoi piatti a base di pesce lacustre e di mare. Da assaggiare i filarelli al ragù di coregone. Non lontano dal Pirata il piccolo ristorante La Pineta è una sorpresa, con il suo giardino antistante al locale assicura spazio e tranquillità, da provare la pizza quasi biscottata e i fritti teneri, fragranti e fatti al momento.

A pochi chilometri da Marta si arriva all’altro piccolo porto Capodimonte, un borgo dal fascino senza tempo. Le sue origini etrusche si sono perse, ma sono rimaste alcune testimonianze del periodo bizantino nella rocca che sotto la signoria dei Farnese visse il momento più fulgido. Infatti, la Rocca, che nel XI secolo era una torre quadrata, con i Farnese si trasformò in un palazzo gentilizio dove risiedettero Lucrezia Borgia e molti papi. Dalla rocca, i vicolo si dipanano fino al porticciolo e molti sono i palazzi di pregio tra cui ricordiamo Palazzo Borghese e il suggestivo Palazzo Poniatowski, entrambe residenze di villeggiatura risalenti al ‘700. La splendida Rocca si affaccia sul porticciolo che trova il suo naturale sbocco sulla sponda del Lago di Bolsena, splendida spiaggia di sabbia vulcanica, luogo perfetto per un tuffo nelle acque cristalline o per sdraiarsi sui prati dei caratteristici giardinetti all’italiana dove crescono enormi platani che regalano un po’ d’ombra ai bagnanti.
Anche qui lungo tutto il lungolago è un proliferare di localini, dove è piacevole sedersi per un aperitivo o per una cena. Uno tra questo è Pepe Nero proprio sul lungolago. Se amate il tonno, qui lo troverete scottato alla perfezione e i paccheri al tonno rosso saranno perfetti con uno dei vini proposti dall’interessante carta dei vini del ristorante. Un altro locale da appuntarsi è il Ristorante la Rocca, proprio sotto la Rocca Farnese. Da assaggiare il polpo con le mele, i fagottini di alici e il prodotto ittico locale il Coregone al finocchietto.

Lago di Bolsena e isole Bisentina e Martana

Dalla Rocca e dal Lungo lago di Capodimonte il Lago di Bolsena offre la sua vista migliore e le due isole Bisentina e Martana al tramonto mostreranno il loro lato più suggestivo per una bella foto ricordo.

Se amate la tranquillità, la riva del Lago di Bolsena che si estende da Capodimonte a Gradoli, riserva piacevoli sorprese offrendo vere e proprie piccole isole dove è possibile praticare canottaggio, vela, sci nautico, kayak e windsurf. Le rive del lago di Bolsena, poi, sono il luogo ideale per trascorrere una giornata praticando la pesca sportiva. Infatti, questo lago dalle acque cristalline è ricco di pesce come il cavedano, il persico, la trota e molti altri.

Dal lago di Bolsena ci inoltriamo nella zona famosa per il suo olio, ovvero quello spicchio di terra che dal lago si estende verso il mare. E qui i borghi da vedere sono molti da Valentano al piccolo borgo di Cellere arroccato su un costone a poco più di cinquecento metri di altezza. Fermatevi in questo minuscolo borgo per ammirare la Rocca Farnese da poco ristrutturata con il suo orologio che batte il tempo ogni quindici minuti e poi nella vallata a poche centinaia di metri dal centro c’è la bellissima Chiesa di Sant’Egidio Abate, opera di Antonio di Sangallo. Nel piccolo forno quasi sotto l’orologio troverete un pane fragrante, i biscotti tipici dell’Alta Tuscia e una pizza alla pala, bianca, rossa con i funghi o con la cipolla, da addentare calda, ma anche fredda non deluderà. A pochissimi chilometri da Cellere l’incantevole e silenzioso Borgo di Piano vale una passeggiata.

Tuscia: dall'olio al tartufo, cosa e dove mangiare

Salutata Cellere e il suo borgo si prende la strada regionale verso Canino e, dopo una manciata di chilometri, si incontra l’azienda agricola Radicetti dove gli amanti del formaggio e dell’olio extra vergine d’oliva non possono non fermarsi. Infatti, l’azienda produce formaggi vincitori di premi nazionali e internazionali e olio extravergine di oliva di alta qualità. Non a caso ci troviamo sulla Strada dell’olio che conduce a Canino, terra di uno tra i migliori oli italiani.

L’olio di Canino è un olio extravergine di oliva ricco di polifenoli, vitamina E, antiossidanti, secoiridoidi e steroli, e per questo particolarmente indicato per il benessere cardiovascolare e per contrastare i radicali liberi. Nel territorio di Canino, le aziende che lo producono sono molte, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Ma se il tartufo è la vostra passione, proprio alle porte di Canino trovate La locanda del Tartufiere. Un locale semplice quasi spartano che però nasconde meravigliose sorprese che allieteranno i palati, anche quelli più esigenti. Sarete accolti dalla simpatia del proprietario che vi spiegherà i diversi piatti dove il tartufo fa da protagonista. Ogni stagione ha il suo tartufo. Un primo piatto da provare assolutamente sono le caramelline e cappellacci al tartufo, per poi passare all’accostamento gamberoni al tartufo, o alla tartare sempre spolverata con tartufo, ma anche il semplice uovo ricoperto a vista con quel tartufo diventa una vera poesia. Poi per dolce, e qui arriva il bello, sono obbligatori i Tartufini di Maria, preparati dalla moglie del proprietario, Maria appunto, vera anima del locale. Una piccola delizia di cioccolato fondente con un retrogusto al tartufo che stupisce e incanta anche il cliente più riluttante.

Tuscia: dove porto i bambini? La spiaggia di Marina di Pescia Romana

A questo punto, dopo aver conciliato lo spirito tra bellezze naturali e artistiche e il palato con i prodotti enogastronomici del territorio, si può terminare la lunga gita con una bella passeggiata sulla spiaggia di Marina di Pescia Romana, che sì è guadagnata la bandiera verde per la spiaggia a misura di bambino e perché no un tuffo nelle sue limpide acque del litorale che raggiungerete a un’ottantina di chilometri dalla ridente Canino.

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