Chi è la Marchesa Casati Stampa, che Achille Lauro ha fatto rivivere al Festival di Sanremo - Venezia

Chi è la Marchesa Casati Stampa, che Achille Lauro ha fatto rivivere al Festival di Sanremo

Cultura Venezia Martedì 11 febbraio 2020

© facebook.com/AchilleL
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Venezia - Achille Lauro, dopo averci stupito con il look ispirato a San Francesco e quello a David Bowie, è arrivato sul palco del Festival di Sanremo con un’incredibile acconciatura di piume nere e cristalli accompagnato da un abito di chiffon nero trasparente. Forse qualcuno ha pensato ad un omaggio a Renato Zero, ma è proprio Achille Lauro, attraverso il suo profilo Instagram, a dichiarare la sua fonte ispiratrice: la Divina Marchesa Luisa Casati Stampa. Per capire la vita incredibile di questa donna e il fervido periodo artistico in cui visse, dovete immaginare per un momento di essere il protagonista del film Midnight in Paris, di Woody Allen. Avete presente quando Gil si ritrova indietro nel tempo e incontra casualmente personaggi del calibro di Francis Scott Fitzgerald, Hernest Hemingway, Salvador Dalì, Luis Bunuel, Pablo Picasso, Man Ray, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin, Edgar Degas? Ebbene, Luisa Adele Rosa Maria Amman, visse veramente in questo incredibile mondo e ne fu protagonista assoluta. 

Nasce a Milano nel 1881 da una famiglia molto ricca, ma, giovanissime, lei e la sorella rimangono orfane diventando così  ereditiere di un immensa fortuna. A 19 anni Luisa sposa il Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e l’ anno seguente dà alla luce la sua unica figlia, Cristina. Ma alla Marchesa la prospettiva di una vita tranquilla, seppur lussuosa, non interessa e il matrimonio le sta stretto. Alta, magra, androgina, con il suo fascino conquista Gabriele d’Annunzio e inizia con lui una scandalosa relazione. Del Vate sarà anche musa, ispirandogli il personaggio di Isabella Inghirami in Forse che sì forse che no. La Marchesa Casati Stampa, con i suoi grandi occhi bistrati e il trucco sfatto, incarna alla perfezione il modello della dark lady dell’epoca: enigmatica, misteriosa, inquietante. Sempre in viaggio per presenziare agli eventi del jet set internazionale, con la mente persa nei fumi dell’oppio, la megalomania e le ossessioni sulla propria immagine, si circonda di un'umanità variegata, frequenta i massimi intellettuali dell'epoca e nel desiderio di essere lei stessa un'opera d'arte, grazie al suo stile di vita e al suo aspetto, si fa ritrarre da artisti affermati e giovani talenti in dipinti, bozzetti, sculture e fotografie. Diviene così mecenate e musa ispiratrice dei più grandi artisti dell'epoca, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Fortunato Depero, Giacomo Balla Giovanni Boldini, Umberto Boccioni e Man Ray.

Nel 1910 si trasferisce a Venezia dove acquista l'abbandonato palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande, e oggi sede della fondazione e museo Peggy Guggenheim. Sarà proprio negli ampi giardini del palazzo che Luisa raggiunge l’apice della sua mondanità e prestigio. Balli e feste dove esibisce servitori di colore vestiti da schiavi indigeni  e serpenti  boa che usa come collane, portando  al guinzaglio scimmie, pavoni e levrieri, come quello del celebre quadro di  Giovanni Boldini. Si dice che fosse facile incontrarla la sera passeggiare in piazza San Marco, accompagnata da un servitore con una torcia, vestita solo di una pelliccia e con il suo adorato ghepardo al guinzaglio, e così la immortalerà Ertè nel suo celebre alfabeto. Probabilmente è ispirato a lei anche lo spot per una nota casa automobilistica con l’attrice Eva Green ed un giaguaro. 

Nel frattempo, come è logico, il suo matrimonio giunge al capolinea e arriva la separazione dal Marchese Casati Stampa. Nel 1919, a causa di un’epidemia di influenza spagnola, muore l’amata sorella Francesca e Luisa si trasferisce a Capri per qualche anno. Nel 1923 decide di andare a vivere a Parigi e acquista l’elegante Palais Rose, uno chateau alle porte della città appartenuto a Robert de Montesquieu. Nel 1924 ottiene a Budapest il divorzio, diventando così la prima donna italiana divorziata. Pochi anni dopo, Luisa ha 50 anni,  si rende conto che il suo stravagante stile di vita ha portato ad un debito esorbitante di 25 milioni di dollari ed è così costretta a vendere il Palais e mettere all’ asta tutto ciò che contiene. Tra gli acquirenti ci fu anche Coco Chanel.

Decide allora di trasferirsi in Gran Bretagna, dove risiede la figlia Cristina, che cerca di sostenerla economicamente, ma la marchesa è ormai divenuta la copia sbiadita di se stessa, vaga per le strade di Londra con abiti logori e veletta nera e si trucca con il  lucido da scarpe per disegnare il contorno occhi, tratto irrinunciabile della sua immagine. Muore nel 1957 per emorragia cerebrale, sulla sua lapide sono incisi i versi di Shakespeare , tratti da Antonio e Cleopatra: L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita.

La  Marchesa Casati Stampa è stata una donna ribelle ad ogni convenzione, anticonformista e iconica. Per lei furono creati appositamente dai più grandi stilisti dell’epoca look con pepli e tuniche plissé, copricapi svettanti , tripudi di animalier e piume e fili di perle. La Marchesa Casati Stampa divenne una delle forze motrici dell’haute couture della sua epoca ed investì esorbitanti cifre di denaro per avere le stoffe e i materiali più pregiati. Per il suo celebre costume Queen of the Night, disegnato per lei da Bakst e indossato a un ballo in maschera a Parigi, interamente ricoperto di diamanti, furono necessari oltre tre mesi di lavoro. Tra i suoi gioielli preferiti quelli di René Lalique e Cartier, a cui ispirò la celebre pantera. Della Marchesa Luisa Casati Stampa ci restano i moltissimi dipinti e fotografie, testimonianze di una vita vissuta in nome dell’estetismo più sfrenato. Di lei stessa diceva: Essere diversa significa essere soli. Non amo ciò che è ordinario. Quindi sono sola.

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