Le Baruffe Chiozzotte: Goldoni al Teatro Astra - Teatro Astra - Torino

25/09/2018

Da giovedì 21 febbraio a domenica 24 febbraio 2019

Ore 21:00, 17:00

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Torino - Arriva a Torino per la Stagione TPE Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni nell’edizione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale per la regia di Paolo Valerio. Lo spettacolo va in scena al Teatro Astra da giovedì 21 a domenica 24 febbraio 2019 nell’allestimento del 2017 al Teatro Romano di Verona.
Penultima commedia italiana di Carlo Goldoni prima del suo trasferimento a Parigi in cerca di un rilancio e di una nuova carriera (sarà seguita soltanto da Una delle ultime sere di Carnovale), Le baruffe chiozzotte debuttano a fine gennaio 1762 al Teatro San Luca di Venezia. Commedia corale, a prevalenza femminile, en plein air e attraversata da quella maestrìa nell’imbastire concertati «musicali» che Goldoni estrae e riversa nei suoi libretti, l’opera resta in apparenza nel solco di quella perfetta miscela di intreccio e analisi socio-psicologica, di ricerca linguistica e quadro d’ambiente che è alla base dei maggiori successi goldoniani. Nei fatti presenta invece un sacco di innovazioni.
Per la prima volta Goldoni esce dall’habitat familiare e protettivo delle calli e campielli cittadini e ricerca un altrove, un «esotico» ancorché vicino, nella colorita città peschereccia affacciata oltre la laguna sul mare aperto. Con sguardo scientifico d’antropologo e filologo ne analizza i ruoli e i rapporti sociali, le torsioni dialettali della lingua veneziana, le relazioni familiari, la vita quotidiana e la psicologia dei personaggi visti sia in quanto individui sia in quanto attori sociali. A cominciare dai soprannomi personali e familiari, che marcano attraverso le generazioni caratteristiche e difetti e che ancora oggi a Chioggia sono parte viva e integrante dell’onomastica locale. Goldoni ne fa degli stigmi caratterizzanti, impronunciabili davanti agli interessati: Marmottina, Galozzo, Meggioto, Lasagna, Panchiana, Puinetta, Canestro, Cospettoni.
Nelle Baruffe lo strato popolare non compare più come tipo, maschera, macchietta o comprimario ma è protagonista assoluto: personaggio collettivo rappresentato nei suoi ruoli e compartimentazioni che spesso hanno la rigidità verticale e invalicabile delle caste nella società tradizionale. Gli squartài, che nulla possiedono, i pescaori, i batelanti, proprietari di barca o che ne sognano il possesso, e infine i mercanti col barettón de veludo, che non pescano e non navigano, certo ex pescatori ma che ora comprano e rivendono. Tutti sotto l’occhio estraneo dell’aiutante di giustizia Isidoro, che era appunto ai tempi di Goldoni – e come Goldoni stesso era stato, prima di abbandonare la carriera di uomo di legge – un cittadino che esercitava funzioni di appoggio al nobiluomo incaricato dell’Ufficio di giustizia di Stato. Un personaggio che la legge impediva di rappresentare e che quindi, assente o presente, qui non appare mai in scena.
Le passioni primordiali del popolo – violente, controllate a stento al punto da rischiare di sfociare nella faida e mai mediate dall’istinto di salvaguardia di un ruolo sociale assegnato - svelano un Goldoni verista ante litteram, che nello sguardo oggettivo e distaccato anticipa e ispira esplicitamente Giovanni Verga. Il padrone di barca si chiama Paron Toni come il Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. E i suoi pescatori chioggiotti sono straordinariamente simili a quelli siciliani del Luchino Visconti di La terra trema.
Ammirata da Goethe, che assiste a una replica nel suo viaggio in Italia del 1786, Le baruffe chiozzotte ha una ricezione contrassegnata da due messe in scena seminali, miliari. La prima è quella firmata da Renato Simoni il 17 luglio 1936 alla Giudecca di Venezia: all’aperto, tra il canale e il campo dei Santi Cosma e Damiano. Nel teatro italiano è un momento magico in cui i registi iniziano a dirigere e controllare gli attori in un disegno coerente e a recuperare i luoghi en plein air dimenticati, compresi gli antichi teatri sotto il cielo. La seconda è quella, forse insuperata, di Giorgio Strehler del 1964 poi ripresa nel 1992. Una messinscena per sale «all’italiana», una lettura tutta atmosferica e autunnale com’è la stagione della zucca barucca che fa da leitmotiv e detonatore della vicenda. Il 26 luglio 1955 l’interpretazione di Cesco Baseggio è una delle prime trasmissioni realizzate dalla Rai per la tv.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 20/02/2019 alle ore 18:37.

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