L'horror classico: da Caligari agli Zombie: Torino Film Festival 2019 - Torino

L'horror classico: da Caligari agli Zombie - Cinema Massimo - Torino

Torino Film Festival 2019

21/11/2019

Giovedì 28 novembre 2019

Ore 11:00

TERMINATO

Torino - Giovedì 28 novembre alle 11 al Cinema Massimo 3 - sala Soldati, con ingresso libero fino a esaurimento posti, Torino Film Festival porta il consueto appuntamento con il panel dedicato alla retrospettiva.
Si può fare! l’horror classico, 1919 – 1969. «Si può fare!», esclamava il dottor Frankenstein leggendo gli appunti del nonno sulla possibilità scientifica di rianimare i morti, in Frankenstein Junior, l'irresistibile omaggio di Mel Brooks ai gloriosi horror degli anni ‘30. Si può fare: ricostruire un uomo, rincorrere i vampiri, danzare con i fantasmi, come ha fatto il cinema fin dalle origini, unica macchina capace di mostrare quello che nemmeno gli specchi riflettono. Collegata idealmente alla mostra del Museo Nazionale del Cinema FacceEmozioni: dalla fisiognomica agli emoji, aperta il 17 luglio e in corso fino al 6 gennaio nella Mole Antonelliana, la retrospettiva del 37 Torino Film Festival è dedicata all'horror classico, dagli anni ‘20 ai '70: dagli incubi aguzzi della Repubblica di Weimar evocati nel 1920 da Robert Wiene con Il gabinetto del dottor Caligari ai voraci non morti resuscitati da John Gilling in La lunga notte dell'orrore, che anticipava di qualche anno La notte dei morti viventi di George Romero, primo, dirompente capitolo del New Horror.

Torino - In mezzo, le creature classiche materializzate dalla Universal (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, Il fantasma dell'Opera) e trent'anni dopo rese sensuali e sanguigne dalla Hammer Film; le tensioni sottili e i fantasmi, le donne pantera e i ladri di cadaveri evocati dalla RKO di Val Lewton con il lavoro di Tourneur, Wise e Robson; le allucinazioni macabre con cui Roger Corman traduce sullo schermo Edgar Allan Poe, le magnifiche streghe e vampire della via italiana al gotico di Mario Bava e Riccardo Freda, i bambini inquietanti di Henry James, gli scienziati pazzi, le donne senza volto, le case infestate, gli automi, i pupazzi parlanti e le bambole assassine, tutti i mister Hyde che ognuno di noi nasconde in sé. Relegato nella produzione di serie B (dagli standard discreti della Universal e della altre major classiche,
ai 150.00 dollari per film concessi a Val Lewton dalla Rko, alle ingegnose soluzioni visive di Roger Corman, Mario Bava e Riccardo Freda per ovviare a budget ancora più minuscoli), l'horror è stato considerato con supponenza anche da critici e intellettuali fin verso la fine degli anni ‘70, quando si avviò il processo di rivalutazione critica che aveva già contrassegnato la fantascienza nel decennio precedente. Solo i francesi, in questo senso sempre più attenti, stavano già occupandosi di horror fin dall'inizio degli anni ‘60, in piena espansione della Hammer Film, della quale il critico Jean-Paul Török, in un suo celebre articolo su “Positif”, scriveva: «Con il suo potere suggestivo, la sua frenesia, il suo invito al viaggio nel territorio della meraviglia oscura e della fantasia erotica, l’horror film inglese non è forse il vero Free Cinema?».

Torino - Da quel momento, dall'uscita di Shining di Kubrick e della definitiva affermazione di Carpenter, Cronenberg, Romero, Joe Dante, David Lynch e gli altri, l'horror viene riconosciuto come uno dei generi che maggiormente rispecchiano le ansie, gli sconvolgimenti, le frustrazioni, gli impulsi della società contemporanea. Non più una pericolosa "fuga dalla realtà", tanto appagante quanto diseducativa, ma un genere che sa rispecchiare le strutture economico-sociali e del pensiero dei momenti in cui i film sono stati realizzati e (come le fiabe per i bambini) i nostri bisogni intimi e sepolti. L'horror come componente indispensabile di quel "fantastico" che è elemento fondante del cinema. Il cinema o "l'uomo immaginario", come scrisse Edgar Morin; il cinema, dove la dicotomia Lumière/Méliès non marcia in realtà su binari paralleli e non comunicanti, ma sul loro inevitabile incrocio, sul loro scontro eclatante: il treno che entra in primo piano nella stazione di La Ciotat fa più paura di un fantasmagorico Mefistofele di Méliès. Il cinema che appartiene comunque al territorio dell’inconscio, dell’incubo, della rêverie. Oggi che il fantastico è diventato una delle fette produttivamente dominanti dello spettacolo cinematografico, val la pena di ripercorrere le tappe che ne hanno segnato l'evoluzione e di riscoprire le facce, le maschere, gli ambienti, le atmosfere che hanno alimentato e segnato l'evoluzione dell'horror classico, dando corpo alle nostre paure, e che sono alla base di tutto l'horror successivo (Emanuela Martini).

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 09/12/2019 alle ore 20:37.

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