C'era una volta l'Afghanistan: la via crudele: da Ginevra a Kabul 1939‑1940 - Torino

C'era una volta l'Afghanistan: la via crudele: da Ginevra a Kabul 1939‑1940 - Palazzo del Rettorato, Via Po 17 - Torino

15/11/2019

Fino a venerdì 13 dicembre 2019

CalendarioDate, orari e biglietti

Torino - L’Afghanistan è al centro quest’anno di importanti ricorrenze: 40 anni fa, nel dicembre del 1979, iniziava l’occupazione sovietica. 30 anni fa, nel febbraio del 1989, gli ultimi soldati sovietici abbandonavano l’Afghanistan che era diventato una sorta di Vietnam per l’URSS. Meno nota - ma riscoperta recentemente con convegni e mostre in Svizzera e Germania - è un’altra ricorrenza: 80 anni fa, il 6 giugno del 1939, due donne , giornaliste, scrittrici e fotografe, partivano in auto per uno straordinario viaggio da Ginevra verso Kabul. Un viaggio documentato con due libri, decine di fotografie e filmati.

Torino - Infine, l’Afghanistan è nuovamente al centro dell’attenzione mondiale per i colloqui in corso fra americani e talebani nel tentativo di porre fine allo stato di guerra e alla presenza delle truppe straniere (fra cui il contingente italiano).

LA MOSTRA (sala Athenaeum Palazzo del Rettorato)

Torino - Nel 1939 due giovani giornaliste e scrittrici svizzere, Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach, entrambe già protagoniste di inchieste e reportage in diversi Paesi, partono per un lungo e avventuroso viaggio in auto da Ginevra verso Kabul. Devono realizzare reportage per importanti quotidiani e riviste. Hanno con sé macchine fotografiche e una cinepresa. Ma il loro viaggio è anche una fuga spirituale da un’Europa imbarbarita che, dopo i massacri della Prima guerra mondiale e l’avvento dei totalitarismi, il nazismo sta trascinando nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Uno straordinario viaggio di ricerca interiore.

Sono circa 300 le fotografie scattate durante il lungo viaggio verso Kabul da Annemarie Schwarzenbach: immagini professionali che dovevano illustrare gli articoli per quotidiani e riviste. Durante il viaggio, inoltre, Ella Maillart filmò popoli e luoghi con la sua cinepresa, utilizzando una nuova pellicola che l’Agfa le aveva appositamente dato da sperimentare.

Le immagini sono la testimonianza di un mondo che in gran parte non c’è più: ci riportano un Afghanistan arcaico, ancora percorso da tribù nomadi, capi tribali o capi villaggio che accolgono le due donne, che viaggiano sole, con cortese e curiosa ospitalità.

Un lungo viaggio sul crinale di un’epoca che finiva e di un’altra che cominciava anche nelle steppe infinite dell’Asia, dove le tribù nomadi di Kirghisi, Turcomanni, Hazara erano minacciate dalla modernità, dalla chiusura delle frontiere e dalla volontà dei governi di renderle stanziali. Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach documentano il tramonto del mondo antico, con le sue tradizioni immutabili da centinaia di anni e l’arrivo della modernità fatta di traballanti autocarri, costruzioni di dighe, scassate automobili, fabbriche. Tradizioni cariche anche di contraddizioni, come ad esempio la deplorevole condizione femminile, che per altro resta ancora un problema.

Le foto, su licenza della Biblioteca Nazionale Svizzera di Berna, sono riprodotte in grandi pannelli che illustrano anche le figure delle due viaggiatrici, con le loro storie personali così particolari e drammaticamente interessanti, oggi considerate fra le figure intellettuali più importanti della Svizzera del Novecento. Vengono proiettati i filmati originali (dalla cineteca RTS, Radio Télévision Suisse).

Per l’Italia è una prima assoluta, mentre le due protagoniste sono state negli anni scorsi riscoperte con importanti eventi e documentari in Svizzera e Germania.

La mostra, nella sala Athenaeum del Rettorato, dal lunedì al venerdì ore 14-18, fino al 13 dicembre

IL CONVEGNO (Aula Magna Palazzo del rettorato)

L’inaugurazione della mostra il 18 novembre sarà occasione per parlare di Afghanistan. Una parte dei migranti che cercano di approdare in Europa arriva dall’Afghanistan, un Paese dissolto da quando nel dicembre del 1979 le truppe sovietiche lo invasero. Da allora non è più uscito dal tunnel della guerra e della violenza. Un Paese in cui, oggi, è quasi impossibile avventurarsi. Ma non era così, evidentemente quando le due giornaliste e scrittrici svizzere vi si recarono, sole, in auto: un lungo viaggio, da Ginevra verso Kabul, ad incontrare genti e costumi diversi e per fuggire da un’Europa smarrita.

L’Afghanistan è oggi esempio di Islam radicale: la nascita di al-Qa’eda con Bin Laden e altri gruppi jihadisti che si fondono con essa. L’ingresso destabilizzante dei Talebani. L’Attentato alle torri gemelle. L’intervento USA e della Nato che si protrae da anni ormai, con la partecipazione e la presenza dei militari italiani. Un Paese dove i Talebani stanno riprendendo il controllo della maggior parte del territorio, mentre l’Isis, in fuga dalla Siria, vi cerca un nuovo spazio per rifondare il suo califfato.

Il convegno si propone di avere testimonianze che mettano in evidenza somiglianze e differenze fra ieri e oggi, non solo con l’Afghanistan ma anche con un Islam che nel confronto con la modernità si è diviso fra chi vuole il ritorno a una interpretazione letterale e radicale e chi accetta i valori della tolleranza e della convivenza.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 21/05/2022 alle ore 05:15.

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