D’après Leonardo, mostra prorogata con il probabile Salvator Mundi - Torino

D’après Leonardo, mostra prorogata con il probabile Salvator Mundi - Castello di Rivoli - Rivoli (Torino)

27/06/2019

Fino a domenica 5 gennaio 2020

© Antonio Maniscalco. Courtesy Castello di Rivoli

Rivoli (Torino) - Aggiornamento del 29 ottobre 2019: la mostra D’après Leonardo, che ha finora presentato al pubblico capolavori della Collezione Cerruti parte delle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e che rientra nelle celebrazioni per il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 - Amboise, 1519), sarà prorogata al 5 gennaio 2020 in forma modificata. Verrà integrata da un nuovo dipinto che non è parte della Collezione Cerruti.

Rivoli (Torino) - L’opera Madonna col Bambino (c. 1516) dell’allievo di Leonardo Marco d’Oggiono sarà visibile al pubblico sino al 3 novembre prossimo, per poi essere presentata al Museo Poldi Pezzoli di Milano in occasione della mostra Leonardo e la Madonna Litta (7 novembre 2019 – 10 febbraio 2020). Inoltre, la mostra D’après Leonardo include Senza titolo (La Gioconda) (1992) di Gino De Dominicis (Ancona, 1947 - Roma, 1998), opera che appartiene a una serie di disegni su tavole di pioppo realizzati dalla seconda metà degli anni ottanta, traendo ispirazione dall’enigmatica figura de La Gioconda di Leonardo, e il volume del matematico italiano Luca Pacioli (Borgo San Sepolcro, c. 1445 – Roma, 1517) Divina proporzione (1509), con xilografie originali dai disegni di Leonardo.

Rivoli (Torino) - La mostra al Castello di Rivoli sarà integrata da un dipinto che potrebbe essere il celebre Salvator Mundi di Leonardo da Vinci? Una versione della tavola con la ieratica figura di Cristo benedicente è stata aggiudicata nella sede newyorkese di Christie’s il 15 novembre 2017 per la cifra record di 450 milioni di dollari. Sarebbe secondo alcuni esperti l’originale Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, dal quale discenderebbero le molte varianti del soggetto realizzate da allievi e seguaci dell’artista. Probabilmente realizzato per il re di Francia Luigi XII, il dipinto ebbe un destino avventuroso. Sopravvissuto alle rivoluzioni inglesi del XVII secolo, nei decenni si deteriorò e perse l’originaria attribuzione a Leonardo. Probabilmente venduto a un’asta Sotheby’s a Londra nel 1958, riemerse nel 2005 in Louisiana e, acquistato per 10.000 dollari, subì un restauro che lasciò tutti sbalorditi. È la nascita di un nuovo mito nella storia artistica recente: la tavola, riattribuita a Leonardo, passa tra le mani di un rampante uomo d’affari svizzero e di un celebre oligarca russo, divenendo il centro di un’intrigante spy story. Dopo il record in asta, parrebbe aver preso la strada dell’Arabia Saudita, ma le sue tracce si perdono. Mentre l’attribuzione a Leonardo è messa più che mai in discussione, le ultime indiscrezioni lo vorrebbero sul gigantesco panfilo dell’erede al trono saudita.

Afferma Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del museo, «La scelta di esporre la terza opera pittorica, un dipinto che rende ancora più appassionante il giallo del Salvator Mundi, emerge da una riflessione sulla problematica della ricezione critica e di mercato che vive Leonardo da Vinci nella nostra epoca digitale - caratterizzata da una celebrazione della cultura scientifica piuttosto che umanistica, da una diffusione accelerata di informazioni, dalla difficoltà di accertare l’autenticità delle opere e da un’attenzione sempre più concentrata sulle figure canoniche della storia dell’arte, quale è Leonardo da Vinci».


Dal 9 luglio al 3 novembre 2019 al Castello di Rivoli arriva la mostraD’après Leonardo, a cura di Laura Cantone e Fabio Cafagna. La mostra, che rientra nelle celebrazioni per il 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 - Amboise, 1519), presenta al pubblico due capolavori della Collezione Cerruti, parte delle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea: Madonna col Bambino (c. 1516) dell’allievo di Leonardo, Marco d’Oggiono (Oggiono, c. 1475 – Milano, c. 1530 -1549), e Senza titolo (La Gioconda) (1992) di Gino De Dominicis (Ancona, 1947 - Roma, 1998).

Attraverso gli episodi di d’Oggiono e De Dominicis, la mostra - a cura di Laura Cantone e Fabio Cafagna, storici dell’arte responsabili della Collezione Cerruti al Castello di Rivoli - racconta l’eredità di Leonardo e l’ininterrotta fortuna della sua opera: dal lascito di invenzioni alla bottega e ai suoi più fidati allievi fino ai recuperi contemporanei, a dimostrazione di come, ancora nell’arte di oggi, gli artisti continuino a fare i conti con la sua opera.

Il dipinto Madonna col Bambino (c. 1516) di Marco d’Oggiono è un’opera capitale nel percorso artistico del pittore. Nella tavola, che rappresenta Maria mentre sorregge con dolcezza Gesù, i due volti si sfiorano in un gesto intimo, emergendo da un uniforme sfondo nero, su cui risaltano il candido incarnato del Bambino e le tinte calde dell’abito della Vergine. La raffinata cromia, che va dal rosso della tunica all’arancio del manto e al verde acqua della fodera, è arricchita dal velo trasparente che cinge il capo di Maria, i cui bagliori dorati, ottenuti in punta di pennello, fingono preziosi ricami.

La composizione generale del dipinto trae ispirazione dalla celebre Madonna Litta (c. 1490) conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, opera che il museo russo attribuisce a Leonardo, ma che gli studiosi italiani ritengono con probabilità realizzata da un allievo - forse da Giovanni Antonio Boltraffio o dallo stesso Marco d’Oggiono - a partire da un’invenzione originale del maestro. L’iconografia della Madonna Litta ebbe una grande fortuna nella bottega di d’Oggiono, tuttavia, tra gli esemplari noti, quello in Collezione Cerruti si distingue per l’elevata qualità. La datazione dell’opera va ricondotta al 1516 circa, momento in cui il pittore milanese avvia una fase di profonda riflessione sulla pittura del maestro.

Il Senza titolo (La Gioconda) (1992) di Gino De Dominicis appartiene a una serie di disegni su tavole di pioppo realizzati dalla seconda metà degli anni ottanta, traendo ispirazione dall’enigmatica figura della Gioconda di Leonardo. Sono gli anni in cui, nel percorso artistico di De Dominicis, si consuma il passaggio dalla prima stagione concettuale e performativa a quella più matura della pittura e dell’installazione. A collegare entrambi i periodi è il rifiuto di un pensiero basato sulla fenomenologia dell’esperienza incorporata, a favore di una visione cosmica dell’immortalità che trascende il senso comune del tempo-spazio, qualcosa che l’artista riconosceva anche nello stesso dipinto della Gioconda. La serie di tavole di pioppo presenta austere figure femminili in cui ogni tratto individuale è dissolto in puro archetipo: l’artista concepisce volti dalla bellezza lontana e dall’estenuata eleganza, i cui tratti sfuggenti sono carichi di risonanze interiori. Nella serie appaiono evidenti, per quanto assolutamente personali, i riferimenti alla storia dell’arte: dal gigantismo del disegno di Picasso alla tecnica dello sfumato di Leonardo.

Nell’opera in mostra il misterioso volto di Monna Lisa, colto di tre quarti, con le palpebre calate e l’accenno di un sorriso, si iscrive in una capigliatura monumentale. Il chiaroscuro, ottenuto con un fitto tratteggio a matita e carboncino, si addensa in corrispondenza del mento, rimanendo invece appena accennato nelle altre zone della tavola, dove anche le venature del legno sembrano assolvere un ruolo espressivo.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 15/11/2019 alle ore 12:23.

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