Non qui, non altrove, presentazione del libro di Tommy Orange - Scuola Holden - Torino

Giorni selvaggi

25/01/2019

Martedì 12 febbraio 2019

TERMINATO

Torino - Arriva a Giorni Selvaggi un malinconico, doloroso e bellissimo romanzo d’esordio Non qui, non altrove (Frassinelli) di Tommy Orange, storia di dodici “indiani urbani” che vivono a Oakland, e della loro lotta per dare senso alla propria identità immersi nella vita della metropoli. Ma il libro narra in modo potente e affilato anche una storia più antica, quella dell’oppressione iniziata con l’arrivo dei coloni in un continente che non era il loro. Per scoprire quest’opera coraggiosa e tagliente, l’incontro con Tommy Orange è martedì 12 febbraio, ore 19 presso la Scuola Holden.

Torino - Nato e cresciuto proprio nella città californiana, di madre americana e padre nativo, laureato presso l’Institute of American Indian Arts e membro dalla tribù Cheyenne e Arapaho dell’Oklahoma, lo scrittore ha colmato un vuoto. Non esistevano prima del suo Non qui, non altrove rappresentazioni letterarie capaci di restituire le esistenze degli indiani che vivono nelle città. È quindi un libro necessario, anche per un altro motivo: a troppi, e non solo negli Stati Uniti, è stata insegnata una storia diversa e sbagliata, quella dei film di cowboy e delle parate del Giorno del Ringraziamento.

Torino - Orange, con la sua prosa potente, fa muovere personaggi molto lontani dai propri avatar hollywoodiani, i suoi “indiani urbani” vanno in bicicletta, guidano furgoni postali, non comunicano con gli alberi e non hanno niente delle figure leggendarie dei film: «Viaggiamo in pullman – scrive – in treno o in macchina attraverso, sopra e sotto pianure di asfalto. Essere indiano non ha mai significato il ritorno alla terra. La terra è ovunque o da nessuna parte» (traduzione di Stefano Bertolussi). Il titolo originale di Non qui, non altrove, scelto dal New York Times come uno dei migliori libri del 2018, è There There, citazione di una canzone dei Radiohead, ma soprattutto riferimento a Gertrude Stein, che da bambina visse a Oakland. Il “there is no there there” della scrittrice è un “lì” che ha smesso di essere tale, irriconoscibile perché mutato dal tempo, sedimento dell’infanzia cristallizzato nel ricordo. Il “there there” di Orange è quello della cultura nativo-americana, frantumata e distrutta dal tempo come l’infanzia di Stein.

Prenotazione su Eventbrite.

Questo evento è stato aggiornato con nuove informazioni il 19/04/2019 alle ore 10:29.

Approfondisci con: Giorni Selvaggi: al Circolo dei lettori il meglio della letteratura internazionale, da Jhumpa Lahiri a Zadie Smith ,

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