Concerto di Capodanno 2022 al Regio con Michele Spotti - Torino

Concerto di Capodanno 2022 al Regio con Michele Spotti

Teatro Torino Lunedì 27 dicembre 2021

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Torino - Venerdì 31 dicembre il concerto di San Silvestro per salutare in musica il 2021 è al Conservatorio Giuseppe Verdi alle ore 18Diversamente da quanto annunciato, Oksana Lyniv è costretta a rinunciare al suo impegno per motivi familiari. 

Sarà, invece, il maestro Michele Spotti a dirigere l'Orchestra del Regio; il programma prevede: il Concerto in mi minore per violino e orchestra di Felix Mendelssohn-Bartholdy, solista Andrea Obiso, e la Sinfonia n. 41 “Jupiter” di Wolfgang Amadeus Mozart.

Michele Spotti, classe 1993, è uno dei maggiori talenti della nuova generazione di direttori d’orchestra. Dopo essersi diplomato prima in violino e successivamente in direzione d’orchestra sotto la guida di Daniele Agiman al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, prosegue i suoi studi presso l’Haute École de musique di Ginevra, all’Accademia del Festival Menhuin a Gstaad con Nëme Jarvi e Gennady Rozhdestvensky e in Italia con Gianandrea Noseda, Gianluigi Gelmetti e Daniele Gatti. Ha diretto numerose nuove produzioni, fra cui Barbe-bleue di Offenbach con la regia di Laurent Pelly all’Opéra de Lyon; Il matrimonio segreto di Cimarosa, con la regia di Pier Luigi Pizzi al Festival della Valle d’Itria e, sempre a Martina Franca, Il borghese gentiluomo di Richard Strauss che ha inaugurato il festival nel 2020. Alla Staatsoper di Hannover ha diretto la Nona di Beethoven per il concerto di Capodanno 2020.

Il Concerto in mi minore per violino e orchestra op. 64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy è un capolavoro indiscusso. La composizione prende avvio intonata dal violino con una melodia impetuosa, sorta dalle nebbie dell’orchestra, e già dopo la prima enunciazione si espande in liberi arabeschi. Sin da queste prime battute si nota che la parte del solista è tecnicamente molto impegnativa. Benché l’autore fosse un violinista provetto, Mendelssohn ritenne opportuno chiedere una revisione a Ferdinand David, l’amico e virtuoso del violino cui il Concerto è dedicato. Mendelssohn non solo voleva essere certo che i passaggi più brillanti fossero eseguibili, ma desiderava anche un suo parere al riguardo della posizione della cadenza nel primo movimento: essa non è collocata alla fine, come avviene abitualmente, bensì poco oltre la metà, al culmine dello sviluppo; in questo modo, un episodio tradizionalmente destinato al puro sfoggio virtuosistico acquista peso strutturale.

Violino solista è Andrea Obiso: nato nel 1994, da gennaio 2020 è Violino di Spalla dell’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia. Riconosciuto dalla critica un “enfant prodige”, ha iniziato lo studio del violino e del pianoforte a sei anni con i genitori musicisti e, a dodici anni, ha debuttato come solista con l’Orchestra Sinfonica Siciliana. È vincitore di molti concorsi internazionali e ha già al suo attivo importanti debutti, tra i più recenti ricordiamo quello alla Philharmonie di Berlino con la Deutsches Symphonie Orchester Berlin, presentato e registrato live da Deutschlandfunk Kultur & RBB Radio e le tournée in Germania, Finlandia e Giappone.

Il programma musicale della serata prevede anche la Sinfonia n. 41 in do maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart, composta nell’estate del 1788, in sole due settimane, subito dopo aver completato le sinfonie n. 39 e n. 40. C’è una sorta di mistero che avvolge i tre lavori: si ignora il committente o l’occasione per la quale furono scritti. A quest’epoca nessun musicista si sarebbe dedicato a pezzi così ampi e complessi per mera esigenza creativa, tanto meno Mozart che stava attraversando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista finanziario. C’è un altro piccolo giallo che riguarda la n. 41: chi la soprannominò “Jupiter”? Questo nome inizia a far capolino nei primi anni dell’Ottocento nelle isole britanniche: prima nel programma di un concerto tenuto in Scozia, poi in partiture stampate a Londra. Chiunque ne sia stato l’autore, dobbiamo riconoscere l’efficacia dell’invenzione: la Sinfonia in do maggiore è veramente maestosa e degna del dio supremo dell’Olimpo.

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