Adriano Olivetti: a 60 anni dalla morte il ricordo di Mattarella e un libro per omaggiarlo con l'iconica Lettera 22 - Torino

Adriano Olivetti: a 60 anni dalla morte il ricordo di Mattarella e un libro per omaggiarlo con l'iconica Lettera 22

Attualità Torino Giovedì 27 febbraio 2020

© Photo by Florencia Viadana on Unsplash

Torino - Impossibile non associare la Lettera 22, al nome Olivetti: un’icona del design italiano, e uno dei personaggi simbolo dell’industria illuminata del paese. Proprio il 27 febbraio Adriano Olivetti moriva improvvisamente, era il 1960 e la sua Olivetti era allora prima in Europa e seconda nel mondo, con 35.000 dipendenti, di cui la metà in Italia, undici fabbriche, di cui sei all’estero, diciotto consociate, vendite alle stelle e una serie di prestigiosi riconoscimenti.

Un imprenditore singolare: pensatore, editore, guida intellettuale di urbanisti, architetti e designer, così lo ricorda Treccani. «Singolarità, in Italia, sia nell’ambito dell’imprenditorialità industriale sia in quello della cultura. È lungo questi due piani connessi, e non seguendo uno solo di essi, che dev’essere compresa la storia della Olivetti di Adriano». Fu infatti lui a trasformare la sua azienda in una grande società strutturata, alla quale «aggiunse qualcosa in più: le sue scelte – inclusa l’introduzione di una non rigida organizzazione scientifica del lavoro –, permeate di riflessioni culturali, attuate all’esterno secondo uno spettro ampio e inusuale e, circolarmente, arricchite all’interno dall’apporto di intellettuali del progetto e della comunicazione».

A omaggiare la figura di Olivetti è stato nella data dell'anniversario anche il Presidente Mattarella: «Sono trascorsi sessant’anni dall’improvvisa e prematura scomparsa di Adriano Olivetti, personalità poliedrica, uomo di cultura e innovazione, imprenditore di eccellenti qualità e, al tempo stesso, di grande sensibilità sociale, come hanno potuto apprezzare i lavoratori della sua azienda ma anche quanti ne hanno conosciuto il talento e la creatività – ha detto il capo dello Stato - Adriano Olivetti, con il tema della comunità, con l’iniziativa imprenditoriale, con l’impegno culturale, con la progettualità, ha aperto strade nuove. Ha portato innovazione nell’organizzazione del lavoro, nell’architettura delle fabbriche, nei prodotti e nel loro design, ottenendo anche prestigiosi riconoscimenti internazionali. Grazie alle sue intuizioni e alla sua energia, è riuscito a raccogliere e animare circoli intellettuali di grande valore».

Un personaggio da ricordare oggi, ancora, per la contemporaneità del suo impegno e della sua figura: «quel senso di responsabilità sociale, che attribuiva all’imprenditore e all’impresa, è pienamente attuale -ha evidenziato infatti Mattarella - Le trasformazioni di questi anni sottolineano il tema di uno sviluppo di qualità, sostenibile per l’ambiente e per la società nel suo insieme. L’insegnamento di Olivetti è che si può perseguire al meglio l’innovazione e il progresso tecnologico sviluppando solidarietà».

E proprio la celebre Lettera 22 Olivetti, diventata icono strumento di lavoro di Indro Montanelli ed esposta in diversi modelli al Triennale Design Museum e al Moma di New York, festeggerà presto i suoi 70 anni. La macchina da scrivere portatile, uno dei maggiori successi della Olivetti, fu infatti progettata nel 1950 dall’architetto e designer Marcello Nizzoli: era prodotta in Piemonte, negli stabilimenti di Agliè, il cui Comune prevede una serie di appuntamenti pensati appositamente per l’occasione.

Anche il mondo dell’editoria non ha dimenticato Adriano Olivetti: è di Einaudi l’annuncio, proprio nella simbolica data del 27 febbraio, dell’uscita il 2 marzo di Memoria imperfetta, il libro di Antonella Tarpino che racconta in prima persona la modernissima Comunità olivettiana e la "società perfetta" che Adriano aveva creato, con una concezione del potere antitetica a quella verticale e autoritaria delle fabbriche più tradizionali.

Riportiamo la citazione con cui Einaudi promuove l’uscita del libro: «Era capo e non era capo, attento a quel che gli si muoveva intorno, anche in basso. Le forme del paesaggio emanato anche dalle sue ispirazioni – gli edifici e le case col tetto piano – erano generalmente in orizzontale, non sfidavano l’ambiente circostante, piuttosto lo assecondavano. Traevano il Nuovo dall’interno del paesaggio stesso. Gli oggetti, le macchine per scrivere, le calcolatrici, quelle no, avevano una vita propria e per loro erano previsti esperti apposta. I designer facevano disegni che, a differenza dei quadri, non venivano esposti ma davano forma agli oggetti, li creavano dal nulla. I prototipi erano poi prodotti in larga scala nella Fabbrica. Sapevo che avevano a che fare o con i numeri (22 era il più famoso) o più misteriosamente con le lettere, anzi al singolare: la Lettera».

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