Da Capa a Ghirri: a Camera Torino in mostra le fotografie della collezione Bertero

Da Capa a Ghirri: a Camera Torino in mostra le fotografie della collezione Bertero

Mostre Torino Giovedì 20 febbraio 2020

Robert Capa - La strada per Palermo, 1963
© Collezione Bertero

Torino - Sono più di trecento le immagini che compongono la mostra Memoria e passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori della collezione Bertero, in esposizione a Camera, Centro Italiano per la Fotografia di Torino dal 20 febbraio al 10 maggio 2020. Un viaggio entusiasmante lungo la storia, quella collettiva, internazionale, e quella personale, il tutto riletto attraverso il gusto di un appassionato collezionista.

La mostra è curata da Walter Guadagnini, direttore di Camera, con la collaborazione di Barbara Bergaglio e Monica Poggi e ha il pregio di raccontare insieme il nostro passato e le radici del nostro presente, l’evoluzione della fotografia italiana e internazionale dagli anni Trenta fino alla fine del secolo. Storia collettiva ma anche storia personale, unite in immagini dal valore di documenti e memorie, lette attraverso gli occhi di un appassionato collezionista.  

«Questa mostra per noi ha un significato particolare – ha evidenziato Emanuele Chieli, presidente di Camera quella di Bertero è una delle più grandi collezioni di foto e Bertero è una persona cui siamo particolarmente legati, senza di lui infatti Camera non sarebbe quella che è». Nelle sale di Camera, accompagnate da racconti che contestualizzano e informano il visitatore, si succedono alcune delle immagini più significative del Novecento in una raccolta unica in Italiaper originalità dell’impostazione e qualità delle fotografie.

Cinquanta autori internazionali le cui firme compongono il pantheon in mostra e tra cui spiccano Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Ugo Mulas, per citarne solo alcuni.

C’è l’Italia nelle foto in mostra a Camera, con contadini, preti, famiglie, nobildonne, militari, bambini, ma c’è anche e soprattutto il taglio, la lettura personale che i fotografi hanno impresso su pellicola immortalando vicende. Si parte dal Neorealismo, da un’Italia da dopoguerra dove si balla per strada, tra le macerie, e si arriva a capolavori della fotografia internazionale. Ecco infatti le parole di Andrea Camilleri ad accompagnare «La strada per Palermo», realizzata da Robert Capa nel 1943, ma ecco anche «American girl in Italy, Firenze» di Ruth Orkin del 1951, e il reportage dedicato all’Italia da Henri Cartier-Bresson nel 1952.

La raccolta di Bertero comprende racconti di decenni successivi che hanno contribuito alla nascita di un nuovo modo di intendere l’immagine, sempre più concettuale. In mostra quindi anche le celebri «Verifiche» (1969-72) di Ugo Mulas; il viaggio che Luigi Ghirri compie nel 1973 attraverso gli stati, i deserti, gli oceani e le galassie sfogliando le pagine di un atlante; i «Ritratti di fabbriche» (1978-80) di Gabriele Basilico, la forza espressiva delle immagini di Mimmo Jodice, per esempio..

Quelli che restano negli occhi del visitatore sono poi alcuni scatti iconici, come «Gli italiani si voltano» (1954) di Mario De Biasi, dove un gruppo di uomini ammira la bellezza di Moira Orfei che passeggia per le strade di Milano, gli amanti di Gianni Berengo Gardin nella Venezia del 1958, e ancora Enzo Sellerio con una coppia di bambini che trasporta due sedie sopra la testa in «Palermo, via S. Agostino», e la serie «Mondo Cocktail», realizzata da Carla Cerati all’inizio degli anni Settanta durante le inaugurazioni di gallerie d’arte e negozi della Milano bene.

«Questa mostra offre un nuovo sguardo su una collezione nota in Italia e all’estero – ha ricordato Guadagnini – è legata al territorio per la centralità dell’Italia nelle varie rappresentazioni ma è internazionale per i nomi dei fotografi esposti. L’unione di questi due elementi rivela la lungimiranza di Bertero non solo nella sensibilità dell’acquisizione di grandi autori, ma anche della lettura della storia del secolo scorso. Le immagini in mostra testimoniano la sensibilità e il grande senso estetico di uno dei più importanti collezionisti italiani: lasciamoci quindi guidare dal suo amore per l’arte e per la bellezza nella scoperta del patrimonio che, con generosità e spirito di condivisione, ci è offerto in mostra».

Una mostra che è un racconto della collezione ma anche la storia della fotografia in Italia negli ultimi 50 anni. A guidare la visita sono temi e ricorrenze: scatti affettivi per Bertero, e poi la storia del paese, spesso visto da fuori e dai grandi protagonisti della fotografia mondiale, le icone che hanno fatto epoca, i maestri degli anni Ottanta.

Torinese, Bertero ha iniziato ad assemblare la collezione con Enrica Viganò dal 1998 viaggiando e rintracciando opere già confluite nella mostra NeoRealismo. The New Image in Italy, 1932-1960. Oggi quella collezione è un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della fotografia italiana del dopoguerra,

«È stato un percorso emozionante – ha confermato lo stesso Bertero – è stato bello studiare e andare a fondo di ogni periodo, il mio primo amore è il neorealismo, dopo ho allargato ed è stato piacevole perché ho avuto contatti con quasi tutti i fotografi ancora in vita. Quello che mi gratifica ancora di più è il bagaglio di esperienze umane che ho vissuto durante la ricerca delle opere, le persone che ho conosciuto, le amicizie che ho stretto: ognuna di queste fotografie mi ricorda una storia, un aneddoto che la rende ancora più preziosa».

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