Marco Paolini in scena a Torino con Nel tempo degli dei, il calzolaio di Ulisse

Teatro Torino Martedì 14 gennaio 2020

Marco Paolini in scena a Torino con Nel tempo degli dei, il calzolaio di Ulisse

© Gianluca Moretto

Torino - Il mito di Ulisse torna a rivivere a Torino: venerdì 17 e sabato 18 gennaio, alle 21.00, protagonista sul palco del Teatro Colosseo sarà infatti Marco Paolini con Nel tempo degli dei - Il calzolaio di Ulisse.

Un personaggio che non smette di affascinare, Ulisse, e grazie al quale Paolini riporterà il pubblico in un tempo lontano, tra divinità ed eroi, laddove il poeta Omero cantava le gesta eroiche di Ulisse, le sue peripezie e i suoi amori.

Una storia simbolo per l’Occidente, secondo lo stesso Paolini, che riporta in scena l’antico canto proprio perché contiene tutto, dal primo istante, quando nulla esisteva, a quando tutto iniziò a esistere. Marco Paolini condivide il palco con un gruppo di interpreti bravissimi, fra i quali la poliedrica Saba Anglana, attrice, scrittrice e cantante di origine somala  torinese da molti anni, con una voce avvolgente e una personalità straordinaria.

Un’Odissea Tascabile

Eratostene scriveva «Noi troveremo i luoghi delle peregrinazioni di Ulisse il giorno in cui rintracceremo il calzolaio che cucì l’otre dei venti di Eolo». Ecco dunque il calzolaio di Ulisse, uno spettacolo nato come «Odissea tascabile», cresciuto nel tempo, nei suoni e nello spazio. «È diventata olimpica e quasi alpina – dice il regista Paolini - Gli dèi quando giocano, giocano pesante. Se sbagliano hanno sempre il tempo di mettere le cose a posto. Per gli dèi il tempo non conta: non invecchiano, non seccano, hanno sempre tempo per fare e rifare le cose. Forse per questo non possono capire che ciò che accade a noi umani muta le cose, a volte per sempre. A nessuno di noi gli dèi possono restituire i dieci anni passati sulla spianata davanti a Troia, lontano da casa, e la rovina che quei dieci anni generarono, per qualcuno, non è ancora finita».

Impossibile non seguire Ulisse senza perdersi tra distanze celesti e marine: è questa e questa soltanto la condizione per comprendere il personaggio errante, e riuscire a cantarlo. Lo spettacolo di Paolini è infatti un canto Forse, conferma lui, «il» canto. « Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell'Occidente, e tutto contiene: dal primo istante, quando nulla esisteva, e un giorno cominciò a esistere, a partire proprio da quelle misteriose, ambigue capricciosissime entità che questa storia muovono: gli dèi».

Nella storia, da ex guerriero ed eroe, ex aedo, Ulisse si è ridotto a calzolaio viandante: da dieci anni cammina verso una meta ignora con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l'indovino cieco, gli aveva fatto nel suo viaggio nell'al di là, narrato del X canto dell'Odissea. Un Ulisse pellegrino e invecchiato che non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito.

Un nuovo esilio per Ulisse

È partito all'alba che segue la gara dell'arco e la strage dei pretendenti: ha avuto solo il tempo di un lungo pianto liberatorio con il figlio Telemaco e una notte d'amore con Penelope, e subito riparte. Perché un destino già scritto e la volontà degli dèi gli hanno imposto di massacrare i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le 12 ancelle che agli invasori si sono concesse.

Potrebbe dichiararsi innocente perché così gli hanno dettato gli dèi, che considerano quel sangue un rito sacrificale, ma Ulisse non ci sta. Impossibilitato a sottrarsi a quel destino di morte e violenza, e dopo essersi macchiato di quel sangue, ecco il colpo di scena: invece di godersi la vittoria con l'annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco a benedirlo prima, durante e dopo la strage), si autoinfligge la più dura delle punizioni e denuncia come crimine quello che gli dèi dell'Olimpo considerano un’ecatombe, cioè il più grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire.

Così, dopo venti anni di assenza e disavventure, Ulisse si obbliga a un nuovo esilio. Rinuncia al governo, abbandona la moglie e il regno, riparte con Telemaco al suo fianco, che lo segue senza mai aprire bocca. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci, la loro ambigua volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta.

L'Ulisse di Marco Paolini

«Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi? - si chiede Paolini -  Non penso ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta.  Ulisse per me è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere».

Questo e molto altro, sotto le mentite spoglie di un calzolaio – anzi, del calzolaio di Ulisse, uno straniero dai sandali sdruciti, indurito dagli anni, dall'età, dai viaggi e dai naufragi – racconta il protagonista a un giovanissimo capraio incontrato apparentemente per caso. Parlano lungo un sentiero in ripida ascesa, dove una fila infinita di uomini formica faticosamente arranca, trasportando – è proprio il caso di dirlo – ogni ben di Dio: perché quello è il sentiero che conduce fino allo Chalet Olimpo, dimora divina dove sono in corso i preparativi per una grande e misteriosa festa. Ma tutto questo, il calzolaio con il remo in spalla, lo deve ancora scoprire.

Il teatro Colosseo di Torino è in via Madama 71, facilmente raggiungibile con tutti i mezzi in città. La sicurezza del Teatro informa che non sarà fatto entrarein sala ciò che non si ritiene idoneo e che tutti gli oggetti trattenuti non saranno sorvegliati dal personale del teatro. In caso di pioggia potranno entrare solo ombrelli pieghevoli e non quelli di grande taglia. Biglietti disponibili online.

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