Al Museo Egizio di Torino il nuovo allestimento delle sale storiche, tra ricerca e futuro

Cultura Torino Giovedì 19 dicembre 2019

Al Museo Egizio di Torino il nuovo allestimento delle sale storiche, tra ricerca e futuro

Torino - A dicembre 2019 il Museo Egizio di Torino chiude l’anno con una nuova apertura. È stato infatti inaugurato il nuovo percorso biografico che racconta la storia della nascita del Museo e che si articola in cinque nuove sale.

Un’inaugurazione importante sotto tanti punti di vista, secondo il direttore Christian Greco: «abbiamo deciso di intervenire sugli allestimenti permanenti in virtù del fatto che il Museo Egizio è in continua crescita, e non possiamo permetterci di sottovalutarci. Non una nuova mostra ma l’attenzione al centro e cuore pulsante della nostra attività: la collezione permanente, e la ricerca. Ci siamo chiesi una cosa: perché il Museo Egizio a Torino? E parallelamente abbiamo allargato lo sguardo al resto del mondo per scoprire cosa avveniva nelle altre collezioni europee».

Tra le novità portate all’Egizio dal nuovo allestimento, la collaborazione con l’Accademia delle scienze, istituzione attigua per vicinanza di sede, ma anche per attività: il primo allestimento dell’Egizio fu affidato proprio all’Accademia, e molti degli accademici furono attivi collaboratori del Museo.

Il commento delle istituzioni

L’assessore alla cultura della Regione Vittoria Poggio si è detta orgogliosa dell’attività del Museo, un lavoro svolto, come hanno confermato il Direttore Greco e la Presidente Evelina Christillin, in autonomia e con autofinanziamenti e risorse interne. Ma anche un lavoro di squadra, come ha ribadito il Direttore, nominando tutte le maestranze e professionalità che si sono adoperate per questo rifacimento che viene inaugurato proprio alle soglie del periodo natalizio, quello delle aperture speciali e di lavoro più intenso per il Museo.

«Il Museo parte dalla ricerca e sviluppa da lì la propria attività – ha dichiarato l’assessore alla cultura di Torino Leon – dagli scavi e dalle relazioni portate aventi riesce a costruire l’evoluzione del Museo come istituzione viva, che si esprime con la ricerca e la valorizza nel racconto che ne fa alla città e anche all’estero». Studiare e valorizzare la collezione è infatti il cuore del progetto di riallestimento, che fa perno sulla parola cura secondo Christian Greco, e che non a caso torna indietro a interrogarsi sulle origini del grande museo che, per merito di Casa Savoia, installò a Torino una finestra sul mondo egizio, allora considerato esotico e prestigioso.

A ripercorrere la storia del Museo, Beppe Moiso, curatore insieme all’archivista Tommaso Montonati. «Abbiamo voluto riproporre la storia della collezione partendo dal nostro anno zero – ha spiegato Moiso – per noi Torino scopre l’Egitto con Casa Savoia, che vuole dotare la città di una storia nobile». Passo dopo passo, sala dopo sala, si snocciola così il racconto delle acquisizioni, dalla Mensa Isiaca ad altri momenti significativi per Torino come la collezione Drovetti. «C’è un fil rouge che collega in questo allestimento vari momenti significativi – ha proseguito Moiso – le sale sono una storia nella storia, permettono di ripercorrere l’epopea dell’avventura in modo ampio e innovativo, guardando anche fuori, accorgendosi di quel che accade contestualmente».

Il percorso del nuovo allestimento

Il nuovo percorso storico è impreziosito e reso di agevole fruizione da un raffinato progetto di comunicazione visiva, realizzato dagli uffici del Museo in collaborazione di Nationhood per i prodotti multimediale, con il ricorso a immagini d’archivio - antiche litografie, stampe e fotografie d’epoca - nonché a una serie di video e supporti digitali che si incontrano esplorando le cinque sale.

Tra le tappe decisive, anche la campagna napoleonica di fine Ottocento, che restituì un documento centrale gli studi sull’Egitto, la Stele di Rosetta. Dopo aver approfondito il fondamentale contributo delle figure chiave di Vitaliano Donati e Bernardino Drovetti, il percorso prende in esame lo sviluppo della “Egittomania” in epoca Napoleonica, nata sull’onda della spedizione lungo il Nilo delle truppe francesi, che lo stesso Bonaparte aveva voluto fossero affiancate da oltre 150 Savants, studiosi di varie discipline provenienti dalle Università francesi, con una decina di disegnatori. Proprio il lavoro di questi ultimi, confluito negli undici volumi della famosa Description de l’Ègypte, viene qui messo a disposizione del pubblico in formato digitale, per mezzo di un monitor touchscreen che consente di scorrerne le pagine della seconda edizione, stampata tra il 1821 e il 1829.

E poi, il Novecento, la Missione Archeologica Italiana, Ernesto Schiaparelli e le campagne in Egitto che hanno arricchito la collezione del Museo, ma anche la guerra e la necessità di salvaguardare il patrimonio.

Un museo vivo, dinamico e social

Si tratta del primo grande riallestimento dal 2015, l’anno del rinnovo del museo, come ha ricordato la presidente Evelina Christillin: «ogni giorno in questo Museo accade qualcosa di nuovo, sono tutti punti di partenza – ha sottolineato, ricordando che attualmente parti delle collezioni dell’Egizio sono in mostra in Brasile e negli Usa. Ma non si limitano al nuovo allestimento delle sale storiche le novità di un Museo sempre vivace, che potrebbe presto diventare un ente di formazione, visto che è già stato riconosciuto come ente di ricerca e ha ospitato summer scholl con istituti prestigiosi a livello mondiale.

«Abbiamo parlato di questo con il ministro Fioramonti – ha assicurato la presidente – ma proseguono anche le nostre collaborazioni con enti locali e internazionali: attraverso la ricerca cerchiamo di restituire quanto facciamo. Queste nuove sale, per esempio, prima non esistevano, si tratta del primo intervento strutturale importante e creativo, frutto dei cervelli della nostra squadra. Ed è solo un antipasto, perché il rinnovamento dell’Egizio proseguirà». Sono state annunciate nuove sale per il maggio 2020, mentre è già in corso un grande progetto 2021-2024, che guarda al bicentenario del Museo fondato proprio nel 1824, come racconta la storia del nuovo allestimento.

Dall’antichità all’oggi, l’Egizio è però anche attento alle dinamiche social. Ed è per questo che nasce La storia del museo siamo noi, il contest che si svolgerà sulle pagine social del Museo per riaffermare la centralità dell’Egizio come punto di riferimento culturale per i torinesi e non solo. Fino a fine gennaio sarà possibile inviare materiale digitale – fotografie, testi, video – che ricordi e racconti storie che si sono svolte all’Egizio da parte di chi entrava per visitarlo. Il Museo diventerà così un collettore della memoria comune in cui ritrovare pezzi di vita, oltre che preziosi reperti che testimoniano la vita e la cultura di una civiltà millenaria.

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