Torino Film Festival 2019: guida ai film da non perdere

Torino Film Festival 2019: guida ai film da non perdere

Cinema Torino Giovedì 21 novembre 2019

Torino - Aggiornamento del 25 novembre: Torino Film Festival annuncia che per motivi tecnici, il restauro di Il ladro di bambini ha subito dei ritardi, perciò non potrà essere proiettato. «Augurandoci che venga terminato in tempi brevi, abbiamo deciso insieme all'autore di sostituirlo con la proiezione di una copia nuova in 35 mm di Colpire al cuore, proveniente dalla Cineteca Nazionale».  Queste le parole di Emanuela Martini, direttore del Torino Film Festival: «Devo ammettere di essere quasi contenta di questa sostituzione perché penso che Colpire al cuore, esordio ‘ufficiale’ nel lungometraggio di Gianni Amelio, del 1983, sia ancora oggi uno dei film chiave per capire la nostra storia e la nostra psicologia. Film familiare e conflittuale, con alcune sequenze musicalmente e affettivamente formidabili, Colpire al cuore riesce a raccontarci come eravamo inquadrando gli eventi pubblici (spesso traumatici) di quegli anni attraverso un tessuto del tutto privato e intimo. Non ci sono colpevoli e non ci sono innocenti; ci sono solo persone, che si dibattono nel tentativo di voler bene e di farsi voler bene. E, come spesso accade, sbagliano e pagano.
In più, Colpire al cuore si collega con il film di Alessandro Bignami che presentiamo in Festa Mobile: Colpiti al cuore, una storia d'Italia degli anni del terrorismo attraverso i film e i cineasti che lo hanno raccontato».


Horror ma non solo. Drammi storici, thriller, commedie, distopie, storie personali o vicende collettive: il 37esimo Torino Film festival, dal 23 al 30 novembre nelle sale dei cinema Massimo e Reposi, promette ai suoi spettatori storie per ogni gusto. In programma ci sono 197 titoli, di cui 142 lungometraggi, selezionati tra più di 4000 opere visionate. Di questi 45 sono anteprime mondiali, 28 internazionali e 64 italiane.

Come ogni anno, il TFF offre l’opportunità di guardare in anteprima tanti film che altrimenti arriveranno in sala tra settimane o mesi, oppure rappresenta la sola occasione per vedere piccoli gioielli sul grande schermo. Ecco la nostra panoramica sul ricco programma di quest’anno.

TORINO37: i film in concorso

Se al Festival non vi interessano tanto i grandi nomi di Holywood ma nuove scoperte cinematografiche, è d’obbligo iniziare dai 15 titoli del concorso Torino 37, che come sempre sono opere prime o seconde e spaziano tra provenienze e i generi (dalla commedia alla distopia, dai drammi familiari alle storie di coppie atipiche). L’unico italiano in gara è Il grande passo di Antonio Padovan (suo Finché c’è prosecco c’è speranza del 2017) con Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, mentre arriva dagli Stati Uniti Now is Everything, firmato dagli italiani Riccardo Spinotti (figlio del direttore della fotografia Dante Spinotti) e sua moglie Valentina De Amicis. Dall’altra parte dell’Atlantico arrivano quello che promette essere un gioiellino, lo statunitense Ms. White Light di Paul Shouldberg (storia di una donna dal dono speciale di saper aiutare le persone alla loro morte grazie alla sua empatia) e il canadese Raf, esordio di Harry Cepka, sull’improbabile amicia tra due donne diversissime. Dalla Francia Le choc du futur, opera prima del musicista Marc Collin (cofondatore dei Nouvelle Vague) sulla nascita delle electro music al femminile, e dal Regno Unito Pink Wall , intimo percorso di una coppia attraverso sei momenti in sei anni, esordio alla regia dell’attore Tom Cullen (Downton Abbey, Knightfall). Dalla Germania Prélude di Sabrina Sarabi (freddo e al contempo burrascoso coming-of-age pianistico), dalla Spagna la distopica allegoria El Hoyo/The Platform di Galder Gaztelu-Urrutia, dall’Islanda il drammatico e glaciale A White, White Day di Hlynur Palmason, dalla Russia il siderale Dylda / Beanpole dell’allievo di Alexander Sokurov Kantemir Balagov. Due i film che arrivano dall’America Latina (dal Cile Algunas Bestias di Jorge Riquelme Serrano, con richiami ad Haneke, e dall’Argentina la storia d’amore queer Fin de Siglo di Lucio Castro), due dall’Oriente (il taiwanese Ohong Village di Lungyin Li, riflessione sulle aspettative del successo e sul ritorno a casa, e la coproduzione Singapore-Taiwan Wet Season di Anthony Chen, sull’amicizia tra una professoressa che non riesce ad avere un figlio e un suo studente), e infine dal Nord Africa Le rêve de Noura di Hinde Boujemaa, coproduzione tra Tunisia, Francia e Qatar, ritratto di emancipazione femminile in una società repressiva.

FESTA MOBILE

Per chi cerca anteprime di produzioni internazionali, la sezione Festa Mobile offre come sempre una selezione ricchissima ed eterogenea. Il film di apertura del TFF37 è Jojo Rabbit, sferzante rilettura del nazismo attraverso gli occhi di un bambino che ha come amico immaginario Hitler, di e con Taika Waititi (suoi tra gli altri Thor: Ragnarok, What We Do in the Shadows, Selvaggi in fuga) e con Scarlett Johansson e Sam Rockwell. Chiude il festival Knives Out – Cena con delitto, velenoso giallo deduttivo che strizza l’occhio a Agatha Christie con un parterre d’attori tra cui Daniel Craig, Chris Evans, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, DonJohnson, Christopher Plummer.

Ci sono invece richiami a Le Carrè nella spy story Spider in the Web di Eran Riklis con Ben Kingsley veterano del Mossad e Monica Bellucci femme fatale. È un thriller dalle continue svolte narrative dove nessuno è chi sembra The Good Liar – L’inganno perfetto con Helen Mirren e Ian McKellen. True History of the Kelly Gang di Justin Kurzel offre una nuova ricostruzione storica, crudele ed empatica, del bandito australiano Ned Kelly  con George MacKay (Captain Fantastic, 22.11.63), Essie Davis (Babadook), Nicholas Hoult, Charlie Hunnam e un cameo di Russell Crowe. Il regista rumeno Corneliu Porumboiu mescola commedia surreale, noir e crime nel suo La Gomera (The Whistlers) .

Nel mezzo, si passa dal travolgente film britannico Beats di Brian Welsh, ambientato nell’Inghilterra proletaria anni ’90 che racconta della fuga di due ragazzi per andare all’ultimo rave, all’esordio di Melina Matsoukas che in Queen & Slim segue coppia afroamericana costretta a fuggire attraverso gli Stati Uniti dopo aver ucciso un poliziotto. Il TFF37 segna il ritorno di Alejandro Amenábar con l’affresco storico Mientras dure la guerra, che racconta dello scrittore Miguel de Unamuno e del suo iniziale appoggio al colpo di stato di Franco nel 1936 e della sua seguente ritrattazione. Piccola storia sarcastica. Attenzione al programma, ci sono due omonimi: Dreamland di Miles Joris-Peyrafitte è un film drammatico con Eugene Evans (Peaky Binders) e Margot Robbie rapinatrice in fuga nell’America rurale post Depressione, mentre (nella sezione After Hours) Bruce McDonald nel suo grottesco Dreamland mescola noir, horror e commedia mettendo insieme gangster, vampiri, traffico umano e jazz, con Juliette Lewis, Stephen McHattie e Henry Rollins. Per i fan di Abel Ferrara, Festa Mobile ospita le sue due nuove opere, l’autobiografico Tommaso con Willem Dafoe e l’elogio al cinema The Projectonist.

Frances Ferguson di Bob Byington, storia di una supplente che si porta a letto uno studente ed è costretta alla rieducazione sociale, è un umoristico e provocatorio racconto Kaley Wheless alla sua prima prova da protagonista. E a proposito di storie con forti protagoniste femminili, la retrospettiva personale dedicata ai cinque titoli della filmografia della regista macedone Teona Strugar Mitevska comprende il suo ultimo film, l’attacco al maschilismo e al patriarcato God Exists, her name is Petrunija - Dio è donna e il suo nome è Petrunija

Nour di Maurizio Zaccaro racconta una delle storie da Lampedusa del medico Pietro Bartolo (interpretato da Sergio Castellitto) quella di una ragazza siriana che ha perso tutto. Vogliono andare invece Lontano Lontano i protagonisti della commedia dolce e amara di Gianni Di Gregorio (con Giorgio Colangeli e Ennio Fantastichini alla sua ultima prova d’attore). Magari, esordio alla regia di Ginevra Elkann, è un ritratto di famiglia con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher, mentre Simple Women di Chiara Malta è una lettera d’amore al cinema con Jasmine Trinca.

Molti i documentari in Festa Mobile. L’immaginifico Star Stuff di Milad Tangshir porta a volgere lo sguardo al cosmo in un viaggio tra scienza e storia attraverso tre osservatori astronomici, mentre Elisabetta Sgarbi in Vaccini. 9 lezioni di scienza affronta in modo lineare e chiarificatore la verità sui vaccini. Se Giovanni Troilo in Frida Viva la Vida compie un viaggio nella vita di Frida Kahlo narrato da Asia Argento, Stefano Consiglio in Mi chiamo Altan e faccio Vignette tratteggia tanto il celebre vignettista quanto l’Italia che ha disegnato in quarant’anni, mentre Alessandro Bignami in Colpiti al cuore ricorda Piazza Fontana a cinquant’anni dalla strage attraverso gli occhi di chi l’ha raccontata, come Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Renato De Maria, Marco Tullio Giordana e Wilma Labate. Interessante l’esprimento cinematografico L’ultimo piano, esordio degli studenti diplomati alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volont, con la guida del direttore della scuola Daniele Vicari.

I classici restaurati sono Il ladro di bambini di Gianni Amelio del 1992, La grande strada azzurra di Gillo Pontecorvo del 1957 e Troppo tardi t’ho conosciuta del 1939, unico film di Emanuele Caracciolo (che divenne poi partigiano e fu fucilato alle Fosse Ardeatine: il film fu riscoperto nel 2003 da Lorenzo Ventavoli, che riceve quest’anno il premio Maria Adriana Prolo).

AFTER HOURS

La sezione After Hours propone 17 film, tra cui alcune commedie surreali: la satira politica il belga The Barefoot Emperor di Peter Brosens e Jessica Woodworth ironizza sui venti di sovranismo che soffiano in Europa, invece il paradossale americano Greener Grass di Jocelyn DeBoer e Dawn Luebb, come se Wes Anderson e Tim Burton raccontassero le Desperate Housewives in una bizzarra iperbole della suburbia americana à la Black Hole Sun. È una commedia nera e malinconica The Last Porno Show di Tire Paputts, su un attore che riceve in eredità dal padre un cinema porno e l’annessa palazzina con tanto di abitanti), Tito di Grace Glowicki racconta la strana amicizia tra un ragazzo paranoico e il suo logorroico vicino, mentre la satira Por el dinero di Alejo Moguillansky raccontando la tragedia in tre atti di una compagnia teatrale squattrinata, riflette sulla contrapposizione tra arte e denaro. Tra gli italiani, se è tragicomico Paradise di Davide Del Degan, con l’incontro di due testimoni di mafia sotto protezione in una località sperduta nelle montagne, Un confine incerto di Isabella Sandri con Valeria Golino è invece un poliziesco di denuncia.

L’horror quest’anno ha uno spazio di tutto rilievo nella retrospettiva Si può Fare! L’horror classico 1919-1969, ma in After Hours trova come sempre grande spazio nelle sue tante declinazioni e contaminazioni. Così ecco le metafore politiche traslate in horror del distopico e ansiogeno film turco Bina /The Antenna di Orçun Behram con rimandi a 1984, l’apocalittico canadese Blood Quantum di Jeff Barnaby, film di zombie che assediano i nativi americani in Quèbec, e l’Olocausto in versione non morta ambientato in Tirolo nell’austriaco film muto Die Kinder der Toten. Ci sono horror che si rifanno ai canoni classici del genere, come la casa isolata di The Lodge di Severin Fiala e Veronika Franz, la casa posseduta del coreano  Metamorphosis di Hong-Sun Kim, la storia di fantasmi Letto numero 6 di Milena Cocozza. Riuentrano nello sci-fi dell’adrenalinico action Guns Akimbo di Jason Lei Howden con Daniel Radcliffe e l’apocalittico con invasione di alieni Starfish di A.T. White. Poi, gli amanti del genere non potranno perdersi il documentario Scream Queen! My Nightmare on Elm Street, dedicato al protagonista di Nightmare 2 – La rinvicita, Mark Patton, e a come quel film sia stato una maledizione per la sua carriera.

TFFDoc

Tra i tanti documentari della sezione TFFdoc, ricordiamo Space Dogs di Elsa Kremser dedicata alla cagnolina randagia Laika, il primo essere vivente a viaggiare e morire nello spazio e che secondo leggenda sarebbe diventata un fantasma che accompagna i cani russi, l’affascinante Swarm Season di Sarah Christman, ambientato alle Hawaii che si muove tra la Nasa ela cosmologia indigena, tra alveari e stelle, natura e scienza, micro e macrocosmo, e il road moive al contrario ambientato nel deserto algerino, 143 Rue du desert di Hassen Ferhani, Khamsin di Grégoire Couvert e Grégoire Orio, racconto della situazione in Libano ai confini della Siria, e l’evocativo viaggio tra suoni e percezioni El silencio que queda di Amparo Garrido.  Tra gli italiani, Fuoritutto di Gianluca Matarrese ripercorrre la fine della cooperativa di calzature Togo in provincia di Torino, Sono innamorato di Pippa Bacca di Simone Manetti è un omaggio all’artista uccisa nel 2008 in Turchia nel corso del suo viaggio-performance per la pace. Due artiste femministe impegnate politicamente sono al centro anche di Delphine et Carole, insoumuses, di Callisto Mc Nulty, mentre Indianara di Aude Chevalier-Beaumel e Marcelo Barbosa tratteggia l’attivista rivoluzionaria brasiliana Indianara Siqueiria, già consigliera comunale con Marielle Franco, la politica assassinata il 14 marzo 2018.

Informazioni, orari e modalità di accesso sul sito di Torino Film Festival.

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.