Man Ray in mostra a Torino: a Camera le seduzioni della fotografia

Man Ray in mostra a Torino: a Camera le seduzioni della fotografia

2019-10-16 15:09:12

Da giovedì 17 ottobre a domenica 19 gennaio 2020

Torino - Man Ray e le donne, un tema classico riletto in una nuova prospettiva che fa rivivere le opere del grande fotografo tra seduzioni e spunti surrealisti targati anni ’20. C’è tutto questo, e molto di più, nelle fotografie in mostra a Camera, Torino, per la speciale mostra wo/Man Ray. Le seduzioni della fotografia, che inaugura il 17 ottobre e sarà visitabile fino al 19 gennaio 2020. L’esposizione presenta circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi, dove Man Ray divenne protagonista assoluto delle stagioni dadaista prima e surrealista poi, fino alla morte (1976).

Camera celebra con questa mostra il suo quarto compleanno. Quattro anni di grandi mostre e grandi opere e autori per uno spazio, che, nelle parole dell’assessore alla cultura del Comune di Torino Francesca Leon, è diventato un punto di riferimento in città, con un’offerta di livello qualitativo sempre maggiore che spazia dalla fotografia storica a quella contemporanea, lavorando anche sulla formazione del pubblico e costituendo un autentico laboratorio culturale.

Protagonista assoluto, come richiama il calembour del titolo – wo/Man Ray - Man Ray, con le sue donne che per la prima volta sono considerate non come amanti oppure oggetti, ma come ispiratrici e non solo, al centro dell’intera poetica dell’artista. «Il tema conduttore della mostra è il rapporto tra Man Ray e l’universo femminile – ha sottolineato Walter Guadagnini, direttore di Camera – tante sono state le mostre legate alla figura della donna in Man Ray, è un tema canonico. Ma solitamente era messo in luce il corpo femminile, mentre non è mai accaduto che fosse messo in rilievo il fatto che molte modelle siano state, in momenti diversi, anche assistenti dell’artista, imparando il mestiere di fotografe da lui, oppure che siano state protagoniste del clima surrealista nel quale si è mosso Man Ray».

Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim. E Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, Juliet (l’ultima moglie): artiste, modelle, amiche, compagne. E le protagoniste della Parigi degli anni Venti e Trenta, Gertrude Stein, Nancy Cunard, Sylvia Beach, Youki Foujita Desnos. Tutte, in modi diversi, legate per periodi più o meno lunghi a Emmanuel Radnitzky, detto Man Ray (nato a Philadelphia nel 1890), arrivato nella Ville Lumière nel 1921 con la fama di “dadaista newyorchese”, introdotto da Marcel Duchamp, amico di Tristan Tzara (e anche loro sono in mostra, il primo en travesti e il secondo affiancato da una enorme figura femminile, naturalmente nuda) e subito pronto a mostrare quali magie si potessero fare in camera oscura.

Figure quasi mitologiche, dai 50 ritratti per Juliette, album omaggio alla compagna degli anni Quaranta dell’artista (una sintesi quasi perfetta della sua arte, tra classicità e interventi), alla galleria dei ritratti che immortalano l’intellighenzia della Parigi della prima metà del Novecento. «Essere fotografati da Man Ray o da Berenice Abbott significava essere qualcuno» andava pronosticando non a caso Sylvia Beach,editrice e proprietaria della libreria “Shakespeare & Co.” di Parigi.

 Man Ray fu infatti anche il mentore di due tra le maggiori fotografe del periodo, Berenice Abbott e Lee Miller, inizialmente sue assistenti, ma che furono in grado di liberarsi della sua ingombrante personalità per affermare il loro autonomo linguaggio. Le modelle diventano così grandi artiste, in una mostra che è fatta di intrecci dai quali scoprire legami biografici, immagini e rapporti tra le persone intessuti nel tempo. Vent’anni è infatti lungo il periodo, brevissimo a ben vedere, in cui Man Ray ha prodotto le opere esposte in mostra. Un lasso di tempo esiguo che tuttavia ha spostato di molto l’idea di fotografia. Con i suoi strumenti e le tecniche – dalla solarizzazione ai rayographs, emblemi dell’invenzione fotografica delle avanguardie di inizio secolo- Man Ray ha creato veri e propri cunei nel linguaggio fotografico tradizionale, così ha ricordato Guadagnini.

Non è lasciata in secondo piano la storia, in una ricostruzione fedele alle abitudini delle mostre a Camera. C’è infatti il Surrealismo, che ritorna allo spettatore nelle sue forme più pure, grazie alle opere fotografiche dell’uomo “dalla testa di lanterna magica”, come Breton definiva Man Ray, tanto che un’intera sala è dedicata alla documentazione dei manichini dell’Exposition International Surréaliste del 1938, Les mannequins. Résurrection des mannequins, evento epocale nella storia dell’arte del XX secolo.

Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, wo/Man Ray è visitabile fino al 19 gennaio 2020 a Camera, Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per wo/Man Ray. Le seduzioni della fotografia in mostra , Mostre a Torino nell’autunno 2019: street art, fotografia, spazio e Giappone

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