Un Po d'aMare: Torino parte dal fiume per aiutare l'ambiente

Attualità Torino Giovedì 19 settembre 2019

Un Po d'aMare: Torino parte dal fiume per aiutare l'ambiente

© Pixabay

Torino - Analizzare, capire, sensibilizzare. Sono tre le parole chiave dietro al progetto Il Po d’aMare, partito lo scorso 17 settembre a Torino con la finalità di raccogliere la plastica che, in grandi quantità, ogni giorno viene trasportata dal Po lungo tutto il suo percorso, fino a sfociare in mare.

In tempi in cui l’allarme numero uno mondiale è quello legato al cambiamento climatico e all’inquinamento da plastica, Torino si fa avanti con la prima sperimentazione di prevenzione del river litter per centri urbani, un’azione concreta che vuole intercettare i rifiuti prima che arrivino in mare, scomponendosi in microplastiche e soffocando gli habitat. Occhi quindi puntati ai corsi d’acqua, veri e propri canali che dalla terra trasportano i rifiuti in Mediterraneo, e sguardi speciali rivolti al Po, il fiume più lungo d’Italia.

Dopo una prima fase sperimentale a Ferrara, il progetto Il Po d’aMare, che nasce per iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed è sostenuta da Corepla (per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica) e Castalia, con il Coordinamento dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, il patrocinio del ministero dell'Ambiente, arriva a Torino per la seconda fase del progetto, particolare perché installata nella parte alta del corso del Po, per la prima volta in un centro urbano.

Non a caso le barriere "raccogli plastica" sono state collocate a Torino proprio in zona Murazzi, dove sono visibili da tutti coloro che attraversano quotidianamente il centro città, tra piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre, sul fiume, tra i ponti Vittorio Emanuele I e Umberto I. Seasweeper, questo il nome del dispositivo utilizzato, che resterà ai Murazzi per quattro mesi e che è stato realizzato per funzionare anche in caso di pioggia e sempre nel totale rispetto di flora e fauna, proprio perché la raccolta interessa esclusivamente la superficie del Po.

Sea hunter sarà invece l’imbarcazione sulla quale gli operatori Amia si recheranno a raccogliere i rifiuti in appositi cassoni. La raccolta sarà conferita pressi un impianto Corepla che si occuperà della successiva valorizzazione e analisi dei materiali, dopodiché, il materiale sarà avviato al riciclo e utilizzato per la realizzazione di arredi urbani regalati dai partner del progetto alla Città di Torino, che collabora al progetto.

Il Po d'aMare permetterà di chiarire meglio la portata dei rifiuti fluviali e di disporre di una base di dati specifica: i risultati del progetto torinese si sommeranno e confronteranno così a quelli della precedente attività di intercettazione, raccolta e riciclo dei rifiuti plastici del Po svolta a Ferrara nel 2018. Il primo passo per valutare la fattibilità di un sistema nazionale di prevenzione dei rifiuti marini tramite sistemi di raccolta nei principali fiumi italiani, ma anche la possibilità di creare una filiera virtuosa di riciclo e recupero delle plastiche raccolte.

Che il Po sia un sospettato speciale per l’inquinamento da plastica in mare lo aveva già rilevato un recente campionamento realizzato dallo European Reserch Institute in un progetto pioniere – primo in Italia - per l’attenzione dedicata ai frammenti più piccoli di plastica, sotto i 5 millimetri, spesso sfuggenti. Nel maggio 2019 lungo il Po si è mossa infatti la campagna di pulizia Let’s Clean Up Europe di AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), con la sua eco-trail Keep Clean and Run. Corsa dunque, pedalate sul corso del fiume, ma anche campionamenti e sensibilizzazione, in un percorso di più di settecento chilometri che, nelle sue 7 tappe, ha coinvolto anche il Piemonte e Torino. Due i punti di campionamento intorno a Torino, all’ingresso della città (Pancalieri) e all’uscita (Chivasso). Emblematici i dati emersi dal monitoraggio: 20 chili di frammenti quotidianamente attraversano la sola città di Torino, 3000 chili di plastica sono invece quelli che il fiume si porta dietro dopo aver attraversato – raccogliendo rifiuti – tutta la provincia.

A effettuare i campionamenti, necessari a  dimostrare e quantificare scientificamente l’alta concentrazione di platica nel fiume, il team di ricerca guidato da Franco Borgogno dell’European Research Institute, autore di Un mare di plastica e presidente di Ocean Literacy Italia. Se Il Po d’aMare, nella sola zona di Ferrara, aveva riscontrato 92 kg di plastica in quattro mesi, i dati raccolti da Let’s clean up nei 6 tratti scelti del Po hanno portato a valutare che il fiume trasporti  in media 13,76 tonnellate di microplastiche al giorno, cioè 5.021 tonnellate l’anno. Tradotto in termini concreti: i rifiuti che una persona produce in un anno finiscono in mare in un’ora.

Come ben chiarisce il report dell’iniziativa, il 95% dei rifiuti marini è rappresentato dalla plastica. «Tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche finiscono nei mari d’Europa ogni anno ma è il Mar Mediterraneo il principale serbatoio. Nel Mare Nostrum, che rappresenta solo l’1% delle acque mondiali, si concentra il 7% della microplastica globale» specifica il report, evidenziando che di tutto questo bacino di rifiuti, solo il 20 per cento proviene dalla costa, mentre il restante 80 per cento arriva in mare dopo essere stato trasportato dai fiumi.

Impossibile raccogliere tutti i rifiuti, anche perché è stato dimostrato come le plastiche si frammentino in micro e nano plastiche entrando di fatto nelle catene ipertrofiche degli ambienti che attraversano, anche quelli aerei. La soluzione? La conoscenza, e di conseguenza il cambio degli stili di vita e i comportamenti. A questo guarda anche il progetto torinese di Il Po d’aMare, con l’ambizione di sensibilizzare gli abitanti della città più inquinata d’Italia al rispetto dell’ambiente e alla sua salvaguardia. Intanto, scatta anche a Torino la Climate Action week, la settimana di mobilitazione dei giovani del movimento Fridays For Future: dal 20 settembre ogni giorno manifestazioni di piazza, flash mob e attività di pulizia urbana dai rifiuti in attesa del 27 settembre, giorno del grande sciopero globale per il clima.

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