Da Torino al Festival del cinema di Venezia: il film in Virtual Reality girato alla Casa circondariale Lorusso e Cutugno

Da Torino al Festival del cinema di Venezia: il film in Virtual Reality girato alla Casa circondariale Lorusso e Cutugno

Film Torino Lunedì 26 agosto 2019

Torino - Ci sarà anche un po’ di Torino al Festival del cinema di Venezia 2019. Merito dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC), che presenta al Lido di Venezia il film VR Free (We are free) di Milad Tangshir, prodotto da Valentina Noya e realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte grazie al bando Under35 Digital Video Contest. Si tratta dell’unico film italiano selezionato nell’ambito di Venice Virtual Reality - 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. VR Free è un’esplorazione immersiva negli spazi della detenzione. Girato interamente tra le mura del carcere di Torino sarà in programma per il pubblico dal 29 agosto al 7 settembre in visione VR con diverse modalità di fruizione e anche per singolo spettatore su prenotazione, sull’isola del Lazzaretto Vecchio.

VR Free (We Are Free) è un documentario girato con la nuova tecnologia della realtà virtuale (VR) che pone lo sguardo sulla natura degli spazi della detenzione descrivendo alcuni momenti di vita all'interno della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Il film raccoglie la reazione di alcuni detenuti durante il loro breve incontro con video a 360 gradi che mostrano la vita fuori dal carcere. Usando i visori VR e le cuffie, i reclusi, privati temporaneamente della loro libertà, hanno virtualmente potuto partecipare ad alcune situazioni pubbliche e intime che non possono più vivere, come una partita di serie A allo stadio, una festa in discoteca il sabato sera, un’immersione sottomarina, l’incontro con la propria famiglia in un parco pubblico.

«VR Free è il tentativo di portare l’universo poco conosciuto del carcere sotto gli occhi del pubblico, - dichiara il regista Milad Tangshir, nato a Teheran nel 1983, dove si è laureato in ingegneria e in Italia dal 2011, dove si è laureato in cinema al DAMS di Torino - - ma anche un invito a partecipare in forma più consapevole all’urgente discussione sui nostri spazi di detenzione. Finora la differenza più significativa tra VR e video ‘normali’ (flat film) è la sua potenzialità nel restituire un forte senso di immersione, è uno strumento potente per affrontare il concetto di spazio. Vi è una crescente tendenza a utilizzare la realtà virtuale per raccontare l’impatto sociale di alcuni progetti. Offrire nuove modalità per esplorare la cultura e l'identità, può aiutarci a superare alcune carenze e creare un'opportunità per una maggiore comprensione. Nessun cambiamento significativo può avvenire senza prima costruire una nuova narrativa pubblica. VR Free cerca di usare il mezzo VR per spingere e condividere un dialogo tra dentro e fuori il carcere. Oltre allo staff dell’AMNC ho avuto la fortuna di lavorare con importanti professionisti come Stefano Sburlati (fotografia e post produzione) e Vito Martinelli che con la sua esperienza ha condotto un importante lavoro sull’audio».

Soddisfatto del risultato il Direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, che individua nel film il raggiungimento dei risultati immaginati con il bando Under 35 Digital Video Contest – Giovani protagonisti, dedicati a opere crossmediali e transmediali: «Milad Tangshir – spiega Manera - si fa portavoce, grazie a VR Free, di una nuova generazione di filmakers e creativi in grado di raccontare il presente con uno sguardo inedito e attraverso la sperimentazione tecnologica».

Non è la prima volta che l’Associazione Museo Nazionale del Cinema arriva a Venezia: nel 2013 per la 70a edizione della Mostra, Alberto Barbera chiese a 70 registi da tutto il mondo di confrontarsi sul futuro del cinema. Tra loro c’era anche Davide Ferrario che insieme ad AMNC realizzò  Lighthouse episodio di Venezia 70 Future Reloaded. E proprio con Davide Ferrario Milad Tangshir sta attualmente collaborando: ha infatti terminato la postproduzione del suo primo lungometraggio di genere documentario, Star stuff, prodotto proprio da Davide Ferrario.

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