«Barriera è l'habitat perfetto per Contrera»: l'intervista allo scrittore Christian Frascella - Torino

Libri Torino Mercoledì 14 agosto 2019

«Barriera è l'habitat perfetto per Contrera»: l'intervista allo scrittore Christian Frascella

Torino - Il delitto ha le gambe corte per Contrera: il detective scalcagnato creato da Christian Frascella è alle prese con la sua seconda avventura letteraria targata ancora una volta Einaudi. Siamo sempre in Barriera di Milano, quartiere della periferia nord ovest di Torino, e lui, ex poliziotto improvvisatosi investigatore privato con una lavanderia marocchina per ufficio e una vita tutt’altro che lineare, è sempre alle prese con l’intreccio di guai e pasticci che contraddistingue il suo tran tran, e che non esita a mettere a repentaglio la sua stessa vita. Delitti, divise, verità apparenti e sordide ipocrisie aleggiano in questo secondo romanzo della serie inaugurata con Fa troppo freddo per morire, la prima avventura di Contrera.

Questa volta, nel melting pot di Barriera di Milano, tra disastri familiari e tra le oscure trame del boss locale, Contrera si trova ad avere a che fare con una ragazza americana scomparsa. «Si mette così sulle sue tracce – racconta l’autore, Christian Frascella – perché aveva intuito che lei fosse in pericolo, prima che scomparisse l’aveva vista parlare con un piccolo pusher dipendente dal boss di zona». Un nuovo caso complesso, che ha sullo sfondo, e nemmeno troppo, l’alone della mafia nigeriana che si scontra con la malavita locale per il controllo di un quartiere ultimamente spesso al centro di tanti romanzi (pensiamo a La vita è un cicles di Margherita Oggero, a Polvere di Enrico Pandiani, e a Quella metà di noi, di Paola Cereda, che a dispetto degli altri non è un poliziesco).

«Contrera – prosegue nel racconto il suo autore – inizia cercando la ragazza e si ritrova in mezzo a un guaio. In più avrà a che fare con uno stalker, un individuo che sta infastidendo la sua ex moglie e la figlia, la quale per la prima volta dopo anni si rivolge a lui per chiedere aiuto. Lui accetta, all’inizio crede di averlo spaventato, ma poi sparisce anche lui, come la ragazza americana. Ma lo stalker si ripresenta con telefonate e al citofono, e allora Contrera decide di trasferirsi a casa della sua ex moglie con tutti gli annessi e connessi della situazione, che gli faranno provare nostalgia per la sua vecchia vita portandolo a interrogarsi su cosa non ha funzionato».

Sempre in bilico su una mancanza di equilibrio e serenità che ne caratterizza l’esistenza, Contrera vive una vita complessa, ed è forse proprio per questo che piace ai suoi lettori, tanto da aver dato lo spunto per una serie di romanzi. «Avevo già l’idea del secondo romanzo quando scrivevo il primo – spiega Frascella – non sapevo che sarebbe diventata una serie, ma a questo punto mi sembra di capire che ci sia interesse per il personaggio. Ho parlato con me stesso e ho deciso di continuare anche per un terzo libro. Se ci sia un’idea di lungo termine non lo so, procedo libro per libro, è sicuro che Contrerà non risolverà i suoi guai».

«All’inizio scrivevo molto piano – fa notare l’autore parlando della nascita di Contrera - poi con sempre maggior convinzione. Il secondo romanzo l’ho iniziato prima che uscisse il primo, avevo paura di come sarebbe stato accolto, se fosse stato negativo mi sarei fermato. La pagina bianca, se la sai maneggiare, può darti delle sorprese: a volte inverno i ruoli e divento il primo lettore di ciò che scrivo, sono molto esigente e se non mi piace quel che ho scritto il giorno dopo taglio, sono un perfezionista. Per lo meno ci provo, almeno nella scrittura»

Una novità, il poliziesco, per un autore come Frascella che ha sempre scritto libri per adolescenti. «Non sapevo quale poteva essere il nuovo pubblico – chiarisce lui – invece ne ho raccolto un altro rispetto al precedente, diverso e più interessato alla commedia umana di questo disgraziato e alle sue indagini: molti lettori di polizieschi mi hanno scritto di averlo trovato coerente. Architettare trame così è complesso, io scrivevo gialli da ragazzino ma oggi il lettore medio è esigente. Però mi sostiene il fatto che Contrera mi diverte, penso di riuscire lo stesso a infilare un’indagine all’interno della sua vita. È un presupposto fondamentale: se non mi diverto non scrivo. Ho passato anni della mia vita senza scrivere nulla o buttando racconti: il divertimento è la chiave della scrittura. Certe volte di notte, mentre scrivo Contrera, la mia compagna mi sente ridere: mi devo divertire».

Contrera: un cognome senza nome, un po’ defilato, un po’ misterioso. Non è invece oscuro il luogo dove il detective si aggira per risolvere i suoi casi: Barriera di Milano, il quartiere di Torino che guarda a nord verso, appunto, l’antica cinta daziaria in direzione di Milano. Torinese di nascita, Frascella vive oggi a Roma, ma ha deciso di tornare nella sua città con le sue opere di fiction: «ogni volta che torno a Torino a trovare mia madre, che vive in Barriera, la trovo diversa. E questo contrasto tra la volta precedente e quella in cui torno è sempre molto netto, con cambiamenti negativi ma anche positivi».

Nel mondo di Contrera, del resto, tutto ha due facce, e il bene e il male non sono mai diametralmente opposti. «La trovo ogni volta diversa, nel bene e nel male – prosegue così Frascella parlando di Barriera – ma mi piace veramente raccontarla: ho sempre vissuto molto di notte, mi ricordo che giravo in macchina e il cambiamento l’ho visto tutto in un decennio. È l’habitat perfetto per Contrera, non potrei inserirlo da nessun’altra parte».

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