Giorgio Li Calzi: «Chamoisic, un festival che incontra il territorio» - Torino

Concerti Torino Venerdì 12 luglio 2019

Giorgio Li Calzi: «Chamoisic, un festival che incontra il territorio»

Giorgio Li Calzi
© A.Baiano

Torino - Chamoisic, dove la musica incontra la natura. Chamois è un piccolo comune valdostano che ospita un festival fuori dal comune. Niente auto per arrivarci: si trova nella valle del Cervino a 1815 metri di altitudine ed è l’unico comune in Italia che si può raggiungere solo a piedi, in bicicletta o con la funivia. Fare un festival qui avrebbe potuto sembrare un azzardo per tanti, ma non per l’associazione Insieme a Chamois né per il direttore artistico Giorgio Li Calzi, che quest’anno ha raggiunto il traguardo della decima edizione

Dal 2009 gli organizzatori propongono eventi immersivi a stretto contatto con la natura che c’è intorno, instaurando un dialogo con l’ambiente attraverso passeggiate musicali, sonorizzazioni e concerti, con il coinvolgimenti di sette comuni della Valle d’Aosta più un evento torinese.  

A Torino, in concomitanza con La Magdeleine (Aosta), domenica 7 luglio si è già tenuta l’anteprima del festival. Si prosegue questo weekend con vari eventi diffusi sul territorio valdostano: venerdì 12 luglio a Cogne con il violoncellista Stefano Blanc (in collaborazione con MusiCogne – Musiche di Legno)  e a Saint-Vincent con il Fabio Giachino Trio, sabato 13 a Valtournenche con il progetto musicale Tencofamiglia, domenica 14 la passeggiata musicale nel Borgo medievale di Etroubles insieme allo scrittore Enrico Camanni. Mercoledì 17 luglio ad Antey-Saint-Andrè si esibisce la marching band Bandakadabra, prima del gran finale ad alta quota a Chamois del weekend del 19, 20 e 21 luglio.  

Giorgio Li Calzi, trombettista e produttore musicale che ha diretto tra l’altro le ultime due edizioni del Torino Jazz Festival, racconta la decima edizione di Chamoisic, tra soddisfazioni come la Bandiera Verde di Legambiente e il rispetto per le montagne che ospitano il festival.

Chamoisic è iniziato nel 2009. Il festival è cresciuto e vi sta dando delle belle soddisfazioni.
«Il festival è partito dieci anni fa grazie a un’idea del sindaco di Chamois Remo Ducly che voleva incentivare la promozione del territorio con la musica. Sicuramente il sindaco, che è ancora in carica dopo dieci anni, è una persona illuminata e lungimirante. Nei primi anni ho organizzato con Gigi e Laura Strocchi che fanno parte dell’associazione Insieme a Chamois che promuove il comune con iniziative culturali e sostenibili. Ora siamo in sei ad organizzare e gestire tutto. Tra l’altro quest’anno a Chamoisic è stata assegnata la Bandiera Verde di Legambiente. Nelle motivazioni viene evidenziata l’importanza di aver puntato sulle proposte ambientali e culturali, e Chamoisic viene citata tra le ragioni che hanno spinto a questo riconoscimento. Siamo molto fieri di questo nostro contributo».

Chamois è un piccolo comune che conta meno di cento abitanti. Nei giorni del festival ne attira qualche migliaio. Come gestite l’impatto?
«Chamois è un paese di una sessantina di abitanti che si anima solamente nei primi 15 giorni di agosto, durante le vacanze di Natale e a Pasqua, quando cade ancora nella stagione sciistica. In dieci anni abbiamo organizzato il festival soprattutto pensando a chi abita a Chamois: per quei pochi residenti che, se vogliono andare a cena fuori ad Aosta fuori stagione, sanno che l’ultima funivia di ritorno è alle 10 e mezza di sera. Chamois ha delle caratteristiche che lo rendono idilliaco come un paese delle favole, ma tutto ciò che per chi abita in una città è semplice, per chi vive lì è molto più difficile. Infatti, se anche non fossimo un festival low budget, non porteremmo mai qui un artista di grande richiamo. Se anche potessimo permetterci un Bob Dylan, non lo chiameremmo perché faremmo la classica cattedrale nel deserto: daremmo molti soldi a lui togliendoli ad altri artisti, intaseremmo la funivia e creeremmo problemi ai locali. Qui ci sono due hotel attivi, un campeggio e un rifugio: non avrebbe senso. Per questo da quest’anno abbiamo anticipato il festival a luglio invece che ad agosto, per non ostacolare gli operatori turistici nei giorni di alta stagione estiva e far sì che ci fosse più posto nelle strutture. Ma è comunque comoda da raggiungere il giornata da Torino: in poco più di un’ora si arriva alla base della funivia e in cinque minuti si passa da 1300 e 1800 metri. Nel periodo estivo la funivia ha un orario esteso, e in più durante i giorni del festival abbiamo ottenuto corse in più fino a tarda sera per chi deve rientrare in città». 

Avete un pubblico fedele e in crescita e avete coinvolto anche altri comuni valdostani.
«Ci rivolgiamo al pubblico che si è formato in questi dieci anni: ci siamo resi conto che non abbiamo bisogno del personaggio televisivo solo per avere successo. Spesso i festival fidelizzano il pubblico, ci si va perché ci si fida: è quello che è successo, nel nostro piccolo, anche a noi. E comunque negli anni abbiamo iniziato a guadagnare il supporto dalle fondazioni bancarie e dei comuni limitrofi che ci hanno chiesto di partecipare. Il festival di tre giorni che finirà a Chamois dal 19 al 21 luglio, in realtà è iniziato il 7 luglio e ci sono altri cinque comuni limitrofi che partecipano: Antey-Saint-Andrè, Cogne, Etroubles, Saint-Vincent, Valtournenche. Se c’è la volontà virtuosa di fare qualcosa insieme noi la accogliamo, per noi è un piacere dialogare con altri comuni. Tra cui Torino, dove si è tenuto il Sonic Picnic.  Abbiamo fatto una puntata all’Imbarchino nel parco del Valentino perché tra i nostri media partner storici ci sono Radio3 e Radio Banda Larga. Quest’ultima, che ha sede a Torino, fa parte dei soci che gestiscono il rilancio dell’Imbarchino e ci ha fatto piacere sia contribuire a questa occasione sia di avere questa connessione».

Quali sono gli eventi imperdibili della tre giorni finale a Chamois?
«In particolare quest’anno avremo i Tamikrest, un gruppo musicale tuareg del Mali che mescola tradizione musicale del popolo tuareg con il blues. A presentarli ci sarà l’inviato de La Stampa Domenico Quirico, che è un esperto di Africa. Inoltre, cambiando completamente genere, ci sarà il compositore e polistrumentista finlandese Jimi Tenor e la sua band che abbiamo a lungo corteggiato. E poi Maria Laura Baccarini, bravissima cantante e attrice italiana che da anni si è trasferita a Parigi dove è diventata la voce solista dell’Orchestre National du Jazz, un blasone notevole». 

Nella presentazione di Chamoisic citate Oscar Wilde: L'arte non deve mai tentare di farsi popolare. Il pubblico deve cercare di diventare artistico. Come impostate il cartellone?
«Ci piace dare una proposta originale, un po’ fuori dagli schemi del classico festival diffuso, mescolando i generi. Sono in un certo senso partito dalla playlist che ognuno ascolta in privato, passando magari dal jazz al thrash metal. Per me è interessante mischiare le carte, stupire. Sorprendere il pubblico è importante, e l’arte può permetterselo. Gli eventi precedenti negli altri comuni sono artisticamente più rassicuranti, mentre a Chamois che permettiamo da fare scelte più sperimentali, che sono comunque bilanciate da altri eventi più fruibili. Il nostro pubblico è così ricettivo che comunque sarebbe assurdo dare sempre gli stessi nomi: il programma lo assembliamo tutti insieme noi organizzatori e ci piace correre dei rischi calcolati. Per dire, l’anno scorso abbiamo voluto fare la pizzica, che per noi rappresenta la world music italiana, ed ha avuto moltissimo successo». 

Dopotutto il cartellone variegato è una cifra stilistica di Chamoisic. E vista la posizione particolare del festival, il pubblico dimostra di essere attivo e motivato a partecipare, attirato e affascinato tanto dall’impostazione quanto dal luogo peculiare dove si svolge. 
«È vero, ma noi siamo anche aiutati dalla location, che è fantastica. È facile fare concerti a Chamois perché in cinque minuti di funivia sei a 1800 metri e qualsiasi cosa si faccia fa subito comunità. Poi è importante sapere dove ci troviamo, per questo abbiamo in programma due camminate letterarie. La prima è stata domenica scorsa con Gian Luca Favetto, dedicata alla montagna e alle migrazioni. La seconda si terrà domenica prossima con lo scrittore e alpinista Enrico Camanni, che dice: Oggi più che mai l’allarme scende dalle Alpi. Quasi tutti i fenomeni naturali che interessano le valli e le pianure – frane, squilibri idrogeologici, alluvioni, siccità – hanno origine sulle montagne che informano le terre basse sul loro destino. Siamo consapevoli che la montagna tra dieci o vent’anni sarà molto diversa da quella di ieri e oggi. Insomma, facciamo un festival in montagna, ma non dimentichiamoci dove siamo».

A proposito di guardare avanti: quali sono i progetti futuri?
«Il comune Chamois ha in programma con il Politecnico di Torino di fare studi sul suo futuro nei prossimi decenni. È un progetto interessante che ci può dare un’idea anche solo dell’impatto turistico sul territorio, se sia necessario pensare alle Olimpiadi che impiegano colate di cemento o di come considerare il futuro di noi che viviamo vicini alle montagne».

Potrebbe interessarti anche: , Francesco Renga in concerto a Torino: orari, biglietti, scaletta e cosa portare , Eugenio in via di Gioia: da Torino a Sanremo giovani con uno «Tsunami» , Fondazione Musei e Orchestra Filarmonica: a Torino è tempo di musica e arte , Gli adulti non esistono: uno spettacolo per sorridere dei quarantenni, con Enrica Tesio e Mao , Il Cap 10100 di Torino riapre tra concerti, musica e novità

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.