Mostre Torino Giovedì 13 giugno 2019

David LaChapelle: a Venaria in mostra gli Atti Divini

Passion de Fleur, 2019
© David LaChapelle

Torino - È David LaChapelle con i suoi Atti divini il protagonista della nuova mostra alla Reggia di Venaria, dal 14 giugno 2019 fino al 6 gennaio 2020. Una mostra monografica che attraverso 70 opere in grande formato, sontuosamente esposte all’interno della Citroneria delle Scuderie Juvarriane, ripercorre le tappe più significative della carriera del fotografo americano. È un’esposizione d’impatto e di ampio respiro che dà risalto alla produzione dell’artista, con la sua estetica ultrapop e coloratissima che mescola sacro e profano, iperrealismo e surrealismo, richiami naturalisti e onirici, icone dell’entertainment e della moda e modelli dai corpi imperfetti.

Presente all’inaugurazione, LaChapelle è un antidivo: affabile e cortese, fissa negli occhi chiunque gli chieda un autografo o gli faccia una domanda, donando tutta la sua attenzione all’interlocutore. «Atti divini possono essere qualsiasi cosa fatta con l’intenzione giusta – ha spiegato in conferenza – dal più piccolo gesto di gentilezza all'atto creativo, dal vedere il sole a fare una passeggiata nel bosco, tutto nella nostra vita quotidiana può essere un atto divino. Qualunque cosa che eleva e innalza quello che facciamo ogni giorno e lo rende spirituale. Dipende dalla nostra intenzione e dove vogliamo far vivere la nostra mente».

Nato in Connecticut nel 1963 e passato sotto l’ala protettrice di Andy Warhol quando aveva 17 anni, LaChapelle ha avuto una carriera folgorante e longeva iniziata negli anni ’80. Sin dall’inizio è stato considerato uno dei fotografi tra i più blasonati dello show business: in mostra ci sono opere come due ritratti di Michael Jackson, Rape of Africa (2009) con Naomi Campbell in versione Venere ambientata nelle miniere d’oro dell'Africa, e Showtime at the Apocalypse (2013), un ritratto che trasforma la famiglia Kardashian in un riflesso delle paure ed ossessioni dell’Occidente. Un’opera che dimostra come LaChapelle si sia man mano discostato dalla definizione di “fotografi delle star”: il suo talento è soprattutto nel mettere in scena scene dal forte simbolismo, che contengono una critica verso la cultura materialistica occidentale e un richiamo alla natura e alla spiritualità presente nell’essere umano.

LaChapelle si è detto onorato di essere ospite della Reggia di Venaria e ha spiegato il percorso espositivo come un’elevazione dello spirito: «Le prime sono immagini che rappresentano le difficoltà e le tribolazioni, la confusione che regna nel mondo in cui viviamo oggi. Andando avanti nella mostra, il viaggio porta in un posto che va oltre questo mondo, con opere che dipingono la pace che va al di là di quello che noi siamo in grado di comprendere. Io personalmente ho bisogno del contatto con la natura – ha aggiunto – e credo che sia questo il punto del vivere: nasciamo perché dobbiamo fare parte del mondo e non solo usufruirne».

Questa è una necessità che l’artista ha sentito così profondamente da trasferirsi «nella giungla» come ama ripetere, ovvero alle Hawaii. Qui ha infatti ambientato molte delle opere inedite che vengono mostrate a Venaria per la prima volta, parte della nuova serie New World (2017-2019) che rappresenta la sua ricerca della spiritualità in scene di utopia tropicale. Sono opere che tendono ad uno stile meno patinato e più naturale rispetto a quello per cui LaChapelle è noto, come ad esempio in In Nature’s Room I Find the Highest State of Humankind (2019): «Non voglio che il mio lavoro sia identificato con un solo stile, mi piace l’idea di essere libero di esprimermi in modi nuovi. Per me significa essere onesto e permettere a me stesso di crescere» ha spiegato l’artista.

LaChapelle è un grande citazionista che ama riprendere le grandi opere classiche e rinascimentali e reinventarle impiegando elementi contemporanei: al centro del percorso c’è così Deluge (2007) con cui riprende l’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina e le successive After the Deluge con un immaginario mondo dopo il Diluvio Universale. Tante opere in mostra ripercorrono poi i rimandi all’iconografia religiosa cristiana per cui LaChapelle è famoso, come i “Gesù americani” di, per esempio, Sermon (2003), Last Supper (2003), Loaves and Fishes (2003), Anointing (2003), o opere più recenti come Kim Kardashian in versione Maria Maddalena (2018), Annunciation (2019), la Passion de Fleur (2019) che fa da immagine rappresentativa della mostra.

Non mancano le iperrealistiche nature morte di LaChapelle fatte tra 2008 e 2011, e serie come Land SCAPE (2013), Gas (2013), Awakened (2007). Esposta anche Realize – How I Wonder What You Are (2019), opera inedita che anticipa la nuova collaborazione di LaChapelle con Lavazza (è stato annunciato in conferenza che il fotografo firmerà il Calendario 2020).

«La mia speranza è che negli otto mesi in cui sarà esposto il mio lavoro, qualcuno entri e sia colpito da quello che vede – ha sottolineato il fotografo – Spero che chi vedrà queste opere ne sia toccato e ispirato. È quello che deve fare l’arte ed è sempre stato il mio unico obiettivo. Il bello dell’arte e la sua magia, che è anche quella della musica, è collegare persone che non si conoscono per il solo fatto di aver guardato la stessa opera, in una sorta di coscienza collettiva».

Atti Divini è curata da Denis Curti e Reiner Opoku, con il progetto allestitivo di Giovanni Tironi, la mostra è organizzata da Civita Mostre e Musei con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Lavazza.

Informazioni su orari e biglietti online.

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