Premio Italo Calvino: vince l'edizione 2019 Gennaro Serio con L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI - Torino

Libri Torino Mercoledì 29 maggio 2019

Premio Italo Calvino: vince l'edizione 2019 Gennaro Serio con L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI

Torino - «Ho dedicato la maggior parte della mia vita ai libri degli altri», sono le parole di Italo Calvino, il cui nome svetta nel titolo del Premio che a Torino, da 32 anni, viene assegnato agli scrittori esordienti. Fondato nel 1985 poco dopo la morte dell’autore, per iniziativa di un gruppo di suoi estimatori e amici tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila, il Premio guarda a quel lavoro editoriale che Calvino seguì per anni, con attenzione, presso l’Einaudi.

È proprio questo ruolo di talent-scout di nuovi autori a costituire il perno del Calvino, vinto per l’edizione 2019 da Gennaro Serio, autore classe 1989 che ha colpito la giuria per il suo romanzo L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI.La giuria lo ha definito un «coraggioso esperimento metaletterario condotto nel testo con lingua poliedrica, sulla scia dei modelli cosmopoliti di Vila-Matas e Bolaño. Un giallo sofisticato dal gusto ironico e parodistico che vede i protagonisti in viaggio per l’Europa dei luoghi di culto della scrittura terminando nella Gibilterra dell’immortale Molly Bloom».

Una prima menzione speciale della Giuria è andata poi a Cristina Gregorin, per il romanzo L’ultima testimone, «per la capacità di affrontare in modo obiettivo ed empatico la scabrosa pagina della storia italiana che ha per protagoniste Trieste e l’Istria fra guerra e dopoguerra, tra conflitti etnici e politici in un complesso quadro internazionale. L’agire ambiguo dei personaggi gioca a favore della trama e della suspense ponendo in risalto il tema della moralità dell’azione».

Una seconda è stata invece attribuita a Daniela Gambaro, per la raccolta di racconti Dieci storie quasi vere, «una raccolta di racconti che ha come filo rosso il femminile nei suoi aspetti di oscurità, di mancanza, di desiderio, particolarmente incentrata sul tema della maternità variamente declinato e delineato. Punto di forza del testo una scrittura consapevole, attenta al dettaglio e rivelativa di un buon controllo sui meccanismi emotivi e narrativi».

La “menzione speciale Treccani” è stata attribuita a Sergio La Chiusa per il romanzo I Pellicani, che «accoglie all’interno di un testo agile e compatto e per mezzo di una scrittura piana e puntuale in perenne equilibrio tra analisi e ironia, gli stilemi del contemporaneo e li fa suoi in maniera assolutamente originale. La lingua avvolge con sapienza una dinamica post metropolitana, in cui solitudine, angoscia e tensione divengono i colori esatti di una scrittura consapevole che agendo in levare delinea i contorni di un’emotività singolare e al tempo stesso plurale»,

Durante la cerimonia, infine, è stata assegnata a Sildenepro il fantasista ribelle di Roberto Peretto la “menzione speciale del Direttivo” (composto da Franca CavagnoliAnna ChiarloniMario MarchettiLaura MolleaCarla Sacchi Ferrero). L’opera è stata scelta, tra tutti i manoscritti partecipanti al bando, per il suo particolare valore sotto il profilo sperimentale.

Il Premio, stando alla sua fortunata storia e alle altrettanto fortunate vicende dei suoi partecipanti, dovrebbe aprire per vincitore e finalisti le strade del complesso mondo editoriale, permettendo alle loro storie di trovare pubblico e lettori. Il Calvino nasce infatti proprio con l’idea di rivolgersi agli scrittori esordienti e inediti, per i quali non è facile trovare il contatto con il pubblico e con le case editrici.

Sono centinaia i manoscritti che ogni anno giungono in redazione, dall’Italia e non solo: prove di giovani autori, ma anche di scrittori maturi, senza limiti di alcun tipo. Per l’edizione 2019 sono stati 724 i manoscritti partecipanti al bando e scrupolosamente selezionati dai lettori, un lavoro accurato e progressivo che ha condotto gli otto finalisti agli occhi e alla lettura della giuria, composta per questa edizione numero 32 da Peppe Fiore, Giuseppe Lupo, Rossella Milone, Davide Orecchio, Sandra Petrignani.

Il Calvino non seleziona sulla base di una linea precisa, ma guarda alla qualità della scrittura, intercettando da sempre l’emergere di nuove tendenze: «la nostra ambizione è essere rabdomanti della qualità e del nuovo – dicono gli organizzatore - Oltreché dell’autentico. Altra nostra ambizione è l’apertura verso ogni individuo scrivente, senza distinzioni di età, di sesso, di statuto sociale. E oggi, occorre aggiungere, di provenienza culturale e etnica. Questa ambizione, possiamo dire con orgoglio, si è pienamente realizzata».

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