Libri Torino Lunedì 13 maggio 2019

«Nicola Lagioia non si tocca» il Salone del Libro di Torino chiude con un record: le date fino al 2021

Da sx Nicola Lagioia, Silvio Viale, Mauriza Rebola, Giulio Biino
© Alessandra Chiappori

Torino - Un nuovo record, ma questa volta meno miope delle precedenti edizioni: alle soglie dei 150mila visitatori unici registrati nei giorni che sono trascorsi da giovedì 9 a lunedì 13 maggio nel tardo pomeriggio, il Salone del libro 2019, edizione del cambiamento, con la rinnovata gestione della parte logistica e la cabina di regia condotta dalla squadra di Nicola Lagioia, si conferma un evento di successo. Un risultato non scontato, viste le incertezze gestionali che fino a undici settimane prima hanno resa incerta la realizzazione della fiera e viste le polemiche che si sono abbattute con raffiche violente a una settimana dall’apertura.

Tre le parole chiave di questa edizione: entusiasmo, speciale, comunità. Tutte e tre sono state declinate e rilette alla luce delle vicende che hanno preceduto l’edizione 2019 e l’hanno accompagnata proclamandone un nuovo successo record

«Per noi è un momento particolare, si conclude un quinquennio in cui abbiamo lavorato anche per il Salone – ha ricordato Antonella Parigi, intervenuta anche per il presidente della Regione Sergio Chiamparino. All’assessore regionale per la cultura il compito di ricucire i fili di una storia complessa come quella del Salone torinese, caratterizzato da difficoltà amministrative, gestionali, dal divorzio con Aie e dalla fiera milanese, e ancora alla liquidazione e all’asta del marchio che hanno tenuto con il fiato sospeso le sorti della manifestazione. «Dopo anni di grandissima difficoltà, con questa edizione e il suo indiscutibile successo abbiamo concluso il nostro lavoro di ricostruzione – ha detto la Parigi – in questo periodo abbiamo insegnato quanto il Salone e Torino siano luoghi speciali, perché speciale è l’attaccamento della città al Salone, come speciale è infine chi ha riconosciuto qui un luogo di democrazia, aperto e votato alla bibliodiversità. Questo Salone è un esempio di riconciliazione che celebra l’unione nell’Italia della divisione».

E a proposito di divisione e squadra, unanime è stato, da parte delle istituzioni – Regione e Comune – l’appoggio politico al direttore editoriale del Salone, Nicola Lagioia, sul quale sono ricadute le pieghe più recenti delle polemiche. Davanti all’applauso prolungato della stampa presente alla conferenza stampa di chiusura del Salone 2019 per Nicola Lagioia, la sindaca Chiara Appendino ha ribadito la volontà di appoggio allo scrittore: «Nicola Lagioia non si tocca – ha detto il sindaco – questo Salone ha ribadito la capacità di lavorare in squadra per cinque giorni dedicati alla comunità locale e nazionale. È un Salone che ha saputo unire tutta la filiera dopo una serie di scontri, facendo anzi crescere la rappresentanza della filiera editoriale, e che ha dimostrato più volte l’amore dei torinesi per un evento che spesso ha saputo buttare il cuore oltre all’ostacolo. Ogni anno il Salone è stato dato per morto, ogni anno è riuscito ad alzarsi e riconciliarsi ottenendo risultati sempre migliori».

Merito dello spirito del Salone? Tra entusiasmo, squadra e coesione è forse questo il segreto di una fenice che dopo ogni caduta si rialza più forte di prima. Come ha confermato la sindaca, infatti, «lo spirito del Salone non appartiene a un colore politico ma alla comunità dei lettori, scrittori, editori, bibliotecari, scuole, a chi ritrova nel libro un valore aggiunto. Le istituzioni possono cambiare, il valore del Salone no. Nicola con la sua squadra è riuscito a far sollevare il Salone anche in questo anno zero».

Un anno zero che, secondo la speranza di tutti, sarà quello “definitivo”, aprendo così la strada nel 2020 a un’effettiva edizione numero uno, quella di un nuovo corso la cui efficacia è stata confermata dalla nuova gestione targata Torino, al città del libro. Come ha detto il presidente Silvio Viale, citando i dati di accesso ma, soprattutto, il record costituito dalle 11 settimane per l’allestimento – un tempo limite, visti i numeri dell’evento e le necessità logistiche – i tre ingressi hanno funzionato, e il sabato mattina, momento con più accessi, ha avuto numeri da stadio, intorno alle 15mila persone. «Un Salone che ha sovvertito le abitudini del pubblico – ha proseguito Viale – la linea è giusta e nella prossima edizione provvederemo a degli aggiustamenti». Una nuova esperienza di visita, quella del Salone 2019 con l’Oval e i tre ingressi, che ha premiato un modello di visita tranquilla congeniale al pubblico, ma che ha registrato anche una cresciuta dei fatturati della maggior parte delle case editrici presenti.

A proposito della prossima edizione, ecco le date: 14-18 maggio 2020, a cui sono da aggiungere le date del 2021, 13 al 17 maggio. Un segno che attesta la necessità, finalmente ascoltata, porre le basi per una programmazione pluriennale.

Al gruppo di lavoro definito “eroico” sono andati anche i ringraziamenti del presidente della Fondazione Circolo dei lettori Giulio Biino: «tra poco calerà il sipario, ma non verrà meno l’entusiasmo – ha evidenziato Biino citando un altro dei termini chiave di questa edizione – il Salone è una calamita per le difficoltà, le attira tutte e se non le ha le cerca. Nonostante questo abbiamo portato a casa il risultato, anche tra polemiche». Pochi ma precisi gli ingredienti elencati da Biino per il Salone perfetto: competenza, pazienza, un pizzico di sapienza, esperienza e moltissime passione ed entusiasmo, benzina necessaria a far funzionare una macchina da corsa che proseguirà anche per il futuro.

Lo farà grazie anche alla comunità del Salone, un organismo più volte citato e ringraziato da Nicola Lagioia, intervenuto per ultimo alla chiusura del Salone 2019 per commentare e dare una chiusura definitiva al ventaglio di polemiche innalzate alla vigilia della manifestazione. Il contratto del direttore, insieme a quelli della Fondazione, durerà fino al 2021, dato che lascia presupporre anni di lavoro meno agitati di quelli appena trascorsi. «Questa edizione era iniziata in polemica ed è finita in festa – ha detto Lagioia promettendo una formula sempre migliore per gli anni futuri – la comunità del Salone si è allargata, i cancelli del Lingotto si sono aperti e davanti si è presentata infatti la comunità, nonostante le polemiche. Non è un pubblico ma una comunità, qualcosa di denso, bello, saggio, vivo e reale con cui ci confrontiamo tutto l’anno, la conosciamo e frequentiamo e ne facciamo parte. Sono i membri della comunità ad affidarci l’organizzazione del Salone ed è a loro che rendiamo conto. Sono arrivati affetto e vicinanza, una voglia di difendere il Salone che, per questi motivi, non ci ha sorpreso. Potevamo immaginarlo: la comunità del Salone ci fa accedere a una fetta di realtà non scontata».

Di fronte all’ipotesi di fermarsi, quindi, come ha spiegato il direttore, è stata ascoltata la voce della comunità, e non quella di qualche tweet online. Una comunità di 150 persone che hanno riempito le sale del Lingotto e dell’Oval aggirandosi tra libri e incontri per quella che Lagioia ha ricordato essere una «grande manifestazione popolare: vi prego di non dimenticarlo mai».

«Se fosse solo una vetrina non ci sarebbero state le polemiche – ha detto Lagioia smontato punto per punto tutte le accuse ricevute – ma il Salone è un progetto culturale, un luogo simbolico forte dove vige la complessità, il ragionamento. Riuscire a mantenere la calma ci è sembrato un buon consiglio». Ringraziamenti sono andati al Presidente Mattarella per le due belle lettere inviate a supporto del Salone e a tutte le istituzioni vicine alla manifestazione: «ringraziamo i torinesi e i piemontesi per come hanno saputo accogliere il mondo che per cinque giorni è arrivato qui – ha chiuso il discorso Lagioia – hanno dato una prova di compostezza in un paese non sempre composto, una prova di accoglienza in un mondo che non lo è sempre. Una grande lezione di civiltà: ci sono occasioni in cui da questa città chiunque ha da imparare».

L’appuntamento, quindi, è al 2020, con maggiore sicurezza dopo anni in cui libri e storie non hanno mai smesso di portare l’attenzione del pubblico nazionale e internazionale a Torino, città dei libri.

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