Paola e Claudio Regeni al Salone di Torino: «ecco i libri di Giulio»

Cultura Torino Giovedì 9 maggio 2019

Paola e Claudio Regeni al Salone di Torino: «ecco i libri di Giulio»

Torino - Verità per Giulio Regeni, il suo ricordo e la sua eredità intellettuale per i giovani e i meno giovani. Così è iniziato il Salone del Libro di Torino al Bookstock Village, con l’emozionante incontro di Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore assassinato in Egitto a tre anni dalla sua scomparsa. Rapito il 25 gennaio 2016 a Il Cairo, Regeni venne ritrovato senza vita il 3 febbraio. Da allora si sono susseguiti anni di indagini, depistaggi e dibattiti politici nazionali e internazionali. «A questo serve la giustizia, continuare a cercare i suoi assassini e continuare a conoscere Giulio – ha detto il giornalista Marino Sinibaldi introducendo l’incontro, iniziato con frammenti del docufilm Nove giorni al Cairoper impedire che la sua vicenda si chiuda, e per conoscere non solo la sua morte ma soprattutto la sua vita».

«È fondamentale che i giovani e i diversamente giovani stiano sempre con noi nella ricerca di verità e giustizia per Giulio – ha detto Paola Regeni – che sin dall’inizio non è stata solo una ricerca per lui, ma è inevitabile per ricordarci tutti i Giuli e Giulie che in Egitto e in altre parti del mondo finiscono la loro vita precocemente a causa di catture, come i desaparecidos, torture e uccisioni. Giulio non è morto solo perché gli avevano fatto male, ma è stato ucciso deliberatamente. Con Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, ma succede ogni giorno ed è una cosa che non possiamo non dire quando parliamo di lui. Dire che è successo solo a lui sarebbe egoistico e non rispettoso della persona che era Giulio».

«Ci sentiamo di casa a Torino, siamo stati al Salone l’anno scorso e siamo qui passati varie volte. siamo felici della presenza di tanti ragazzi – ha detto Claudio Regeni al pubblico dell’Arena Bookstock composto soprattutto di studenti – che possono capire la figura di Giulio, che era molto simile a tanti ragazzi di oggi e aveva cominciato sin da giovane a porsi problematiche di tipo sociale». «Un importante aspetto dell’educazione di Giulio era la sua autonomia – ha aggiunto – e noi come famiglia abbiamo aiutato a raggiungerla esprimendo la nostra fiducia in lui, nella sua intelligenza, che avesse le capacità di scegliere il percorso migliore per lui».

L’educazione civile di Regeni è passata anche attraverso le scuole e la società, ha aggiunto il padre del ricercatore. «Questo percorso implica che le varie fasi di sviluppo fossero accompagnate da persone responsabili, scuole, istituzioni con a cuore lo stesso tipo di crescita della persona in autonomia, libertà, capacità di espressione a cui noi siamo abituati e che tendiamo a dare per scontato. Purtroppo non è così in tutti i paesi», ha sottolineato.

«Per me la cosa più dolorosa è andare nella sua camera e guardare i libri, guardare tutta la fatica che ha fatto», ha aggiunto Paola Regeni. La madre del ricercatore ha però voluto portare ai ragazzi una piccola sorpresa: una selezione di alcuni libri che più hanno segnato la vita Giulio. Il primo volume, un numero di Topolino: «Quando era in quinta la maestra mi ha detto che Giulio sapeva tante cose per la sua età. Quando sono tornata a casa, gli ho chiesto come fosse possibile e lui mi ha risposto “Leggo Topolino”. Topolino tratta tanti argomenti, e parlo da maestra: lui probabilmente estrapolava nuclei concettuali da Topolino e li estendeva nei suoi studi da autodidatta. Quindi è fondamentale». Gli altri titoli usciti dalla borsa di Paola Regeni sono stati Il dio delle piccole cose di Arudhati Roy in inglese, La scomparsa dell’Italia industriale di Luciano Gallino «tema di cui Giulio era un esperto», Siddharta di Herman Hesse «libro molto citato e sempre formativo che ha letto tante volte e in più lingue», Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini, Martin Muma di Ligio Zanini, Le nonne di Doris Lessing «autrice di cui mi parlava tanto», e l’ultimo 201 Arabic Verbs «per evidenziare la fatica del suo percorso. Lui era figlio di due persone normalissime, ed era arrivato lontano negli studi e con il curriculum internazionale che si era fatto. Purtroppo per noi genitori, che abbiamo sempre detto ai nostri figli di studiare, tutto il suo studio lo ha portato alla morte».

Ma la lotta per raggiungere alla verità sugli assassini e i mandanti continua, come ha sottolineato l’avvocato per i diritti umani Alessandra Ballerini. «Man mano che ci avviciniamo alla verità loro rispondono o con silenzio o con fango. È una continua presa in giro – ha sottolineato – e la dignità di questo paese non può essere calpestata e oltraggiata in questo modo». «Ma il tempo gioca a nostro favore e grazie a voi – ha detto rivolgendosi alla platea Ballerini – perché sempre più persone conoscono Giulio. Siete diventati sempre più numerosi e arrabbiati perché questa verità non viene fuori. In qualche modo ne chiediamo conto alle istituzioni e questo fa si che le persone che avevano paura di parlare ora iniziano a farlo. Ci stiamo faticosamente avvicinando alla verità. Chiediamo a voi di moltiplicarvi» con anche un piccolo gesto come indossare un braccialetto o una spilla gialla. «Un atto così è poco ma è un segno di responsabilità. Giulio siamo noi, poteva succedere a noi, e non deve succedere né a lui ne a quelle persone che ogni fanno la stessa fine in quel paese con cui si fanno affari o si va in vacanza».

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