Teatro Torino Mercoledì 8 maggio 2019

Teatro Stabile di Torino: la stagione 2019/2020 all'insegna del Fair Play

Torino - Fair Play: è un inno al gioco pulito la locuzione inglese che dà il titolo alla nuova stagione 2019/2020 del Teatro Stabile di Torino, accompagnato da un’immagine altrettanto insolita, quella di una bambina dal viso un po’ malinconico, che calza due guantoni da boxe fuori misura per lei. Giocare, recitare, ma senza scherzare, si potrebbe riassumere così l’intento di una campagna comunicativa che tesse il racconto di quel che vedremo sul palco dei tre teatri dello Stabile – Carignano, Gobetti, Fonderie Limone – e che andrà in tournée nel corso del nuovo anno. 74 i titoli programmati in sede e in circuitazione, di cui 17 produzioni (9 nuove produzioni esecutive, 5 nuove coproduzioni e 3 riprese), 38 spettacoli ospiti e 19 allestimenti per Torinodanza.

Del resto ai numeri può ben guardare lo Stabile, confermato saldamente al primo posto tra i Teatri Nazionali nella classifica del MiBAC, con risultati per la stagione 2018 che hanno superato le previsioni più ottimistiche, facendo segnare nell’anno appena trascorso nuovi record per incassi da biglietteria, presenze, abbonamenti, produttività, giornate lavorative, contributi FUS.

«Fair e Play sono due parole che tornano in tutti i nostri contenuti di arte dal vivo – ha sottolineato, commentando il bilancio della stagione in chiusura Lamberto Vallarino Gancia, presidente dello Stabile – ma fair play è anche regole, date dal lavoro di squadra. In quanto ai numeri, sono importanti, segnalano prodotti con particolare appeal che abbiamo proposto, siamo quasi arrivati a saturare le sale, è un segnale bello, di qualità per la vita del territorio».

Da queste constatazioni si ripartirà per la nuova stagione, come e più di sempre attenta al sociale, alle partnership con la città e con il mondo internazionale, specialmente per quanto riguarda il cartellone di TorinoDanza. Tra le novità, il legame con gli European Master Games grazie al progetto che porterà la storia del Campionissimo Fausto Coppi a teatro, e il ritorno della programmazione estiva con Prato Inglese e i suoi due spettacoli, Otello e La bisbetica domata. A Natale inoltre, vista la grande richiesta per il 2018, il Gobetti e il Carignano resteranno aperti per la prima volta, così da venire incontro al pubblico.

Con cinquecento alzate di sipario e un estremo dinamismo, lo Stabile si presenterà così, come ha ribadito Filippo Fonsatti, direttore, «una fabbrica di spettacolo a ciclo continuo». Il teatro, ha ricordato Fonsatti, «è un ambiente che deve saper accogliere una comunità di pubblici diversi, perché di questo è fatto un servizio a una comunità composta di tanti spettatori».In quanto al cartellone, tornerà così la pluralità di repertorio con registi e interpreti affermati e giovani generazioni a confronto con i testi fondamentali del teatro italiano ed europeo. Non mancherà però lo spazio per la drammaturgia contemporanea, con un ventaglio di autori eterogeno che abbraccerà il teatro civile e di narrazione, la ricerca, il dramma borghese fino al mimo e alla clownerie.

«Sarà un programma ricco e composito, capace di proporre a un pubblico, affezionato quanto esigente, molti spunti di riflessione sulle sfide sociali e politiche che il mondo globale pone quotidianamente – dicono dallo Stabile – come sempre, al centro, un progetto produttivo in continuo sviluppo che si specchia in queste tematiche e che, attraverso le peculiarità estetiche e poetiche dei registi e degli attori coinvolti, cerca di superare le convenzioni, ricercando costantemente nuovi e coraggiosi stilemi espressivi».

Valerio Binasco, direttore artistico del Teatro Stabile, dopo aver affrontato il grande repertorio con Don Giovanni di Molière, Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni e Amleto di Shakespeare, apre e chiude la nuova Stagione con due classici del Novecento Rumori fuori scena di Michael Frayn e Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller che segnerà un filo rosso legato alle storie di donne. Sempre a maestri del Novecento guardano infatti in questo senso Leonardo Lidi che cura la regia de La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca; Laura Curino che propone L’anello forte di Nuto Revelli, e Zio Vanja di Anton Čechov affidata a Kriszta Székely, regista residente al Teatro Katona di Budapest che dirige il suo primo spettacolo in Italia.

Nel novero delle produzioni si inseriscono lo spettacolo Fausto Coppi. L’affollata solitudine del campione, un progetto di Gian Luca Favetto; Fuoriusciti di Giovanni Grasso, con la regia di Piero Maccarinelli e Scene di violenza coniugale. Atto finale di Gérard Watkins con la regia di Elena Serra che, per uno speciale  impatto sul pubblico, sarà ospitato presso la Galleria Franco Noero restituendo allo spettatore uno spettacolo di grande effetto emozionale.

Ritorneranno due registi e attori amati: Gabriele Lavia che dirige e interpreta I giganti della montagna di Luigi Pirandello e Filippo Dini  che dopo il successo della scorsa Stagione tornerà con Così è (se vi pare) sempre di Pirandello e con Misery, versione teatrale di William Goldman dal romanzo di Stephen King. A 50 anni dalla prima messa in scena tornerà Eugenio Allegri che in Mistero Buffo (già inserito in Stagione ed esportato a Londra) proporrà con l’istrionico Matthias Martelli nuove giullarate di Dario Fo. A completare il progetto produttivo sono le riprese dei già citati Arlecchino servitore di due padroni e Così è (se vi pare) a cui si aggiunge Se questo è un uomo dall’opera di Primo Levi, diretto e interpretato da Valter Malosti. Infine Il mago di Oz di Lyman Frank Baum, diretto da Silvio Peroni, sarà lo spettacolo che quest’anno il Teatro Stabile dedica ai ragazzi e alle loro famiglie.

Potente il messaggio del “fair play” nelle parole di Fonsatti, che hanno ribadito la centralità del fare teatro, il suo senso sociale e civile. «In una società globale che sempre più si caratterizza per una dialettica manichea, fatta di contrapposizioni radicali a tutti i livelli e dove le divergenze di opinione vengono spesso stroncate con giudizi affrettati e sprezzanti, riteniamo che il Teatro debba preservare il confronto all’insegna della correttezza etica – ha concluso Fonsatti riprendendo l’idea della polis greca – allora si andava a teatro anche per imparare i valori fondamentali della comunità e dopo le rappresentazioni si trascorrevano ore a scambiare opinioni in quello che si considera uno dei primi contesti di costruzione democratica della cittadinanza. Ci siamo idealmente ispirati a quello. La bambina che indossa i guantoni da pugilato, pronta a difendere lealmente una nobile causa, ci ricorda Greta Thunberg che con determinazione riesce a sensibilizzare milioni di giovani verso un futuro più sostenibile e giusto. E ci ricorda Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante: un inno all’adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione politica per cambiare il mondo. Oggi, più che mai, per gestire questo cambiamento senza scontri astiosi abbiamo bisogno di fair play nelle dinamiche socio-economiche e nella convivenza civile, nelle relazioni umane e nelle scelte politiche, recuperando il valore assoluto dell’etica comportamentale, della lealtà, del rispetto per chi la pensa diversamente. Abbiamo scelto di lanciare questo messaggio perché crediamo che per migliorare il nostro mondo anche la Cultura e il Teatro possano e debbano fare la loro parte».

Al fair play, parola chiave della stagione 2019/2020, non poteva che rivolgersi anche Valerio Binasco, direttore artistico, che ha snocciolato i tanti messaggi, metaforici o meno, della bambina-pugile dallo sguardo adulto. «Guarda me, sono il suo avversario e perché vuole combattere con me? – si è chiesto l’attore e regista – se pensate di avere una bambina dentro di voi sapete benissimo perché ha gli occhi tristi. È la mia anima, l’anima di chi fa teatro e ama l’arte».

“Buone maniere”, quindi, ma anche “gioco pulito”: «in un mondo di maleducati non piacerebbero a nessuno, ma oggi i media senza maleducazione andrebbero in rovina. Se però togliamo i media e la politica – ha aggiunto Binasco – scopriamo che fair play nasconde una cosa fantastica: il gioco leale e la dolcezza, la tenerezza. Il rito del teatro è un luogo dove noi uomini guardiamo noi stessi con lo stesso sguardo con cui vorremmo essere guardati dagli angeli. Questa immagine mi dice che siamo i lottatori, i paladini di un’arte profondamente umana, che ispira dolcezza e alla dolcezza si ispira, ma se qualcuno prova a fermarci gli rompiamo il naso. Sono una bambina pugile, siamo dei boxeur: di quelli che si buttano in avanti, che ne prendono un sacco, vanno giù, ma sempre si alzano e ricominciano. Ci vuole molto nobile furore, per difenderci dal grande mostro che sta là fuori, ma fair play ci dice che occorre un metodo nel furore, che la nostra nobile arte bastarda dovrà trovare un punto di incontro tra opposti inconciliabili».

Informazioni su spettacoli e biglietteria per la nuova stagione sono online sul sito del Teatro Stabile Torino.

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