Accordi Disaccordi: il gipsy jazz italiano nato a Torino nel segno di Django Reinhardt

Accordi Disaccordi: il gipsy jazz italiano nato a Torino nel segno di Django Reinhardt

Musica Torino Domenica 28 aprile 2019

Torino - È stato il primo concerto del Torino Jazz Festival 2019 a registrare il sold out. Si tratta dell’appuntamento di venerdì 3 maggio al Grattacielo Sanpaolo con gli Accordi Disaccordi, trio torinese famoso in Italia e oltre confine per essere una delle più interessanti realtà del gipsy jazz, che si esibirà in un format speciale insieme al violinista Florin Niculescu e all’attore Giorgio Tirabassi con uno strumento molto particolare. Con loro ci sarà infatti una chitarra speciale, appartenuta a Django Reinhardt, padre del jazz manouche, e utilizzata nel 1948.

«Sarà un concerto particolare, con una formula ricca di sorprese – racconta Dario Berlucchi, che insieme all’altro chitarrista Alessandro Di Virgilio e al contrabbassista Elisa Lasorsa forma gli Accordi Disaccordi – questo sold out è stata una sorpresa che ci rende molto contenti». In fede alla formula spesso innovativa e sperimentale degli appuntamenti del Torino Jazz Festival, non sarà infatti una serata di sola musica, ma includerà una sorta di racconto il cui filo conduttore sarà proprio la chitarra di Django, una Selmer 704, «una Ferrari delle vecchie chitarre – scherza Dario, che spiega come sia nata l’idea di portarla sul palco – circa un anno fa eravamo alla ricerca di un amplificatore, i musicisti hanno spesso delle fisse per le cose vecchie, e così siamo capitati da un collezionista di Lavagna, in Liguria, che chiacchierando di gipsy jazz ci disse che anche lui aveva una chitarra manouche, non uno strumento normale, ma la chitarra di Django. Ce la mostrò e da questo incontro è nata l’idea di proporre al Torino Jazz Festival con la nostra associazione, Jazz Manouche - Django Reinhardt Torino, uno spettacolo-format che ruotasse intorno a questo strumento, che non suona dagli anni Cinquanta».

I testimonial di questa serata sono tutt’altro che casuali: con Accordi Disaccordi suonerà infatti l’erede di Stéphane Grappelli, il violinista di Django, ovvero Florin Niculescu, con cui il trio torinese si è già esibito in passato. Insieme a loro ci sarà poi il registra e attore Giorgio Tirabassi: «lo avevamo conosciuto a Umbria jazz – ricorda Dario – sapevamo quindi che era appassionato di Django e a sua volta ha presentato uno spettacolo dove suona e racconta il jazz manouche». Note e racconti, musica e storia: sarà questo lo spettacolo degli Accordi Disaccordi: «l’idea – aggiungono loro – è di intrecciare musica e racconti che solo Tirabassi sa dare così bene, suonerà poi qualche brano con noi in una storia di storia del jazz manouche che includerà la musica di Django, la sua chitarra, nonché la nostra realtà».

Gispy o manouche, non importa come lo si chiami: è il jazz tutto europeo “inventato” dalla ormai mitica figura di Django Reinhardt, che proveniva proprio da una famiglia sinti di etnia manouche, da qui il nome della sua musica. «Gispy o manouche non fa differenza – spiegano gli Accordi Disaccordi – forse gipsy jazz è il termine più appropriato quando ci si riferisce alla nuova generazione di artisti non più solo tradizionale. La musica gipsy si può suonare in tante maniere, quella di Django è l’origine, ha un suo stile e un suo repertorio, poi negli anni Ottanta ha avuto una seconda giovinezza con Biréli Lagrène e Florin Niculescu, che hanno portato il manouche a una sua versione 2.0, contaminandolo con le sonorità del jazz più moderno e proponendo un repertorio non solo più tradizionale ma allargato alla sperimentazione e all’avanguardia moderna».

Come tutto il jazz, anche questo filone nato al di qua dell’Atlantino ha infatti in sé la caratteristica di non essere mai statico, ancorato a sé, ma anzi di lasciarsi contaminare e di evolvere nel tempo. Il jazz manouche nasce già come musica contaminata: il suo contesto è la Parigi anni Trenta, una città in cui l’humus artistico era particolarmente vivace. In Europa la musica gispy era ballata e usata come forma di intrattenimento, mentre dagli Stati Uniti iniziavano ad arrivare via radio e con i dischi i suoni del jazz. «Guerre e contaminazioni culturali crearono un incontro tra queste due musiche – osserva Dario raccontando l’origine del jazz manouche – Django all’inizio suonava il banjo in maniera tradizionale, ma ebbe l’idea geniale di fondere i due sound, quello gitano tradizionale con l’avanguardia rappresentata dal jazz di oltreoceano. Creò uno stile unico del suo genere, senza precedenti, contaminando la musica americana con quella europea e dando vita all’unica forma originale di jazz europeo che si suona con la chitarra, strumento prettamente gitano, perché la batteria era uno strumenti americano, non era conosciuta».

La parte ritmica è infatti sostituita, nel gipsy jazz, da una chitarra, che si affianca a quella che rappresenta la parte di accordi in genere eseguita dal pianoforte. Ecco dunque nascere il trio Accordi Disaccordi, con Dario e Alessandro alle chitarre, ed Elia al basso. Un nome non casuale, che deriva da un’altra bella storia, questa volta presa in prestito dal mondo del cinema. Forse non tutti sanno infatti che il film del 1999 Sweet and Lowdown di Woody Allen è stato tradotto in italiano proprio con Accordi Disaccordi. «Noi siamo nati dopo aver visto Midnight in Paris di Woody Allen – racconta Dario – Non suonavamo già insieme, ci siamo conosciuti all’università e, dopo aver visto il film, ci siamo appassionati alla colonna sonora. Qualche giorno dopo vedemmo anche Accordi Disaccordi, e ci venne voglia di andare a suonare in strada: era una cosa molto particolare, quel sound e quella musica portavano per strada. Da lì siamo volati in Inghilterra, dove è nato tutto, la strada ci ha portato a suonare sempre più brani in quel modo lì, ci piacevano, la gente si fermava e ci ascoltava, avevamo capito che era una cosa fatta a modo nostro e ci piaceva tantissimo. Lanciati in questa carriera di buskers, musicisti di strada, siamo arrivati per le strade di Perugia durante Umbria jazz, lì l’organizzazione ci ha notati e ci ha convocati per l’anno successivo, quest’anno sarà la quinta o sesta edizione. È tutta una storia alla Cenerentola!».

Di note in strada, i torinesi Accordi Disaccordi hanno così iniziato a girare il mondo, facendosi conoscere e apprezzare ovunque, dagli States alla Russia. Tra le prossime mete c’è persino l’Australia, dove gli Accordi Disaccordi saranno in concerto a Sidney e Brisbane, ambasciatori della musica italiana nel mondo. Arriveranno poi la Danimarca, i Musei Vaticani, e non mancheranno mete italiane ormai classiche come Umbria Jazz, ma anche il Blue Note di Milano, dove saranno in concerto il 14 maggio 2019. Il tutto, senza mai dimenticare Torino, la loro città, di cui dicono, dopo aver girato tanto, si tratti di una delle più belle città di Italia: «lo è sia a livello urbanistico sia a livello di persone, musica ed energia che ruota intorno alla musica – spiegano – quando abbiamo iniziato a suonare in strada nel 2012 eravamo davvero in pochi, non c’era la moda ed era una novità anche per noi. Fin dal primo momento il pubblico torinese, un po’ come tutto il mondo per la musica casuale nata per strada, ha avuto un’attenzione particolare, unica, e un rispetto molto grande per gli artisti: in tanti girando per la città si fermavano ad ascoltarci».

È infatti per strada che gli Accordi Disaccordi sono cresciuti e hanno dato spazio al jazz manouche in passate edizioni del Torino Jazz Festival, con un gazebo in via Roma allestito per tutti gli artisti che avessero voglia di cimentarsi: «adesso siamo impegnati su altri fronti – aggiungono loro – ma siamo contenti che questa abitudine abbia preso piede e abbia sempre più successo anche se la musica di strada ogni tanto crea problemi: noi ci auguriamo che continui invece, e che il Torino Jazz Festival diventi un punto di riferimento come già dimostra di essere, rendendo la nostra città sempre più interessante dal punto di vista musciale e turistico: la musica smuove un sacco di persone e continuerà a farlo».

Se non avrete occasione di gustarvi il concerto del 3 maggio al Torino Jazz Festival 2019, le occasioni di ascoltare dal vivo gli Accordi Disaccordi non mancheranno: durante la stagione invernale il trio è impegnato una volta al mese al Jazz Club di Piazzale Valdo Fusi per l’ormai tradizionale Jam session manouche, che la domenica sera li vede aprire la serata aperta alle libere improvvisazioni sul palco, dove chiunque è benvenuto. Quella di maggio 2019 sarà l’ultima jam session prima della pausa estiva, e avrà per ospite un coro gospel, in una combinazione molto singolare. Per chi ama ballare, riprenderà anche in questo caso dopo la pausa estiva la serata Lindy Hop a Swing in The Beach. La novità dell’autunno, sulla quale il trio rivela ancora poco, sarà invece una sorta di secret concert che prenderà vita una serata speciale con ospiti ogni volta diversi in un luogo di grande fascino ma con capienza massima di poche decine di persone: «si suonerà con la gente tutto intorno – anticipano gli Accordi Disaccordi – il repertorio sarà il nostro ma sarà una situazione diversa per il pubblico, il contatto con le persone ci fa piacere e quando siamo tutti insieme si crea qualcosa di interattivo. Di questo format daremo maggiori dettagli da settembre in poi». Intanto, non mancheranno concerti e collaborazioni di vario tipo, senza contare Umbria Jazz, il Milano Django Festival ma anche il Castello del Valentino: sarà un’estate ricchissima per il trio “gipsy” torinese, potete seguire tutte le novità e le date sul loro sito o sulla loro pagina Facebook.

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