Mostre Torino Giovedì 18 aprile 2019

Giorgio De Chirico tra Neometafisica e Arte Contemporanea alla Gam di Torino

Torino - Giorgio De Chirico nella maturità e l’influenza che ha avuto sulle successive generazioni di artisti sono al centro della nuova mostra alla Gam di Torino, Giorgio De Chirico. Ritorno al Futuro - Neometafisica e Arte Contemporanea. Aperta al pubblico dal 19 aprile al 25 agosto 2019, è una delle grandi mostre del 2019 per la città, a cui ne seguirà un’altra, annunciata in conferenza stampa, dedicata al genio del Rinascimento italiano Sandro Botticelli.

Questa di De Chirico, principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica, è «Una mostra che dimostra, se ce ne fosse bisogno, la vitalità della Fondazione Torino Musei dopo essersi risistemata nell’ultimo anno con le mostre a Palazzo Madama, al MAO e oggi alla Gam – ha affermato in conferenza stampa il presidente di Fondazione Maurizio Cibrario – Dopo il successo dei Macchiaioli, questa che si presenta con tutti i crismi per essere una mostra di altissimo livello.  Ma siamo solo alle porte del metà anno, e lo finiremo con una mostra su Botticelli con un dialogo legato ai pittori del ‘900 sulla falsariga di quanto fatto per De Chirico».

«De Chirico, pur essendo apparentemente burbero, aveva piacere che la generazione successiva di artisti gli rendesse omaggio» ha raccontato all’anteprima della mostra il curatore Lorenzo Canova: ecco che Giorgio De Chirico. Ritorno al Futuro - Neometafisica e Arte Contemporanea, è «uno studio storico del’arte in cui abbiamo studiato gli artisti che hanno avuto l’influenza di De Chirico e l’hanno riconosciuta in vari modi – ha aggiunto Canova – citandolo, reinterpretandolo o che hanno fatto lavori di derivazione con omaggi espliciti. Alcuni hanno avuto rapporti diretti con l’artista, e tutti hanno una relazione dichiarata e riconosciuta con la pittura del Maestro».

Alla Gam sono esposte 102 opere divise in sette sezioni: 43 opere di De Chirico (provenienti dalla Fondazione a suo nome) e che esplorano la tarda produzione dell’artista – soprattutto sull’ultimo decennio della sua vita, dal 1968 fino alla sua morte avvenuta nel 1978 – che sono affiancate ad opere di artisti italiani e stranieri contemporanei ispirati dal suo genio.

Gli accostamenti della mostra «dimostrano come questo straordinario artista sia stato non un genio isolato ma abbia ispirato e contaminato molte tendenze dell’arte di oggi – ha notato Pietro Folena, presidente dell’associazione MetaMorfosi che è tra i promotori della mostra. In questo gioco di rimandi tra passato e futuro c’è anche la presenza di un disegno di Michelangelo Buonarroti, che è stato tra i grandi ispiratori di De Chirico: un piccolo capolavoro presente proprio grazie a MetaMorfosi, che è «tra gli sviluppatori del patrimonio di Casa Buonarroti i Firenze che possiede il più grande archivio di disegni e bozzetti di Michelangelo».

Il padre della pittura metafisica è senz’altro tra i protagonisti dell’arte in Italia del 2019, con tre altre mostre attualmente in corso a lui dedicate: Giorgio De Chirico. il volto della Metafisica a Palazzo Ducale di Genova,  De Chirico e Savinio alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) e Giorgio De Chirico Silenzio Metafisico all’Historian Gallery di Gavirate (Varese). Ma per Paolo Picozza, presidente fondazione De Chirico, «fra tutte le più sorprendente è questa» dato che è «la prima in assoluto» che affronta l’impatto di De Chirico nell’arte contemporanea. «Una mostra così allargata non si era mai tentata – ha sottolineato Riccardo Passoni, l’altro curatore della mostra – l’idea era quella di portare il messaggio dechirichiano e innervarlo dentro tanta arte contemporanea».

L’importanza di questa mostra è proprio la prova del suo lascito intellettuale. Picozza, che è stato l'avvocato di De Chirico, ha voluto ricordare «l’importanza e il significato che Torino è forse stata la città che lo ha influenzato di più» ed ha brevemente ripercorso le traversie della lunga carriera dell’artista nato nel 1888, che cominciò la sua prolifica attività di pittore già nel 1910. «De Chirico, dato per morto già nel 1918 quando aveva finito il suo ciclo metafisico, è poi rinato in continuazione come la fenice con forme e stili diversi. Durante il periodo del ventennio aveva cercato inutilmente di avere degli allievi, ma gli era stato impedito perché era sospettato di antifascismo. «È merito dei curatori di averci fatto conoscere i tanti autori, almeno una cinquantina, che in un modo o nell’altro si sono rifatti all’ultimo De Chirico. È una mostra impegnativa che forse si poteva fare solo a Torino e destinata a rimanere nella storia dell’artista».

Canova ha poi spiegato la genesi del titolo: «Si chiama Ritorno al futuro proprio riprendendo il titolo del film, dove il protagonista va con la macchina del tempo nel passato e cambia il suo futuro. De Chirico diceva: ‘Eraclito ci insegna che il tempo non esiste e che sulla curva del’eternità in passato e l’avvenire coincidono’.  Aveva l’idea dell’eterno ritorno, per lui tornare indietro voleva dire andare avanti. Tornare non solo ai grandi maestri, ma anche al suo stesso passato di artista metafisico che influenza le generazioni future».

Tra i partner della mostra, oltre a Reale Mutua, anche Sky Arte, che produrrà con MetaMorfosi un breve documentario che verrà poi trasmesso nelle prossime settimane.

Ecco quindi com’è composto il percorso espositivo alla Gam. La prima sezione è dedicata esclusivamente a Giorgio De Chirico Neometafisico, in cui si staglia il capolavoro Orfeo trovatore stanco, insieme ad altre opere con protagonisti i suoi emblematici manichini come Tristezza di primavera e Il meditatore.

Quelle successive presentano molte sue opere in un dialogo ideale con quelle di artisti che gli hanno reso omaggio o che ne sono stati ispirati: ecco quindi la seconda sezione, Citazioni, che vanta l’omaggio della pop art con Le Muse Inquietanti di Andy Warhol (1982) (ancora da inserire in mostra, a causa di disguidi di dogana, al momento dell’anteprima stampa), e poi Ugo Nespolo, Mario Schifano, Emilio Tadini, Luigi Ontani, Mario Ceroli.

Dalle citazioni ci si sposta alle Derive, con i risultati dell’influenza di De Chirico su tanti artisti che ne hanno ripreso elementi reinterpretandoli secondo le loro visioni, tramite quadri, fotografie e installazioni: tra gli internazionali Henry Moore e Philip Guston, tra gli italiani Gabriele Basilico, Franco Angeli, Alessandro Mendini.

La quarta sezione della mostra, Verso Michelangelo, è dedicata al tema della citazione e della ricerca pittorica tipica dello stesso De Chirico e cela quindi il piccolo tesoro di Michelangelo, in mostra per la prima volta: si tratta dello Studio di braccio per una figura della Volta Sistina, proveniente da Casa Buonarroti. Il prezioso disegno viene accostato a studi di De Chirico degli affreschi michelangioleschi insieme ad opere citazioniste di Tano Festa.

Tra i temi centrali di De Chirico c’è la rappresentazione di monumenti, architetture, la figura umana pietrificata: proprio a questo aspetto è quindi dedicata la quinta sezione, Spazio Scultura. Tra le opere in mostra alcune sculture di Mimmo Paladino, il video della performance VB 47 di Vanessa Beecroft, il poetico modello di Teatrino Familiare di Giosetta Fioroni.

Tra gli elementi centrali dell’opera di De Chirico c’è poi l’ombra, evocatrice di inquietudine e fascinazione, e per questo si chiama Ombre la sesta sezione: qui si trovano opere di Ruggero Savinio (figlio del fratello di De Chirico, Alberto Savinio), Renato Guttuso, Gio Marotta e Giuseppe Uncini.

Conclude quindi la mostra la sezione L’artista, l’identità e lo studio, dedicata agli autoritratti con cui De Chirico ha anticipato la body art e all’immagine dell’artista che traspare dalle sue opere: tematiche poi reintrepretate da artisti come Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto e Fabio Mauri. 

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