Vista dall'alto: Torino cambia prospettiva nella mostra fotografica di Urban Lab

2019-03-22 11:47:37

Da giovedì 21 marzo a domenica 15 settembre 2019

© Michele D'Ottavio

Torino - Un punto di vista diverso, una prospettiva nuova e insolita: ecco una Torino nuova, una Torino vista dall’alto, questo è il titolo del nuovo progetto e della mostra proposta dall’Urban Lab di piazza Palazzo di Città, che espone gli scatti di Michele D’Ottavio. Riprese aeree che, ribaltando i panorami “classici” che ormai impazzano anche sulle foto circolanti online, svelano geometrie, confini e forme di una Torino diversa da quella pensata e vissuta “con i piedi per terra”.

Una visione nuova, che presuppone l’allenamento dello sguardo, come quello effettuato da D’Ottavio a bordo di un areo biposto: solo così sarà possibile sollevare interrogativi e mostrare viste finora inesplorate. Guardare da altri punti di vista per indagare rapporti e articolazioni inedite tra “centro” e periferie, natura e costruito, alto e basso, infrastrutture e territorio, e arrivare così a costruire una narrazione diversa del territorio urbano.

Torino vista dall’altro non è infatti una semplice sequenza di vedute aeree, ma il frutto di un’attenta osservazione del contesto metropolitano in cui si scoprono scorci e prospettive originali in cui fiumi, strade, boschi e palazzi si presentano sotto una luce completamente nuova, accendendo un paesaggio di un’inaspettata bellezza che merita di essere raccontato

Tre le dimensioni della mostra, che inizia fuori, sotto il porticato della piazza, con grandi scatti che indagano, sorvolandola, la città e i suoi dintorni. Dalla natura selvaggia del parco della Mandria che, a detta di Michele D’Ottavio, sembra il Canada, ma ha la città di Torino immediatamente alle spalle, fino allo sfarzo della Reggia di Venaria che, con il suo Castello e il su parco, nobilita la periferia della città, rendendola un esempio unico. Ci sono le geometrie urbanistiche dei palazzi di Falchera, Porta Palazzo “rubata” al traffico quotidiano dalla cima del pallone aerostatico di Borgo Dora, la pista del campo di volo, oggi troncata dopo l’apertura di Caselle.

All’interno di Urban Lab la mostra prosegue accostando temi e fotogrammetrie d’epoca. Si evidenzia così, inseguendo bordi e margini, pieni e vuoti, fiumi e fabbriche, il cambiamento di Torino nel corso dei decenni, confermato dal confronto offerto da vecchie fotografie scattate dall’alto, fortemente cambiate nel tempo. Non manca la possibilità di interagire con questa nuova visione di Torino grazie non solo all’archivio fotogrammetrico, ma a un tavolo il cui piano rappresenta Torino dall’alto e sul quale segnare i propri luoghi del cuore, o semplicemente quelli che si sono riconosciuti.

«Dopo tanti anni di lavoro su Torino, questo è quello in cui mi sono divertito di più – racconta D’Ottavio – è un luogo che tutti conosciamo, e che fissiamo in foto veloci, mentre il mio lavoro si è svolto in un anno, da febbraio a ottobre 2018, accompagnato da una ricerca per riuscire a raccontare cose nuove. Sono paesaggi che non riconosciamo, ho cercato di spostare lo sguardo, il punto di vista». Emergono così le mappe, le piante urbane di quartieri e sobborghi, il corso dei fiumi: viene sovvertita la percezione dello spazio, e anche Torino può raccontarsi in modo nuovo, insolito.

In linea con il tema dell’edizione 2019 di Biennale Democrazia, di cui la mostra è evento parallelo, il visibile e l’invisibile si inseguono in questi scatti, che confermano la presenza sotto i nostri occhi di un invisibile che si nasconde immediatamente dietro a ciò che vediamo. Un tema che si riallaccia all’osservazione del territorio e che porta a riconsiderare Torino rispetto a un immaginario canonico e ormai scontato. L’invito a uno sguardo rinnovato non può così che accompagnarsi a un immaginario che guarda al futuro. La città è infatti tessuto vivo, una trama in cui si addensano o si rarefanno cose, che appaiono chiaramente rovesciando le prospettive. Come guardare Torino da Stupinigi, aggirando il classico panorama che si tuffa sulla facciata della Palazzina reale di caccia, o come sorprendere quel che resta di antiche infrastrutture come il gasdotto oggi vicino al moderno campus universitario.

Per Torino vista dall’alto, il lavoro di Urban Lab si è svolto in sinergia con i soggetti del territorio, da cui sono nate attive collaborazioni come il primo numero di una collana di quaderni dal titolo Città Visibile, che gioca con il celebre classico calviniano e non a caso vede la collaborazione della Scuola Holden. «Si tratta di piccoli cataloghi delle mostre che con i loro materiali contribuiscono ad arricchire l’archivio di Urban Lab, costruito attraverso il nostro lavoro di ricerca e mappatura – spiega la direttrice Valentina Campana – Ogni volta ospiteremo il contributo di occhi e voci esterne, per avere visioni e prospettive molteplici della città che cambia». In questo primo volume il racconto è stato realizzato da Raffaele Riba, scrittore (Il suo ultimo libro è La Custodia dei cieli profondi, 66thand2nd).

La mostra è anche l’occasione per vedere all’opera Scribit, un piccolo robot disegnatore che consente di rappresentare e fruire i contenuti digitali in modo alternativo – su qualunque superficie verticale, ma senza uno schermo, e che rappresenta la prima occasione di collaborazione tra Urban Lab e lo studio Carlo Ratti Associati.

La mostra è visitabile sotto portici di piazza Palazzo di Città e presso la sede di Urban Lab, piazza Palazzo di Città 8/f, dal 21 marzo al 15 settembre  2019, dal martedì al sabato dalle 11 alle 18 con ingresso libero.

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per Vista dall'alto: una mostra fotografica a Urban Lab

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