Cultura Torino Mercoledì 20 marzo 2019

Il centenario di Primo Levi a Torino: spettacoli e incontri su un intellettuale dalle tante anime

© Foto Renzo Levi (per gentile concessione)

Torino - Il 21 febbraio ha preso ufficialmente il via da Fossoli, il campo di concentramento da cui proprio in quei giorni, nel 1944, Primo Levi partì su un vagone destinato ad Auschwitz, il calendario di appuntamenti che, per tutto il 2019, celebreranno il centenario della nascita dell’intellettuale torinese testimone dell’orrore nazista, chimico e scrittore.

Dietro alla promozione di un programma di iniziative ricco e in divenire c’è il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, nato nel 2008 a Torino, la città dove Primo Levi ha vissuto tutta la sua vita, con la finalità di raccogliere edizioni delle opere, traduzioni – numerosissime, Levi è tradotto in 45 lingue – e promuovere la ricezione dell’opera. A fianco alla ricerca, ci sono poi le iniziative, tra cui spicca la Lezione Primo Levi, che si svolge ogni anno in autunno e che nel 2019 andrà a inserirsi nello speciale calendario del centenario.

«Tutto quello che Levi scrive, è scritto per l’oggi -ha detto Ernesto Ferrero, presidente del Centro Primo Levi, durante la toccante lettura che Fabrizio Gifuni ha fatto a Fossoli: «Leggere Primo Levi ci fa capire una volta di più, sempre di più, che solo la grande letteratura e la grande arte saranno in grado di salvarci dalle acque del diluvio globale». Tra le missioni del Centro c’è infatti anche e soprattutto quella di scoprire e riscoprire l’opera dello scrittore, lezioni che, secondo la definizione di “classico” fornita da Calvino, non esauriscono mai il loro potere di conoscenza, e forse, nell’oggi, riescono a diventare ancora più profonde.

«L’inaugurazione del centenario era un evento costruito, volevamo segnare l’inizio il giorno in cui Primo Levi fu deportato ad Auschwitz – racconta il direttore del Centro, Fabio Levi – è stato un via molto significativo: abbiamo deciso di cominciare parlando di lager con letture di Fabrizio Gifuni tratte da Se questo è un uomo e da I sommersi e i salvati, anche se l’obiettivo del Centro è di offrire una rappresentazione di Primo Levi a tutto tondo, che possa rappresentare tutte le anime della sua opera. Il che nulla toglie alla centralità della riflessione sul lager che, anzi, diventa una sorta di motore, un punto di riferimento per analisi che spaziano in molte altre direzioni».

Capitoli del libro Primo Levi che, uno dopo l’altro, saranno sfogliati nel corso di questo centenario tra opere, temi, riletture. Il calendario delle iniziative non ha una natura chiusa ma è in continua costruzione: ogni giorno arriva tra gli uffici del Polo del 900, dove il Centro ha sede, la notizia di nuovi eventi che si svolgeranno nei più diversi luoghi di Italia e del mondo intero. Ci sono stati ricordi e omaggi a Primo Levi a Pretoria, a Istanbul, Mosca, Pechino, Rio De Janeiro, Città del Messico, Berlino, Cambridge. Un ventaglio di mete che restituisce il sapore di un intellettuale cosmopolita, un po’ come il Tino Faussone de La chiave a stella, Premio Strega esattamente quarant’anni fa, nel 1979. L’idea del Centro è quella di funzionare da stimolo e punto di riferimento in un lavoro che si svolge nella collaborazione aperta con il Mibac e con altri istituti di cultura.

Anche a Torino l’allestimento delle iniziative ha visto la collaborazione dei maggiori istituti culturali della città. L’evento centrale sarà al Teatro Carignano dal 23 aprile al 12 maggio, si tratta della presentazione di Se questo è un uomo in forma teatrale. Non la versione realizzata a suo tempo da Levi ma una presentazione del libro in forma ridotta e riadattata per il teatro. Ci sarà un solo attore, Paolo Pierobon, e un coro. Lo spettacolo è già prenotato al Piccolo di Milano e all’Argentina di Roma e girerà l’Italia probabilmente in due versioni, una completa e una ridotta. «Una delle cose che ci interessa è che tutti possano fruire delle nostre proposte – spiega il direttore - ogni cosa che facciamo deve sempre essere ripetibile, e gli interlocutori non devono essere messi in difficoltà economica. A noi interessa che Primo Levi circoli, che se ne discuta da tanti punti di vista, compatibilmente con le esigenze di un pubblico vario».

La mediazione con il pubblico è fondamentale nelle attività del Centro, la chiave di volta dell’attività di promozione è infatti una domanda: perché Primo Levi dovrebbe essere interessante per il pubblico di oggi? «Io cerco sempre di capovolgerla – fa notare Fabio Levi – domando quali sono le sollecitazioni che vengono dalla realtà contemporanea e che portano l’attenzione su Primo Levi, rendendolo indispensabile. Sono sollecitazioni numerose. Per fortuna Auschwitz non si è ripetuta nella forma in cui si è manifestata allora, ma ci sono stati episodi della storia recente che richiamano quell’esperienza, pensiamo alla situazione bosniaca dopo la guerra: in quel contesto Levi diventa un riferimento necessario. C’è il tema della vergogna del sopravvissuto, quello del silenzio dopo la strage in una realtà come Srebrenica, la cui rottura è difficile e richiede tempo.  E poi ci sono molte altre ragioni per volgere l’attenzione a Levi: il ruolo della scienza nella società contemporanea per esempio, la responsabilità dello scienziato, tema che lui aveva affrontato con originalità, e poi il linguaggio, che lui ha lavorato adattandolo di volta in volta all’argomento che affrontava».

La parola come alfiere, attraverso pagine, temi, racconti autobiografici e storie, scienza, letteratura e fantasia: al cuore della lettura e rilettura di Primo Levi, e della sua attualità senza tempo, c’è proprio l’entità sempre più sottovalutata, sfilacciata e labile costituita dalla parola. «Il punto di vista di Levi è sempre straordinario – commenta il direttore del Centro studi – il suo linguaggio non è semplice, ma arriva all’obiettivo e riesce a comunicare in un modo estremamente nitido e pulito. È interessante interrogarsi su quel linguaggio, capire come sono usate le parole quando vanno al significato letterale e alla loro origine etimologica, studiare l’uso degli aggettivi, con cui lui riesce a costruire situazioni».

Primo Levi non sembra soffrire la distanza da un passato che, seppure recente, le nuove generazioni non conosco direttamente ma solo attraverso le narrazioni. Ed è proprio la narrazione dell’autore torinese a rientrare tra le letture scelte da studenti delle superiori e giovani universitari, non solo attraverso i consigli scolastici. C’è chi entra in contatto con Primo Levi a età diverse attraverso canali vari, dalla famiglia, al Giorno della memoria, chi lo riprende per conto proprio, chi parte dalle poesie o dalla narrativa.

«Arriva prima di tutto il Levi testimone – specifica il direttore – lo scrittore è noto invece ai lettori non monocordi. A scuola si parla di Levi in letteratura italiana, ma compaiono anche altre facce, quelle per esempio di La chiave a stella, Il sistema periodico, i racconti. È come se fosse stato rotto il contenitore del testimone, la gente si rende conto, in particolare i ragazzi, che c’è altro. Levi è un autore che riesce ancora a parlare alle generazioni di oggi, è diventato un classico: i lettori ci hanno impiegato un po’ di tempo ma ora se ne stanno rendendo conto».

Sarà infatti il Primo Levi prismatico a essere omaggiato nel centenario: oltre allo spettacolo del Carignano sono infatti previste al TPE letture da Il sistema periodico e uno spettacolo con Luigi Lo Cascio. In programma poi una giornata di studi a Milano su Primo Levi a scuola, bilancio e rilancio per il futuro grazie all’edizione scolastica de I sommersi e i salvati. Non mancherà la Lezione Primo Levi, quest’anno costruita come una giornata di studio tra quanti hanno vi hanno partecipato negli anni passati. Il Polo del 900 promuoverà Primo Levi al Plurale, occasione in cui i vari enti e istituti del Polo parleranno dell’autore, ciascuno dal proprio punto di vista.

Ancora a Torino, ma in ottobre, arriverà una speciale lettura multilingue di Primo Levi, esperimento già effettuato in varie occasioni e che sarà ripetuto alla chiusura del centenario come momento simbolico. Nell’aula magna della Cavallerizza Reale ragazzi di età e provenienza diversa leggeranno nella propria lingua, con traduzione in italiano, passaggi da La Tregua, il libro più internazionale ed europeo di Levi. «Ogni volta che abbiamo proposto questo evento si è rivelato emozionante – spiega Fabio Levi – rende protagonisti ragazzi stranieri che si impadroniscono del testo e lo ripropongono nella loro lingua sottolineandone la dimensione universalistica. È un bel messaggio implicito, senza bisogno di introduzioni».

È infine partita nello scorso autunno una speciale “caccia al libro” dedicata alla prima edizione di Se questo è un uomo, uscita nel 1947 per l’editore De Silva in sole 2500 copie prima del successo con Einaudi. Il Centro Primo Levi ha infatti deciso di rintracciare quelle prime copie e ha già ottenuto un centinaio di risposte. «L’idea – spiega Fabio Levi – è quella di fare una ricerca sistematica e rivolgerci prima di tutto alle biblioteche, dove abbiamo trovato parecchi volumi, anche tra i cataloghi accessibili. Abbiamo creato una scheda per raccogliere tutte le informazioni sul libro e la sua storia, chi l’ha posseduto, lo stato di conservazione, le sottolineature, le dediche. Per le biblioteche non possiamo interrogare nessuno, ma i possessori sì. L’obiettivo è di andare a ricostruire il percorso che ha portato un libro fragilissimo a diventare invece un testo fortissimo, con una diffusione mondiale».

Una storia bella e unica che sarà raccontata al Salone del libro e, probabilmente, darà vita a una pubblicazione. Ma anche una storia per sostenere la quale, insieme a tante altre attività di ricerca, il Centro ha inaugurato una raccolta fondi online a cui è possibile contribuire.

Intanto, il calendario completo degli eventi per il centenario è in aggiornamento e visibile sul sito del Centro Primo Levi. Il prossimo appuntamento sarà quello con Biennale di Democrazia, il 27 marzo al Teatro Regio, con I sommersi e i salvati interpretato da Fabrizio Gifuni.

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