Il Polo del '900 di Torino tra condivisione, partecipazione, innovazione: gli eventi del 2019

Il Polo del '900 di Torino tra condivisione, partecipazione, innovazione: gli eventi del 2019

Cultura Torino Venerdì 15 marzo 2019

Torino - Tre anni da festeggiare: anni di iniziative, coesione, crescita e condivisione. Il Polo del 900 è la realtà torinese inaugurata nel 2016 che con le sue 12 fondazioni e 6 associazioni, si presenta oggi come una grande casa forte di una scommessa vinta, quella di riunire tanti piccoli enti, ciascuno con la propria storia individuale e il proprio prezioso archivio. Forte, oggi, dei suoi primi mille giorni contraddistinti da ben 980 iniziative che hanno registrato, con costante aumento 152mila presenze in un triennio, il Polo ha presentato in un format inedito e giovane le attività per il 2019, caratterizzate – cifra distintiva di questa struttura che sorge nei palazzi juvarriani di corso Valdocco – da interdisciplinarità e forte radicamento nella storia di ieri, per capire l’oggi e il domani.

«Abbiamo costruito un’immagine buona e forte – ha spiegato Sergio Soave, presidente della Fondazione Polo del 900 – dopo questo giudizio esterno positivo sulla validità della nostra offerta e dei nostri prestigiosi archivi e biblioteche iniziamo ad avere difficoltà di spazi, dobbiamo allargare il perimetro». Le vere novità strutturali arriveranno con la bella stagione però, come ha confermato il direttore del Polo, Alessandro Bollo, che ha annunciato la caffetteria, il bookshop e l’area attrezzata in cortile per le attività esterne, in arrivo per il futuro prossimo.

La presentazione delle attività per il 2019 è stata arricchita dalla presenza di Marco Cammelli, presidente della Commissione Attività e Beni Culturali ACRI, che ha sottolineato la particolarità dell’esperienza rappresentata dal Polo del 900 in un contesto, quello Torinese, a sua volta speciale. «Il Polo del 900 è partito sulla strada giusta – ha detto – è un’esperienza meritevole e deve essere considerata con attenzione anche per le forme di cooperazione tra promotori e soci che ha attivato». In linea con gli obiettivi formativi ed educativi del Polo del 900, con i suoi archivi, “caveau” della memoria novecentesca, Cammelli ha ribadito la centralità del 900, il “secolo breve”, ma anche il punto di origine dello smarrimento odierno. Secondo Cammelli infatti il sentimento contemporaneo «deriva da quel che è successo nel Novecento. È un segno di un vuoto, non di un cedimento, della mancanza di echi e radici su cui abbiamo molto da pensare per molte ragioni, e da diversi punti di vista. Non dimentichiamo che il 900 è anche l’ultimo secolo cartaceo, fatto che porta a ragionare sul futuro degli archivi».

Cancellare gli archivi è eliminare infatti testimonianze e storie di cui tutto il mondo ha bisogno per non perdere il passato e andare avanti. «Abbiamo davanti temi come il vuoto di memoria del 900 e l’attuale smarrimento che ne deriva – è tornato a specificare Cammelli – o come l’intreccio tra tecnologia, scienza e arte: la nuova mostra del Museo Egizio sottolinea proprio la capacità di costruire interazioni reciproche tra settori e i collegamenti tra scienza e arte come discipline non separate. Cultura è proprio riuscire a collegarle tra loro, e poi uscire dal ghetto dell’autoinformazione. Il nucleo del Polo del 900 è l’antidoto a questa deriva informativa dove ognuno vive selezionando ciò che è compatibile con quel che ha in testo escludendo il non previsto e il contraddittorio».

La pluralità è del resto l’emblema del Polo stesso, che si va convettore di diverse voci: una casa, non un condominio, è stata infatti la metafora introdotta da Matteo Negrin di Piemonte dal vivo e ripresa da più istituzioni. «La sfida del Polo è esemplare per la comunità – ha evidenziato a proposito Alessandro Bollo, direttore – un luogo, come questo, non è solo uno spazio fisico ma un luogo di senso quando viene abitato» E tante saranno, come sempre, le attività che entreranno ad abitare il Polo, in collaborazioni con tutte le realtà che ne fanno parte, tra didattica, progetti integrati spettacoli e tanto altro.

Berlino 1989, per esempio, arriverà a ricordare i 30 anni dal crollo del muro: sarà un progetto duraturo, che porterà al Polo riflessioni sugli anni della Guerra Fredda ma anche su quali scenari si sono aperti dopo il novembre 1989. Ci saranno quattro mostre, due rassegne cinematografiche, due spettacoli in un lavoro partecipato. «Lavoriamo su un secolo che ha una densità di problemi enorme – ha raccontato Claudio della Valle rappresentante degli enti partecipanti del Polo – vogliamo cogliere questa dimensione, la storia è viva e qui ci sono gli strumenti per entrare dentro questi temi».

Tra le altre ricorrenze del 2019, il centenario dei consigli di fabbrica, che si concentrerà sulla partecipazione del mondo dei lavoratori ai processi produttivi, interrogandosi sul futuro. Ancora, Polo Presente, con 24 incontri sul tema dei diritti nella società contemporanea. Dopo il 2018 proseguirà, esplorando il 1969, Dall’immaginazione al potere, e arriverà Primo Levi al plurale, iniziativa celebrativa per il centenario della nascita di Primo Levi che ritornerà sulla figura di intellettuale con inusuali prospettive. Non solo spettacoli che porteranno a teatro le parole di Levi, ma punti di vista inediti e analisi che convergeranno il 3 ottobre in una giornata dove tutti gli enti del Polo si ritroveranno per riflettere insieme.

Nascerà un magazine al Polo del 900, e proseguirà il teatro di comunità della rete italiana di cultura popolare. Il 2 giugno arriverà inoltre l’appuntamento con l’intitolazione della piazza di fronte al Polo ad Antonicelli, in concomitanza con la Festa della Repubblica. Intanto, è già online la nuova versione dell’archivio digitale del Polo, 9CentRo, che mette a sistema le diverse realtà e i loro preziosi contenuti. Un tesoro che anche per il 2019 verrà festeggiato da Archivissima, il primo festival mondiale interamente dedicato agli archivi come luoghi di memoria e conservazione per le nuove generazioni. Archivissima arriverà dal 12 al 15 aprile e, tra le tante iniziative a calendario, porterà talk sull’allunaggio, sul muro di Berlino e sul Manifesto del futurismo, di cui ricorrono nel 2019 diversi anniversari.

Tra i progetti di eccellenza con cui il Polo collabora non va dimenticata Biennale democrazia, in partenza, che ha il pregio di non lavorare solo in vista della manifestazione ma proseguire, con scuole e giovani, progettualità durature. Alla didattica, base di ogni cittadinanza, sono infatti dedicate molte attività del Polo, in continuità con gli anni passati e con sguardo rivolto sempre al domani: contest audiovisivi, call e progetti formativi per i docenti rientrano tra le opportunità di approfondimento.

Non mancheranno infine, nel 2019, le mostre, tra cui una dedicata ai 150 anni della Gazzetta del popolo, che si terrà dal 18 aprile al 3 maggio con iniziative legate al giornalismo e all’informazione oggi, ma anche Mirafiori dopo il mito, in arrivo dal 10 al 25 ottobre, e Unforgettable childood, infanzia indimenticabile, a novembre. Infine, cinema e spettacoli, rispettivamente in collaborazione con Film Commission e Piemonte dal vivo, che da una parte apriranno on focus sul documentario sfruttando la ricchezza archivistica del Polo mentre dall’altra avranno la possibilità di portare sul palco spettacoli e iniziative condivise.

«Abbiamo creato un mostro – è l’ironico commento che Antonella Parigi, assessore regionale alla cultura – ha rivolto ai numeri dei primi mille giorni del Polo – è un’esplosione di attività al di sopra di ogni nostra iniziativa ed è quello che avremmo voluto fosse. C’è bisogno di ridare centralità, nella vita torinese, a memoria e storia. Il Polo del 900 può guidare e creare valori collettivi che coinvolgano tutti i cittadini. È un luogo per cercare di capire il futuro e coltivare valori collettivi che ci guidino nelle sfide di domani». Sfide e parole, come ha ricordato infine l’assessore alla cultura del Comune di Torino Francesca Leon: «Il Polo del 900 è un modello che ha in sé verticalità interna e orizzontalità organizzativa – ha detto – ed è un modello che dobbiamo traslare sulla città. Tra istituzioni e cittadini è questa la strada per rispondere a un bisogno di conoscenza non ancora espresso. La sfida è quella di aggiungere parole nuove al bagaglio culturale di ciascuno di noi, aggiungere senso ai luoghi e all’esistenza. Trovare parole nuove e ritrovarne di antiche in un periodo di povertà educativa su cui è necessario lavorare».

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