Archeologia Invisibile: al Museo Egizio di Torino umanesimo e scienza insieme per la ricerca

Archeologia Invisibile: al Museo Egizio di Torino umanesimo e scienza insieme per la ricerca

2019-03-12 16:19:00

Da martedì 12 marzo a lunedì 6 gennaio 2020

Altre foto

Torino - Una mostra insolita, coraggiosa e visionaria: è tutto questo Archeologia invisibile, il nuovo allestimento temporaneo che inaugurerà al Museo Egizio di Torino il 12 marzo, con una serata a ingresso gratuito speciale per il pubblico, e sarà poi visitabile fino al 6 gennaio 2020. Un periodo lungo, per dare tempo e spazio a un progetto che abbraccia archeologia e tecnologia e restituisce il senso profondo di quanto rappresenti la ricerca, e di quanto il futuro e il passato siano in costante dialogo tra loro attraverso gli oggetti umani.

La presentazione della mostra si è aperta con l’emozionato ricordo di Sebastiano Tusa, l’archeologo tragicamente scomparso nel recente disastro aereo in Etiopia: «con Tusa abbiamo collaborato – ha infatti sottolineato la presidente del Museo Egizio Evelina Christillin - ci legavano stima e affetto che resteranno al di là dei lavori fatti insieme: a lui una parola di rimpianto e una preghiera».

La Christillin non ha esitato a definire il percorso di mostra bizzarro per le abitudini dell’Egizio: «cultura e scienza vanno insieme – ha spiegato – così come tecnologie e archeologia. Questa mostra è stato un grande sforzo e fa parte di una rete di progetti che l’Egizio ha a Washington, in Cina. Ne dà prova la grande carta geografica che apre Archeologia invisibile e presenta tutti i nostri progetti. Siamo felici di poter offrire al pubblico nazionale e internazionale un linguaggio nuovo in una narrazione che accompagna un percorso innovativo perché non mette in vetrina pezzi meravigliosi ma ne racconta la storia: prima, durante e dopo, attraverso la tecnologia.

Tra le collaborazioni scientifiche, Archeologia invisibile vanta quelle del 3D Survey Group dipartimento ABC del Politecnico di Milano, ma anche del British Museum, del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale e, tra le numerose, del Masic Lab e del Virtual Experience Deisgn Lab del MIT, Massachussets Istitute of Technology. Tutti questi soggetti sono stati coinvolti in un percorso di ricerca comune il cui perno centrale è proprio il dialogo tra cultura digitale e materiale. La tecnologia al lavoro per rivelare o recuperare aspetti invisibili: nessuno pensa infatti mai che l’archeologo, lavorando, demolisce un sito in un processo irreversibile nel tempo che, tuttavia, oggi con la scienza è possibile fermare, per tornare a vedere anche ciò che non esiste più. Soddisfazione per la collaborazione dal MIT: «la nostra è una materia difficile da comprendere e comunicare al pubblico – dicono – ma il momento di svolta in cui siamo mostra che anni di esperienza possono convergere verso l’audience e portare conoscenza per imparare insieme. Siamo in prima linea per le nuove tecnologie e per l’innovazione, nella speranza di aprire una conversazione nuova».

Archeologia invisibile vede la curatela dell’egittologo Enrico Ferraris, che ha coordinato il progetto concepito nel dipartimento collezioni e ricerca: «questa mostra è il risultato di un progetto straordinario – ha commentato – si accompagna alla crescita del Museo, alle aspirazioni e alla visione di un ampliamento organico con collaborazioni in rete che spaziano dalla scienza all’audiovisivo fino alle animazioni e ai testi». Le eccellenze riunite intorno all’Egizio sono infatti numerose, a testimonianza di un Museo che resta, innanzitutto, un ente di ricerca aperto alle reti.

«Ci troviamo in una sorta di nuovo rinascimento – ha proseguito Ferraris – un momento della nostra storia in cui le scienze umane dialogano con le scienze naturali: questo ci permette di andare in profondità in relazione agli oggetti. Non saranno solo vetrine con luci, ma oggetti considerati per ciò che sono, ovvero usati, abbandonati, scoperti e arrivati fino a noi. Se gli astronomi studiano una luce emessa molto tempo fa, noi come storici analizziamo oggetti di altre epoche, ma oggi come gli astronomi possiamo, grazie alla scienza, risalire al tempo e studiare quei materiale per leggere e decodificare informazioni che sono scritte su questi stessi oggetti».

Ecco dunque il senso di un titolo: visibile e invisibile sono due dimensioni legate al tempo e rimescolate attraverso le possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico. Non solo andare indietro nel tempo, ma rispettarlo per preservare reperti: il curatore ha portato in esempio la pratica dei primi del Novecento di “sbendare” mummie per studiarle più a fondo, distruggendo per contro un reperto impossibile da studiare nella sua integrità per gli studiosi del futuro. Le tecniche contemporanee permettono invece di mantenere la solidità del reperto andando a sondare ugualmente i dettaglio, e permettendo a chi verrà dopo di portare avanti la ricerca sulla base di reperti ancora integri e conservati con cura.

«La mostra ha un ingresso che lascerà straniti – ha spiegato Ferraris – non ci sono oggetti egizi ma che appartengono a noi: volevamo sottolineare l’idea che un oggetto possa avere una storia, perché è nella natura degli oggetti che si materializzano le nostre capacità tecniche. Gli oggetti ci parlano di identità, di tempo, di condizionamento culturale, spesso vengono loro attribuiti nuovi significati a partire dalle società che li interpretano». Inaugurate dalla grande mappa delle collaborazioni scientifiche dell’Egizio si aprono dunque tre sezioni: la documentazione degli scavi, le analisi diagnostiche, la conservazione e il restauro. Si passa così dagli scavi e dalle tecniche per “spostarsi nel tempo” ricreando contesti non più esistenti, alle indagini applicate ai corredi di Kha e Merit, che si faranno vedere grazie a “sbendaggi virtuali”, ma anche ai corredi funebri animali, un nuovo campo di ricerca legato alla fauna dell’antico Egitto. Infine, si torna dall’invisibile al mondo con gli oggetti conservati per preservarsi nel tempo e offrirsi alle generazioni future: sono papiri, decorazioni murarie, tessuto.

«Archeologia invisibile è una mostra che ha al centro la ricerca» ha ribadito il direttore dell’Egizio Christian Greco e ricordando il valore della ricerca e della tutela così come espresso dall’articolo 9 della Costituzione italiana. Il direttore è partito da Fedro di Socrate per parlare del valore della scrittura, dell’oralità e del conflitto che dal mondo greco antico si riaggancia a un oggi in profonda trasformazione: «il digitale e il virtuale fanno parte del nostro quotidiano – ha detto Greco – cerchiamo un dialogo con queste sfere della conoscenza per capire meglio gli oggetti e noi stessi, guardando al patrimonio culturale. Cos’è infatti la cultura materiale e perché la conserviamo? Perché esistono i musei? Gli oggetti della vita quotidiana in mostra sono legati al lavoro dell’archeologo che da pochi frammenti ricostruisce vite e storie del mondo antico. C’è un’interdipendenza tra la tecnologia umana e digitale, e il fine di questa mostra è la domanda alla base della ricerca, perché quello di cui oggi siamo certi sulla base del sistema di valore che abbiamo è una risposta sempre temporanea. Archeologia invisibile non vi darà una risposta definitiva: c’è per esempio un contenitori di olio antico di cui sappiamo molto, non conosciamo però il contenuto: forse risponderanno le generazioni future, perché la ricerca pone continuamente nuove domande che la portano avanti».

Un percorso affascinante, che lancia un ennesimo ponte da un’istituzione da sempre attenta alla ricerca, all’inclusione, al futuro, che può partire anche e soprattutto da un passato remoto come quello della civiltà egizia. «Cultura materiale e digitale, sapere umanistico e scientifico devono andare avanti insieme – ha concluso Greco – non si possono affrontare le sfide digitali pensando che le risposte arrivino solo dalla tecnologia: arrivano dal dialogo. L’innovazione scientifica si produce a poco a poco, in collaborazione con le scienze umane».

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per Archeologia Invisibile, la mostra al Museo Egizio

Potrebbe interessarti anche: Art nouveau, la mostra alla Reggia di Venaria, fino al 26 gennaio 2020 , David LaChapelle: una mostra monografica a Venaria, fino al 6 gennaio 2020 , Space Adventure: in mostra un viaggio sulla luna, dal 22 novembre 2019 al 22 marzo 2020 , Vivian Maier: la mostra a Torino, fino al 12 gennaio 2020

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.