Torino Martedì 12 marzo 2019

Topolino racconta la storia del cinema a fumetti. L'intervista allo sceneggiatore Roberto Gagnor

Torino - Come sarebbe se Pico De Paperis si trovasse coinvolto ne Le 400 melanzane  in piena Nouvelle Vague? E se Topolino e Pippo fossero immersi in un’atmosfera alla Spielberg, tanto da librarsi in volo con una biciletta, memori della celebre scena di ET? Tra parodia disneyana e storia della settima arte esce in volume, con una prefazione di Vincenzo Mollica, La storia del cinema di Topolino (Panini Comics),5 storie tratte dalla serie a fumetti Disney ideata da Roberto Gagnor.

E dove, se non nel tempio del cinema torinese, il Museo Nazionale del Cinema della Mole, potrebbe trovare migliore presentazione questo libro? Il Museo ospita infatti fino al 20 maggio 2019 la mostra Gulp! Goal! Ciak! Cinema e fumetti, tra i cui eventi collaterali sarà collocata proprio il 16 marzo la presentazione del volume, con ingresso libero alle 17.30.

Con i disegni di Valerio Held e Giada Perissinotto, le storie del Topolibro ripercorrono diversi generi cinematografici, dalle origini al passato più recente. «Sono tutte cose che mi piacevano, per questo mi sono divertito – racconta Roberto Gagnor – c’è un omaggio a Buster Keaton, interpretato da Topolino, una storia muta che, come The Artist, inizia in bianco e nero e poi diventa a colori: mi ha divertito tantissimo. Poi c’è un omaggio agli horror classici, in cui Paperino fa Howard Hawks e scoprirà qualcosa di strano, ma non svelo di più, solo che ci sono molte citazioni tra cui Frankenstein Junior».

Dopo Mickey Keaton e il kolossal pericoloso, tra grandi didascalie tipiche del film dell’epoca e Howard Paperin e i misteri dello Studio 13 con divertenti gag dei paperi, si arriva a tempi più recenti con un omaggio alla Nouvelle Vague: come non scorgere dietro Dinamite Bla e le 400 melanzane un omaggio alla corrente di Truffaut? «Si tratta di una presa in giro della Nouvelle Vague – spiega l’autore – Dinamite Bla si ritroverà a fare un film tra Godard e Herzog, e Pico De Paperis lo aiuterà in questo progetto molto estremo, comparirà anche il festival del cinema di Présomption Sur Mer, parodia di Cannes. C’è poi il cinema d’azione anni Settanta con Basettoni e Manetta a Hong Kong, dove conosceranno Bruce Qui, non Bruce Lee, le cui mosse non sono in cinese ma in piemontese». Difficile non trattenere i sorrisi in questo excursus poliziesco con Basettoni e Manetta immersi nel cinema “di genere” e immaginati da Giada Perissinotto con capelli lunghi e pantaloni a zampa di elefante.

«Infine – prosegue Gagnor illustrando i capitoli della storia del cinema di Topolino – c’è un omaggio a Spielberg in Topolino e il bestio di Amicizity: Topolino e Pippo devono portare lo squalo meccanico di Spielberg da un posto all’altro, ma ci si mette in mezzo Gamba di Legno, così ne ho approfittato per inserire citazioni da ET, Duel, insomma da tutto il primo Spielberg. Era quello che volevo: mettere in queste storie le cose che amo e che mi divertivano, il merito è dell’attuale direzione di Topolino e di Valentina De Poli, la direttrice sotto cui questo ciclo di storie è uscito».

Oltre alle storie di cinema il Topolibro è corredato da una serie di locandine in chiave Disney ispirate al mondo dei film, tra cui La strada di Fellini oppure Casablanca, dalla celebre parodia di Giorgio Cavazzano, che sarà proiettato il 16 marzo dopo la presentazione. La copertina del volume, invece, è tratta da una storia di Gagnor scritta a quattro mani con il regista Marco Ponti, una parodia-omaggio alla Dolce Vita, disegnata da Paolo Mottura.

A proposito di disegni, i tratti di Valerio Held e Giada Perissinotto si mescolano in questo Topolibro cinematografico pur rispettando un comune “stile Disney”: «Valerio – spiega Roberto Gagnor – ha uno stile più classico, si prestava molto bene ai lavori sul muto, mentre Giada è più contemporanea. Abbiamo lavorato molto con immagini di riferimento e scene su Youtube, per essere il più precisi possibile: alcune scene sono prese fotogramma per fotogramma. Per esempio in un film di Buster Keaton una casa gli precipita addosso e lui si trova in una posizione per cui la facciata cade ma lui si salva attraverso una finestra. La parodia è anche questo: se sei preciso e conosci bene ciò di cui stai parlando, puoi ottenere risultati migliori».

Roberto Gagnor non è del resto nuovo a lavori che giocano sulla parodia o sul genere, suoi sono infatti i cicli di storie dedicati all’arte, in particolare alle tecniche artistiche: «abbiamo trattato mosaico, fotografia, persino la performance art con Brigitta nei panni di Marina Abramović – racconta – e Hokusai è diventato Pippusai, un incisore giapponese. Per me è stato anche uno studio, ho dovuto imparare molte cose». Di parodie il mondo Disney è da sempre prolifico, tra ironia e divertimento, e annovera tra i grandi successi del fumetto italiano tanti rifacimenti in chiave topolinesca o paperinesca: per citarne solo un piccolo distillato, basti pensare ai Promessi Topi, sceneggiata dal torinese Bruno Sarda, ma anche a rielaborazioni più recenti di classici della tv e del cinema, come la parodia firmata Marco Basso, Il Conte di Anatrham, che si ispira a Downton Abbey ed è appena uscita in edicola su Topolino.

«Queste storie sono come figli – scherza lo sceneggiatore – voglio bene a tutte perché in ognuna c’è sempre qualcosa di mio: Spielberg per esempio è un caposaldo della mia formazione, Indiana Jones potrei vederlo e rivederlo tutti i giorni, e poi ET, Incontri ravvicinati del terzo tipo… Allo stesso modo, Buster Keaton è sottovalutato in quanto genio totale, credo sia stato importante tanto quanto Chaplin, ha davvero cambiato la forma». In quanto al futuro, i progetti tra fumetto e cinema non mancano, e le idee di Roberto Gagnor sono tante: «prima o poi – dice infatti – cercherò di toccare altri generi, per esempio la commedia romantica o il cinema indipendente americano, o il musical. Una cosa che vorrei fare sarebbe una trasposizione del film di rapina alla Ocean’s Eleven, magari un Bassott’ Eleven. E poi mi piacerebbe portare tutto questo bagaglio di cose in un film vero, e vorrei farlo a Torino! Perché Torino è Torino: io amo Milano, dove vivo, ma se mi dicessero di venire a Torino a girare, correrei subito!».

di Alessandra Chiappori

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