Cultura Torino Lunedì 4 marzo 2019

Il nome della rosa: nel libro di Umberto Eco la Sacra di San Michele, simbolo del Piemonte

Torino - È l’evento televisivo dell’inverno per la Rai: Il nome della rosa, la serie tv in quattro puntate che andrà in onda da lunedì 4 marzo su Rai 1 ritorna sul testo del best seller di Umberto Eco ambientato tra le Alpi durante il Medioevo, e porta sul piccolo schermo l’immaginario di un’abbazia benedettina che, in origine, fu ispirata dal Piemonte, regione originaria di Umberto Eco, territorio a lui molto caro.

Il nome della rosa si annuncia come una serie evento con i suoi 8 episodi in prima tv assoluta e in prima serata e un cast internazionale che vedrà sul set, per la regia di Giacomo Battiato, John Turturro (già regista del Rigoletto al Regio di Torino), Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka. La serie, una coproduzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele München Group in collaborazione con Rai Fiction, sarà trasmessa in contemporanea in ultra HD su Rai4k, canale 210 della piattaforma tivùsat.

Premio Strega nel 1981, Il nome della rosa, prima che un libro simbolo della narrativa del secondo Novecento e manifesto della poetica dell’Eco semiologo-narratore, è un romanzo che strizza l’occhio al genere. Si tratta infatti di un thriller storico al cui centro c’è un’indagine guidata dal monaco-detective Guglielmo da Barkerville. Le atmosfere sono quelle cupe del Medioevo, la location una misteriosa Abbazia benedettina, custode di molti segreti e teatro di feroci delitti.

Siamo nel 1327, in una località non precisata del nord Italia, frate Guglielmo da Baskerville raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi. Lo attende una Disputa importante: dovrà rappresentare l’Ordine francescano, sostenuto dal futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII. Adso, un giovane novizio, segue Guglielmo: il giovane lo ha scelto come guida per il suo cammino spirituale.

L’abbazia, al loro arrivo, si presenta come un luogo inquietante, con una biblioteca che custodisce manoscritti di inestimabile valore e dove tuttavia aleggia più di un mistero. Eccola, nelle parole di uno stupefatto Adso: «Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio. Era questa una costruzione ottagonale che a distanza appariva come un tetragono […] i cui lati meridionali si ergevano sul pianoro dell’abbazia, mentre quelli settentrionali sembravano crescere dalle falde stesse del monte, su cui s’innervavano a strapiombo» [Umberto Eco, Il nome della rosa, Bompiani, 1980].

Non è difficile intravedere in questo monumentale edificio, cinto di torrioni, proprio la Sacra di San Michele, edificio storico che contraddistingue la Val di Susa e che, dal 1994, è diventato ufficialmente simbolo del Piemonte. Sembrerebbe infatti che proprio alla Sacra - insieme a Mont Saint Michel, in Francia, al santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano e ad altri 4 edifici religiosi perfettamente allineati a formare la cosiddetta Linea di San Michele - abbia pensato Umberto Eco per l’ambientazione della sua storia.

La Sacra risale al decimo secolo, è un edificio arroccato sul Monte Pirchiano, in alto a dominare il panorama della valle su Torino: non a caso sono sepolti lì alcuni membri di Casa Savoia. Con il suo profilo unico, simbolo di spiritualità ma anche, ormai, di turismo in Piemonte, la Sacra racchiude oltre un millennio di storia, valore spirituale e bellezza, come quella del paesaggio che la circonda, elemento che contribuisce al flusso di pellegrini e visitatori da tutta Europa.

Le fonti raccontano di un primo storico che descrisse la Sacra di nome frate Guglielmo: non a caso anche il protagonista di Eco, in omaggio al luogo, porta quel nome. Alla Sacra si pensò, per questi motivi, di girare il film tratto dal romanzo, firmato dal registra Jean Jacques Annaud e uscito nel 1987 con Sean Connery, nel cast a interpretare proprio frate Guglielmo. Vista la scomodità del Monastero, inerpicato sulle montagne, il set fu però ricostruito tra Cinecittà, l'Abbazia di Eberbach in Germania, la Rocca Calascio in Abruzzo e Castel del Monte di Andria, in Puglia.

Lo stesso è accaduto per le location della nuova fiction Rai, che ha visto le riprese spostarsi dal Lazio all’Abruzzo, fino all’Umbria come descrive il sito Siviaggia.it. La maggior parte delle scene è stata girata nei teatri di posa di Cinecittà, ricreando chiesa, chiostro, stalle, fucine, ospedale, dormitori e la labirintica e fascinosa biblioteca al centro delle vicende del romanzo, tra un delitto e l’altro. In esterna, il set non si è allontanato troppo da Roma, girando scene al Parco del Tuscolo, nella zona di Monte Porzio Catone, a Manziana e ancora Torri in Sabina e il castello di Rocchettine. Compare nella fiction anche Perugia, con la sua piazza IV Novembre, la chiesa di Montelabate e il borgo di Bevagna. L’Abruzzo infine, con il castello di Roccascalegna, l’eremo di Santo Spirito a Roccamorice e le Gole di Fara San Martino.

Eppure, il legame inscindibile di Umberto Eco con Torino e il Piemonte resta. A partire da Alessandria, città natale del più celebre intellettuale italiano del Novecento, fino a Torino, città dove frequentò l’Università e gli studi Rai, e dove nel 2017 andò in scena la prima versione teatrale de Il nome della rosa  nell’adattamento di Stefano Massini e per la regia di Leo Muscato al Teatro Stabile. Un omaggio al grande intellettuale, che da parte sua ha lasciato tra le pagine del suo intramontabile romanzo l’impronta di un monumento unico e intriso di affascinante storia come la Sacra di San Michele, simbolo del Piemonte e, nell’immaginario di tutti i lettori, la prima e “vera” location delle vicende di Guglielmo e Adso.

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