Domenico Quirico. Viaggio senza ritorno: proiezione e dibattito al cinema - Torino

Domenico Quirico. Viaggio senza ritorno: proiezione e dibattito al cinema

Film Torino Venerdì 22 febbraio 2019

© Paolo Morelli

Torino - «Come regista non mi interessava fare un documentario "su” Domenico Quirico. Mi interessava piuttosto mettere lo spettatore nella condizione di essere colpito dalle sue parole e penetrato dal suo sguardo, obbligarlo ad “affrontare” Quirico e magari spingersi a immaginare il proprio personale viaggio senza ritorno». Così Paolo Gonella, regista, presenta il documentario Domenico Quirico.Viaggio senza Ritorno che con grande coraggio ha esplorato un tema e un personaggio tanto intrigante quanto complesso. Il documentario sarà proiettato il 26 febbraio al Cinema Massimo alle 21.00, alla visione seguirà poi un dibattito con Domenico Quirico, presente in sala insieme al vicedirettore de La Stampa Marco Zatterin, a Paolo Manera, Direttore Film Commission Torino Piemonte e al regista Paolo Gonella.

Giornalista de La Stampa, responsabile degli esteri, Quirico è corrispondente da Parigi e ora inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi venti anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Nell'agosto 2011 è stato rapito in Libia e liberato dopo due giorni. Il 9 aprile 2013, mentre si trovava in Siria come inviato di guerra, di lui si perde ogni traccia. La prima notizia del suo rapimento giunge il 6 giugno quando viene diffusa la notizia che Quirico è ancora vivo. Viene infine liberato l'8 settembre 2013, dopo 5 mesi di sequestro, grazie a un intervento dello Stato Italiano e infine riportato a casa.

È stato 22 ore in mare, gomito a gomito con 113 ragazzi tunisini stipati in una barca di 10 metri. Tutto per raccontare, «nella maniera più onesta possibile», l’odissea di questi giovani. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli, nel 2017 il Premio per la letteratura Albatros, nel 2018 il Premio Terzani per la letteratura. Ha scritto quattro saggi storici per Mondadori: Adua, Squadrone bianco, Generali, Naja e Primavera Araba per Bollati Boringhieri. Presso Neri Pozza ha pubblicato: Ombre dal fondo, Esodo. Storia del nuovo millennio, Il Grande Califfato, Il paese del male e Gli Ultimi: la magnifica storia dei vinti. Ha scritto con Laterza Succede ad Aleppo.

«Ho incontrato Domenico Quirico la prima volta nel 2014, all’inaugurazione del festival A Sud di Nessun di Nord, quando ho avuto la fortuna di filmare il suo intervento che apriva la manifestazione – prosegue il regista presentando il film - Fui travolto dalla potenza delle parole di quell'uomo minuto dal volto scavato, mi sembrava di non aver mai assistito ad una “performance” del genere: ero di fronte ad uomo venuto da un'altra epoca, un esploratore del mondo e dell'animo umano uscito da un romanzo ottocentesco, o da un film di Herzog. Parlava del viaggio Quirico, e della possibilità di un viaggio senza ritorno. Non era “solo” un reporter di guerra, non quello che mi aspettavo. Era un appassionato, sopraffino pensatore che si era spinto oltre confini da cui non è facile tornare».

In Domenico Quirico.Viaggio senza Ritorno il racconto dell’uomo si intreccia a quello della sua professione, inviato, giornalista de La Stampa. Un viaggio che apre una riflessione più ampia sull'uomo e sulla narrazione. Cosa spinge ad addentrarsi nel cuore di tenebra di luoghi che meritano di essere descritti, a intraprendere viaggi che potrebbero essere senza ritorno? Conoscere e narrare come nucleo stesso dell’eredità dell'Occidente.

«Dovevo approfondire – spiega infatti Gonella - e lo dovevo fare permettendo a Domenico di raccontarsi più a fondo e ben oltre quel rapimento per cui – almeno per me – era famoso. Scrivo apposta “raccontarsi” e non “essere raccontato” perché non è l'esperienza professionale in sé di Domenico a renderlo un personaggio fuori dal comune ma la sua capacità unica di restituire con la forza delle parole esperienze estremamente difficili da raccontare. Ogni parola di Domenico infatti ha un peso specifico, ha senso di per sé, e anche quando sembra perdersi con il discorso lo fa solo per condurti in luoghi inaspettati. Ogni suo sguardo è un invito all'onestà prima di tutto verso se stessi. Ho cercato di tenere Domenico il più possibile sullo schermo, in alcuni momenti di stringere l'inquadratura così stretta sul volto per dare la sensazione di averlo lì, a pochi centimetri di distanza. Musiche e altre immagini intervengono solo quando strettamente necessario, ovvero quando Domenico svanisce e lascia spazio solo alle sue parole, scritte o pronunciate come da un luogo lontano».

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