Attualità Torino Venerdì 15 febbraio 2019

Fridays For Future: a Torino la voce degli studenti contro il cambiamento climatico

© facebook.com/F4Fturin

Torino - Si ritrovano in piazza Castello tutti i venerdì da quando è iniziato il 2019: cartelli alla mano, e una protesta pacifica, prolungata e determinata che serve a comunicare il loro importante messaggio. Sono i giovani di Fridays For Future Torino, parte del movimento internazionale che sta coinvolgendo tanti ragazzi in tutto il mondo impegnati nel sollecitare i governi a prendere in considerazione e collocare tra le priorità di agenda il grave problema del cambiamento climatico. L’esempio da seguire l’ha fornito una loro coetanea, Greta Thunberg, la ragazzina svedese che, protesta dopo protesta davanti al Parlamento di Stoccolma, è riuscita a farsi notare dai media internazionali, finendo per scatenare un’onda di interesse, e il parallelo esempio dei tanti ragazzi che, come lei, hanno a cuore il loro futuro, e dunque il pianeta.

Nel giro di poche settimane il movimento Fridays For Future si è diffuso a macchia d’olio in tutta Italia, una presa di coscienza spontanea, che si è allargata in orizzontale e che ha coinvolto, tra le altre città italiane, anche Torino. L’obiettivo è naturalmente attirare l’attenzione della politica in vista del grande sciopero sul clima previsto per il 15 marzo, un’agitazione pacifica ma ben salda sui propri principi, sostenuta tra gli altri da Luca Mercalli, che da anni segnala emergenze e criticità in fatto di clima e pericoli del surriscaldamento globale.

«Il movimento di cui facciamo parte ha una portata internazionale – spiega David Wicker, il 14enne torinese che coordina le attività sabaude insieme agli altri – chiediamo ai governi di tutto il mondo di rispettare i trattati internazionali già firmati da più paesi, come l’Accordo di Parigi e l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), firmato anche dall’Italia. Si tratta di trattati internazionali che vedono la firma di grandi scienziati e prevedono piani politici per cominciare a portare il mondo verso un’economia “verde”, senza l’estrazione di combustibili fossili e limitando il più possibile le emissioni. Nessuno dei paesi firmatari sta mettendo in atto le linee guida proposte, noi vogliamo invece che siano rispettare e che si cerchi di fare ancora di più: la comunità scientifica che affermato che le misure contemplate dai trattati non saranno sicuramente abbastanza».

Giovanissimo, ma informato e competente: David, iscritto al Pascal di Giaveno, papà colombiano, è stato da poco invitato dai suoi insegnanti a tenere in classe una lezione sui problemi del cambiamento climatico di cui si interessa, nell’ideale proposito di passare la conoscenza e coinvolgere così altri giovani nei Fridays For Future. «Siamo in molti – prosegue – non c’è un vero “capo”, perché il movimento è orizzontale. A Torino è nato tutto dall’incontro più o meno casuale di tre ragazzi in via Garibaldi, un venerdì». Cartelli alla mano, piano piano al primo nucleo si sono aggiunti in parecchi, incluso David, che ricorda: «all’inizio sul gruppo whatsapp c’erano sette persone, adesso siamo intorno ai 50 e sono nati più gruppi in tutta Italia, mano a mano che cresciamo sarà sempre più difficile coordinarci tutti!».

Intanto, gli scioperi proseguono: il 15 febbraio per Torino sarà il settimo venerdì, ed è già in programma la mobilitazione per il 22. Non è ben chiaro quanto dureranno le proteste, se fino al 15 marzo. «Alcuni - conferma David - forse sono stanchi, ma io e altri continueremo». L’organizzazione per il grande sciopero è già in corso, sia in Italia che all’estero: «faccio parte del gruppo che gestisce le relazioni internazionali – aggiunge il 14enne torinese – stiamo cercando di spargere la voce e chiedere a più persone di unirsi. Come in tutti i movimenti orizzontali, ci sono più gruppi e tanti sono molto attivi, stampano locandine, fanno pubblicità…».

Tenacia, e tanta voglia di salvare un mondo che rappresenta il futuro delle nuove generazioni. Torino, dopo Modena, sembra essere la città dove il movimento Fridays for Future è il più “giovane”: «facendo la media, chi si unisce a noi ha tra i venti e i trent’anni – spiega David – ma ci sono anche adulti, professori, famiglie intere. Io sto cercando i portare i miei compagni di classe. Non so se nelle altre scuole si affronti il tema, io ho fatto una presentazione con i video di Greta sul cambiamento climatico e ho coinvolto nel tempo alcuni studenti del Pascal e una mia compagna di classe».

E i docenti? Alcuni supportano la causa, dando spazio e ascoltando quel che i ragazzi hanno da chiedere. «Molta gente si ferma, ascolta la nostra spiegazione e ci dice “bravi”, ma poi se ne va – racconta David a proposito delle reazioni al lo sciopero del venerdì in piazza Castello– però nessuno ha ancora negato il cambiamento climatico».

Meno male, ci sarebbe da commentare davanti a un mondo che spesso abbocca alle fake news e pecca di a-scientificità e trova invece in un movimento spontaneo di ragazzi solitamente etichettati come “apatici” l’esempio virtuoso da seguire e copiare. «Non rubate il nostro futuro», «Ascoltate i vostri figli, ascoltate la scienza» recitano i cartelli esposti dai ragazzi in piazza: è la risposta di Fridays For Future a un pianeta che urla la propria malattia, in mezzo alla superficialità dei grandi, dagli adulti ai politici.

Mentre il movimento corre e si organizza sui social, è appena nato un sito che ricuce insieme le esperienze di Fridays For Future e raduna contenuti, informazioni e linee guida vagliati secondo il criterio dell’autenticità delle fonti e della scientificità. Un’altra cura che contraddistingue una generazione affatto disinteressata, anzi attiva e in grado di affrontare la complessità del mondo comunicativo odierno per un’unica grande causa: salvare il pianeta. Fridays For Future è attualmente anche sui social: Facebook, Twitter e Instagram sono i canali del movimento nazionale, della sezione torinese e di tante altre città. «Ultimamente qualche personaggio famoso ci sta facendo pubblicità – spiega David – ci siamo però preoccupati che l’iniziativa possa essere presa in mano da alcuni partiti: noi siamo apartitici, siamo cittadini del mondo che chiedono ai governi di fare la massima attenzione, e se alcune fazioni ci supportano o no, potrebbe diventare problematico».

C’è da sperare che non sia la propaganda a inquinare una richiesta spontanea e auto-organizzata con il più nobile degli scopi. La determinazione dei ragazzi di Fridays For Future è infatti tale da esprimersi anche nei comportamenti personali verso l’ambiente: attenzione alla sostenibilità, ai trasporti, come conferma David: «Chiediamo ai governi investimenti in ricerca per i mezzi di trasporto e per un futuro che segni quasi zero inquinamento, ci muoviamo per chiedere soluzioni a lungo termine, bisogna infatti gradualmente creare un piano di azione per spostare tutto nel quadro delle normative, nei limiti stabiliti dagli scienziati e dalle Nazioni Unite: solo così potremmo ancora avere un controllo del disastro che stiamo creando».

Un disastro, ecco contro cosa combattono gli adolescenti di oggi: un disastro non creato da loro, ma nel quale si trovano a vivere, con un timore crescente per un domani che potrebbe essere molto diverso dallo scenario attuale, saturo di difficoltà. «Siamo la prima generazione a sentire gli effetti del cambiamento climatico – si legge nell’invito ad aderire al Friday For Future - Ma siamo anche l'ultima a poter fare qualcosa. Davvero vuoi vivere con questo peso sulla tua coscienza? Davvero vuoi che la tua generazione sia l'ultima a poter assaporare la bellezza della natura?».

L’appuntamento è in piazza Castello e, per chi non potrà esserci, nella vita di tutti i giorni.

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