Dai no Tav ai no vax: la società della pseudoscienza nel libro di Giuseppe Tipaldo - Torino

Dai no Tav ai no vax: la società della pseudoscienza nel libro di Giuseppe Tipaldo

Incontri Torino Martedì 12 febbraio 2019

Torino - Dagli inceneritori alla Tav e alla Tap, dalla Val di Susa al Salento, e ancora, dal rifiuto dei vaccini alle finte cure alternative per il cancro, dall’olio di palma alle carni rosse. Storie, ma soprattutto comportamenti e fenomeni che riempiono i media e che influenzano la vita delle persone nella società della pseudoscienza. È  questo il titolo che Giuseppe Tipaldo, ricercatore in sociologia dei processi culturali all’Università di Torino, dà al suo nuovo libro edito dal Mulino (La società della pseudoscienza. Orientarsi tra buone e cattive spiegazioni) e dedicato proprio a quei cortocircuiti che fomentano allarmismi e cattive spiegazioni, tanto da creare vere e proprie bolle tra l’opinione pubblica e l’informazione deviata in cerca di click.

Tutti temi che Tipaldo studia da anni, a partire dalle proteste legate al fenomeno Nimby – Not In My Backyard, non nel mio cortile – quelle opposizioni locali generate dalle grandi opere come la Tav in Val di Susa o, di meno clamore mediatico, l’inceneritore di Torino. Ma cos’hanno a che fare le proteste con la pseudoscienza? Condividono uno stesso funzionamento, anzi, uno stesso paradosso, che porta il ricercatore torinese a individuare un nuovo acronimo, il Nimbo – Not in My Body – frutto del ripiegamento degli attori sociali sul proprio corpo, da difendere da una serie di mali su cui si misura il prevalere della pseudoscienza sulle teorie legittimate dalla scienza vera.

«In queste situazioni – spiega Tipaldo – si genera una società di paradossi. Da un lato infatti, per certi versi questa è la società migliore mai conosciuta da quello che ci raccontano i libri di storia: non siamo mai arrivati così in alto nella produzione tecnologica e nella conoscenza, anche riflessiva, di noi stessi. Ma a questo sviluppo si accompagna un paradosso: non abbiamo mai portato avanti con così tanta forza e direi anche arroganza, e non è un giudizio di valore, le condizioni per distruggere tutto questo».

Il quadro di partenza da cui il sociologo avvia la sua indagine è molto complesso, affollato di attori tra cui la scienza, la politica, i media e l’opinione pubblica, ciascuno dei quali interessato da tensioni e rapporti di forza che talvolta collidono, generando quelle fallacie logiche e quei presupposti utili al fiorire della pseudoscienza.

«Come tutti i grandi fenomeni – prosegue Tipaldo – anche questo può generare vita e costruire universi, ma anche produrre distruzione, o per lo meno dare luogo a una profonda messa in discussione di quel che c’era già». La società della pseudoscienza è un testo pensato non solo per addetti ai lavori, ma per tutti i curiosi che, svelato il volto non troppo nascosto degli inganni fomentati dai social e dal sistema Nimbo, vogliano capire come orientarsi in un mondo sempre più complesso. Un libro, insomma, di cui fare tesoro per imparare a non condividere su Facebook le notizie, magari false, accendendo la miccia di processi potenzialmente esplosivi.

«Mentre scrivevo il libro – ragiona Tipaldo mentre articola il passaggio da Nimby a Nimbo – sentivo una voce che mi suggeriva che qualcosa stava cambiando: non dovevo più argomentare il Nimby, perché stava capitando qualcosa di non troppo diverso». Il lavoro ha così ampliato il suo orizzonte, includendo una ricerca certosina su dati riguardanti i vaccini o l’olio di palma che ha impegnato Tipaldo e diversi studenti dell’Università di Torino per lungo tempo.

«La fiducia – prosegue il ricercatore – è secondo me il dente più dolente della società della pseudoscienza. Non parlo di morbo perché si tratta di un fenomeno che in parte include una contraddizione. Da una parte abbiamo dati che ci confermano che l’Italia sta peggiorando per quanto riguarda la fiducia nei confronti del prossimo. Come direbbe uno dei padri della sociologia, Alexis de Tocqueville, la società della pseudoscienza si sta disgregando, sta implodendo. Le manca infatti uno dei piedi portanti, che sono poi i pilastri della democrazia liberale: l’associazionismo, i valori e la fiducia. Se crolla la fiducia, si tenderà meno a legarsi a iniziative con il prossimo e ad avere un assetto valoriale autoincentrato e autoriflessivo, molto meno aperto».

La fiducia, però, può anche rivelarsi un’arma, come spiega Tipaldo: «il morbo della società della pseudoscienza è l’ambivalenza nei confronti dei saperi esperti, spesso sfiduciati, al contrario dei venditori di fumo che vendono pozioni miracolose e ai quali i nostri nonni non avrebbero mai dato fiducia». Nella ricerca del sociologo emerge infatti un dato nuovo: le vittime principali della pseudoscienza non sarebbero i cosiddetti “ignoranti”, ma le persone più istruite, portate a diffidare proprio perché giustificate dagli studi. Che si parli anche di narcisismo, quando si discute della società della pseudoscienza, non stupisce. «Aver studiato produce una sorta di mutazione nella testa delle persone – dice il ricercatore – siamo convinti che, non essendo digiuni, ci possiamo permettere di cercare autonomamente tutto e non confrontarci con un’autorità costituita che, anzi, va dribblata, è un ostacolo al goal ci ciascuno, ovvero trovare le conferme ai propri preconcetti». Una rassicurazione che giustifica atteggiamenti di sospetto verso i media tradizionali e le istituzioni. «Non è tra gli ignoranti che si annida la parte più violenta della società della pseudoscienza – conferma Tipaldo – non lo immaginavo e ho dovuto verificare i dati e approfondire».

E i nuovi media, che ruolo svolgono quando, come accade per Google, suggeriscono già un link con quello che cerchiamo? Tipaldo riporta nel libro il caso delle carni rosse che, se ricercate su Google, generano subito il collegamento automatico con il termine tumore. «Abbiamo passato una prima fase romantica in cui la tecnologia era la cosa più bella del mondo, sono nate startup su questo modello romanzesco americano, ora ci rendiamo conto che un social fatto per scherzare è diventato uno degli elementi che propongono nuove forme di fascismo online – racconta il sociologo torinese – dopo Cambridge Analytica è stato svelato il modello di business che regola tutto questo».

Vendere spazi pubblicitari su una piattaforma dove passiamo un sacco di tempo ogni giorno, motivo per il quale è la piattaforma stessa che, inducendoci a restare, propone contenuti in linea con i nostri “like”. «Stiamo rovinando noi stessi – commenta il ricercatore – stiamo disallenando gli adulti del mondo di oggi a farsi sorprendere da cose che non si aspettano, dall’incontro con la diversità. Il che è uno tsunami sociale che molto raramente rappresenta un’opportunità. Il risultato è che rischiamo di essere travolti e non ce ne siamo accorti. Questi strumenti, invece di contribuire a fare del web la promessa del 1991, cioè un luogo di conoscenza democratica, aperta a tutti e di democratizzazione delle diseguaglianze sociale, stanno diventando feudi potentissimi che ingabbiano e in cui ci si richiude per proteggersi da eventuali nemici».

Tra i nemici, tristemente, anche la scienza. «Il mio libro non dà ricette definitive su come salvarsi dalla pseudoscienza, se così fosse mi dovrei candidare! – scherza il sociologo – non ho la soluzione, quindi, ma ho due risposte: bisogna innanzitutto proseguire la sensibilizzazione sul tema per rendere evidenti i meccanismi delle forme di comunicazione alle istituzioni: troppi scienziati non sanno tenere il passo con la pseudoscienza, non sanno essere efficaci in tv come invece sono gli pseudoscienziati. E poi bisogna chiarire le aporie su cui ragiona la pseudoscienza, i meccanismi logici sbagliati che invertono la causa e l’effetto, oppure omettono le premesse maggiori».

La società della pseudoscienza scende a fondo nel fenomeno, individuando per ogni vicenda mediatica affrontata uno stesso canovaccio narrativo, il ricorrere di componenti sempre uguali che, se svelate, renderebbero consapevoli di uno schema ripetitivo, e dunque garantirebbero gli anticorpi per sbarrare l'ingresso a elementi cognitivi tossici: evitare, in parole povere, che qualcuno “abbocchi” ai richiami delle sirene ammaliatrici della pseudoscienza.

«Al mondo ci sono i cretini, gli imbecilli, gli stupidi e i matti», faceva dire Umberto Eco a uno dei suoi personaggi ne Il pendolo di Foucault: e se gli stupidi sono gli “scrittori”, ovvero emittenti, quello a cui si rivolgono potrebbe confermarsi un pubblico di “matti”, ai quali svelare le verità sulla società della pseudoscienza, prima che sia troppo tardi.

Potrebbe interessarti anche: , Cinema all'aperto a Torino: le arene estive in città, da Cinema a Palazzo a Porto Franco Summer Night , A Torino riapre il cinema Massimo e a luglio i 20 anni del Museo del Cinema , Salone del Libro di Torino 2020: gli scrittori vanno online dal 14 maggio. Il programma con Saviano, Jovanotti e Zerocalcare , Una storia a fumetti ambientata nei Musei Reali di Torino gratis online , Incipit Offresi, il format per aspiranti scrittori si sposta online: si parte con Enrica Tesio

Scopri cosa fare oggi a Torino consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Torino.