Food Torino Lunedì 11 febbraio 2019

Torino: chiude Peyrano, storica casa produttrice di cioccolato per la Real Casa. La storia

Torino - La notizia colpisce negativamente l’opinione pubblica e non arriva certo isolata. Dopo il fallimento dell’azienda piemontese Pernigotti, una vicenda durata diversi mesi e che ha portato a slegare lo storico marchio dal suo territorio di origine, la crisi colpisce un altro antico e prestigioso marchio di cioccolatieri a Torino. Si tratta di Peyrano, azienda recentemente dichiarata fallita dal Tribunale di Torino.

Peyrano non navigava da tempo in acque “facili”: vent’anni fa il primo fallimento, con debiti ingenti e la conseguente difficoltà nel rintracciare un possibile compratore per salvare il marchio. Perché di storie, dietro a Peyrano, ce ne sono tante, e raccontano di un’arte pasticcera di eccellenza e di una Torino capitale sabauda dell’arte del cioccolato. Tempo fa avevamo proposto proprio qui su Mentelocale una guida alle cioccolaterie storiche di Torino, e Peyrano rientrava proprio tra gli storici laboratori tra i quali andare a curiosare, con golosità, per regalare o regalarsi un momento di delizia da gustare, annusare o anche solo contemplare tra gli occhi.

La storia di Peyrano inizia poco più di un secolo fa, nel 1915, grazie al fondatore, Antonio Peyrano, che mescolando le passioni per la chimica e la pasticceria fondò il primo nucleo dell’azienda, in corso Moncalieri, diventato poi storica sede. Finissimo il cioccolato che Antonio iniziò a ricavare dalle fave di cacao, un’abilità tanto riconosciuta e speciale da garantire al cioccolatiere, nel giro di cinque anni, l’attribuzione della fornitura ufficiale per Casa Savoia.

Con il passare degli anni, Peyrano si conquistò la fama anche grazie a una segreta miscela di cioccolato e grappa, cuore del primo cioccolatino prodotto e brevettato nel 1935, il famoso Alpino, che tra gli ingredienti ha nocciole del Piemonte e bourbon, per non parlare degli after eight con cioccolato e menta, della crema gianduia dal simbolico nome Sogno di Bruna, da Bruna Peyrano, erede di quell’Antonio che fondò l’azienda. E naturalmente il classico cioccolatino torinese, il gianduiotto.

Dopo il boom degli anni Sessanta, l’azienda si ampliò rimodernandosi e guardando con più attenzione al marketing, con incursioni sul modaiolo Vogue Italia che allargarono la clientela ai grandi nomi dell’alta moda nostrana e agli hotel di lusso. Ed è proprio quello del lusso il settore più ricercato dal marchio negli anni Ottanta. Piccole delizie incartate d’oro, dai gianduiotti alle praline più sofisticate (a Torino, si sa, le praline sono tante e dalle mille storie curiose, ne avevamo parlato qui). Moda, ma anche design, con confezioni appositamente disegnate e pensate per stupire gli occhi, e il palato.

Negli anni Duemila, prima della crisi, Peyrano arrivò a produrre 100 tonnellate di cioccolato all’anno: 60 tipi di cioccolatini, gli intramontabili gianduiotti incartati in oro e le tavolette di cioccolato, ma anche gelatine di frutta e pasticceria secca. Una meraviglia artigiana tutta made in Italy e garantita dalla materia prima alla realizzazione finale, visto che l’azienda ha sempre dichiarato di partire dalle fave di cacao trasformate da Giorgio Peyrano nel laboratorio di corso Moncalieri 47. La ricetta è rimasta sempre la stessa per un secolo, quell’antica alchimica che stregò fin dal lontano 1915 i torinesi, inclusi gli stessi reali, abituati a gustare cioccolato di qualità tra le stanze di Palazzo Reale e delle residenze sabaude.

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