Cinema Torino Venerdì 1 febbraio 2019

Franco Nero Accademico d'Onore all'Albertina: «Amo Torino: girerò qui un film da Oscar»

© Virginia Michetti

Torino - «Ho ricevuto tanti riconoscimenti nella mia vita, ma questo mi è particolarmente caro perché amo questa città e sto preparando un nuovo film da girare qui, un film con cui voglio vincere L’Oscar». Questo è stato l’annuncio di Franco Nero nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia Albertina di Torino, dove è stato insignito del titolo di Accademico d'Onore.

L’attore 77enne, che era ospite d’onore della cerimonia a cui ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, ha annunciato inoltre che al film «hanno già aderito quattro premi Oscar: Vittorio Storaro per la fotografia, poi la migliore costumista di tutti i tempi, Milena Canonero, poi Gianni Quaranta, che è uno dei più grandi scenografi del mondo insieme a Dante Ferretti, e infine Vanessa Redgrave». Storaro ha ricevuto tre statuette per la fotografia in Apocalypse Now, Reds e L'ultimo imperatore. Canonero ha vinto quattro volte grazie ai suoi costumi in Barry Lindon, Momenti di gloria, Marie Antoinette e Grand Budapest Hotel, ed è stata nominata in tutto nove volte. Quaranta con tre candidature, ha vinto per la migliore scenografia per Camera con Vista. Infine l’attrice Vanessa Redgrave, moglie di Nero, ha sei nomine all’attivo ha vinto un oscar per la sua interpretazione in Giulia.

Il discorso della star di Hollywood è stato anticipato da una videointervista in cui ha ripercorso alcuni momenti salienti della sua carriera, a partire da quando venne scelto per il ruolo di Abele in La Bibbia dal regista John Houston che poi gli fece da mentore a Hollywood. «È bello ricevere questi riconoscimenti, vuol dire che ho seminato nella mia vita e poi è anche una testimonianza dell’affetto del pubblico. Sono un uomo di cinema – ha raccontato l’artista che è attore, regista, sceneggiatore, produttore – e molte volte mi hanno chiesto cosa è il cinema: per me è come una grande città dove vivono persone di diverse razze e colori e ognuna ha la sua casa e i suoi sogni. Perciò il cinema continuerà ad esistere finché la gente continuerà a sognare. In più cinema vuol dire libertà, perché nei paesi dove non c’è libertà non c’è cinema».

Per Nero il nuovo progetto, prodotto dal regista e produttore torinese Louis Nero (Pianosequenza, Hans, La rabbia, Rasputin, Il mistero di Dante, The Broken Key), sarebbe un gradito ritorno in Italia. «Ognuno ha dei sogni. Io ho fatto più di 220 film, più della metà è internazionale e negli ultimi 25 anni il 95% del mio lavoro l’ho fatto all’estero perché fortunatamente sono conosciuto in tutto il mondo. In Italia vengo ogni tanto ad aiutare qualche giovane regista. Perciò questo film che sto preparando da girare qui è particolare e spero di riuscire a realizzarlo. Quando inizierò a farlo? Quando avremo i soldi lo faremo di corsa». A margine della cerimonia Nero ha annunciato che il film dovrebbe intitolarsi L’uomo che disegnò Dio: «Ho scelto questa città perché è una storia vera successa a Torino – ha aggiunto – Se non me lo fanno non farò mai più un lavoro in Italia, ho fatto un voto, perché l’Italia non se lo merita. Anziché fare le telenovele chiamate fiction preferisco venire ogni tanto ad aiutare i giovani, ma il vero lavoro lo faccio in giro per il mondo».

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha invece ricevuto la Medaglia dell’Amicizia dell’Accademia, «una delle Accademie più antiche e prestigiose d’Italia» ha sottolineato nel suo discorso. A margine della cerimonia, Bussetti ha avuto parole di rassicurazione per gli studenti riguardo la riforma dell’esame di maturità. «Non è una nuova maturità perché è presente nel decreto legislativo 2017 – ha sottolineato – noi  l'abbiamo riaggiustata eliminando l'alternanza scuola lavoro e le prove Invalsi come momento determinante per l'accesso all'esame stesso». «Se qualcuno protesta e si lamenta penso che cambierà presto idea attraverso le simulazioni che faremo. L'abbiamo adeguata, ritagliata, conformata rispetto alle esigenze e al percorso che gli studenti hanno fatto. Stiano tranquilli gli studenti, siamo vicini e le cose funzionano. Sono coinvolti loro stessi in questo percorso di avvio e partenza del nuovo esame di Stato. Abbiamo già risolto tutto».

Nel suo discorso nella cerimonia Bussetti ha iniziato accogliendo le istanze portate avanti negli interventi del Presidente uscente dell’Accademia Albertina, Fiorenzo Alfieri, del Direttore Salvo Bitonti e della Presidente della Consulta degli studenti dell’Accademia, Cecilia D’Urso. Il ministro ha ricordato che la prossima settimana a Roma si terranno gli Stati Generali dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica: «Sono passati vent’anni dal’ultima riforma e so perfettamente che sono anni che chiedete di essere ascoltati e di poter esprimere le vostre proposte alla politica. Detto, fatto – ha aggiunto – il contratto di Governo prevede un forte impegno di valorizzazione e potenziamento di un settore storicamente e culturalmente chiave per l’Italia come quello dell’Alta Formazione».

Per il Ministro del Miur c’è «il dovere etico e politico di progettare e sostenere con convinzione un grande rinnovamento culturale, per l’Italia, per l’Europa e in particolare per l’Italia in Europa e nel mondo. La cultura economica, scientifica e tecnologica, dominanti a livello globale, sono senza dubbio le forze dirimenti dello sviluppo mondiale. In questi ultimi anni tuttavia a queste dinamiche ha fatto fronte una troppo diffusa delegittimazione, inopportuna e controproducente, dei saperi umanistici e artistici. La vitalità di un popolo nel suo complesso si misura anche dalla vivacità e dal fermento artistico che in esso si manifesta. I due ambiti non possono nel modo più assoluto escludersi a vicenda».

«C’è una grande “fame di bello” nella società», ha aggiunto Bussetti, che ha sottolineato come sia necessario «lavorare per integrare e intersecare i saperi scientifici e tecnici con quelli umanistici e artistici. La commistione e la contaminazione dei saperi è la strada giusta da percorrere, non solo tra le arti, ma anche tra le arti e l’industria e tra le arti e il mondo economico e della comunicazione».

Parlando in particolare dell’Accademia, ha quindi aggiunto che «deve essere aperta all’intera comunità, non stare chiusa in se stessa in maniera autoreferenziale. Deve essere un ponte per la vita, stimolare nelle giovani menti spirito creativo, acutezza, attitudine a prendere iniziative e ad assumersi responsabilità, autonomia nella riflessione personale».

Dopo aver invitato i giovani a tenere viva la curiosità e a non accontentarsi, a mettersi in gioco e a cercare di lasciare un’impronta, Bussetti ha quindi aggiunto che «il compito delle Istituzioni è quello di starvi vicino. So che vivete sentimenti di rabbia e disillusione, sta a noi uomini di governo farvi cambiare idea». «L’economia della bellezza e della creatività vale in Italia circa il 17% del PIL e genera un indotto economico di circa 250 miliardi l’anno – ha sottolineato – Non possiamo più permetterci di trascurare le nostre Istituzioni artistiche. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di produrre ed esportare musica e arte nel mondo».

Bussetti ha quindi concluso affermando che si debba cercare di «far nascere un Nuovo Umanesimo, di riportare l’uomo al centro delle nostre azioni». In questo senso «L’arte ha ruolo determinante, perché è la manifestazione più chiara di ciò che l’uomo è: forza creatrice». Il Nuovo Umanesimo «significa riportare al centro il rispetto per la persona umana in quanto tale, tornare ad essere responsabili della vita del pianeta. L’arte consente di ripensare, inventare e scoprire nuove modalità affinché la libertà possa esprimersi e realizzarsi adesso e nel futuro».

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