Cuore di tenebra: l'arte può prevenire gli errori? La mostra alle Ogr di Torino

Mostre Torino Venerdì 1 febbraio 2019

Cuore di tenebra: l'arte può prevenire gli errori? La mostra alle Ogr di Torino

© Alessandra Chiappori
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Torino - Una mostra di grande impatto e suggestione, un tema che lega e abbraccia insieme letteratura, colore, musica, poesia e media. È Cuore di tenebra, il progetto condiviso da Officine Grandi Riparazioni e Castello di Rivoli che, ispirandosi al titolo del celebre libro di Joseph Conrad, e ripercorrendone insieme la sottile linea che divide bene e male, mondo occidentale e “colonie”, racconta i nodi irrisolti del secolo passato e del tempo presente, e affida riflessioni e correzioni all’arte.

«L’idea di questa mostra nasce dalla volontà di lavorare a un progetto comune – ha spiegato il direttore artistico delle OGR Nicola Ricciardi – il legame tra le OGR e il Castello di Rivoli nasce dal vincolo costituito dalla collezione di Fondazione CRT, circa 200 pezzi dati in comodato d’uso a Rivoli e alla Gam. È un sodalizio con cui abbiamo voluto giocare e grazie al quale abbiamo pensato una nuova sfida insieme a uno dei Musei più importanti d’Italia. Siamo felici del risultato di questa mostra che con le sue opere segue un fil rouge ben preciso: alcune non sono mai state esposte, altre sono state adattate appositamente per questo percorso. È stata una gioia doppia per noi: da una parte abbiamo lavorato con il Castello, dall’altra abbiamo offerto al pubblico qualcosa di nuovo dopo essere riusciti a forzare la struttura ancora una volta».

Cuore di tenebra. Castello di Rivoli @OGR.1. Può l’arte prevenire gli errori? è curata da Marcella Beccaria, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e sarà visitabile dal 1 febbraio al 19 maggio 2019. «Si tratta di una collaborazione importante – ha confermato Beccaria – la mostra nasce dalla riflessione sulla collezione del Castello e dalla sua crescita organica. Una riflessione che non può prescindere da molte urgenze del presente in cui viviamo e siamo calati: un tempo complesso e un mondo che rispetto al 21esimo secolo non ha superato alcuni nodi costituiti dalla violenza, dalla povertà, dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Da qui un disagio diffuso davanti al quale domandarsi a cosa serve l’arte. È una domanda che, anche come curatori, ci poniamo spesso. È una domanda che si pongono gli artisti rispetto al proprio ruolo».

Nessuna pretesa di esaustività nella molteplicità delle risposte che compongono lo spazio del Binario 2 e lo saturano di visioni, luci, e anche suoni, pennellate improvvise che, come colpi di evidenziatore, riagganciano il visitatore al perno centrale della mostra e alla sua leva, alla sua ricerca. «Nessuno degli artisti vuole trovare una risposta al futuro dell’umanità – ha proseguito la curatrice – ma ogni opera precisa una consapevolezza rispetto al presente». È questo atteggiamento a creare un legante tra le opere, alcune delle quali sfondano l’arco cronologico andando ad agganciare momenti storici lontani, collocati in secoli Avanti Cristo e in mondi lontanissimi dal nostro. Ci son le mura di Ninive, l’Iran, Mosul, ma anche la guerra civile spagnola, i tavoli decisionali delle Nazioni Unite e Colin Powel.

Ogni opera indaga aspetti irrazionali del contemporaneo tra guerre, imperialismi, fanatismi religiosi, terrorismo, razzismo, disparità crescente, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e alcuni aspetti della tecnica e dell’Intelligenza Artificiale utilizzate in modo irresponsabile e che sembrano crescere in maniera esponenziale. Originariamente provenienti da Brasile, Cuba, Egitto, Israele, Italia, Libano, Messico, Polonia, Portogallo, Stati Uniti, e attivi in più parti del globo, gli artisti invitati offrono molteplici punti di vista relativi alla complessità del mondo nel quale viviamo, interrogandosi sui lati oscuri del presente e analizzandoli attraverso riferimenti al passato oppure anticipando possibili scenari futuri.

Aspetti bui e irrazionali del presente, in dialogo con un passato anche molto antico, e così sulla scia del romanzo di Conrad si passa da pagine di massacri e morte alla luce e alla poesia musicale. «Le opere selezionate – ha confermato la curatrice - propongono diverse forme di consapevolezza critica che non prescindono dalla capacità di aprire spazi di resistenza poetica, rispondendo alla violenza del presente con inarrestabile forza creativa».

Il percorso espositivo si sposa agli spazi delle OGR valorizzando i diversi punti di vista delle opere in mostra. Ne è un esempio sublime la performance Stop, Repair, Prepare: Variations on “Ode to Joy” for a Prepared Piano (Fermati, ripara, prepara: variazioni all’“Inno alla gioia” per un pianoforte modificato, 2008) di Allora & Calzadilla (Jennifer Allora, Philadelphia, 1974; Guillermo Calzadilla, L’Avana, 1971) che stregherà i visitatori del Duomo della ex fabbrica di treni.

Eseguita da un pianista professionista che suona al contrario un pianoforte modificato, la performance pone gli spettatori di fronte a un’inaspettata esecuzione del quarto movimento della celebre Sinfonia n. 9 (1816-1842) di Ludwig van Beethoven, composizione che è stata utilizzata da contesti ideologicamente disparati quali il Terzo Reich, la Rivoluzione culturale cinese, la Rhodesia razzista di Ian Smith ed è oggi l’inno ufficiale delle Nazioni Unite. La performance aprirà e chiuderà la mostra, nelle giornate del 1, 2 e 3 febbraio e del 19 maggio 2019, per il finissage (nei giorni indicati la performance inizia ogni ora e dura 25 minuti circa).

L’avvio del percorso è con Untitled (Senza titolo, 1999) di Maurizio Cattelan (Padova, 1960), fotografia a colori che ritrae il gallerista milanese Massimo De Carlo letteralmente “attaccato” al muro con nastro adesivo. The Nature of the Beast (La natura della bestia, 2009) di Goshka Macuga (Varsavia, 1967) si presenta come un’installazione composta da un grande tavolo con documenti d’archivio simile a quelli presenti presso la sede delle Nazioni Unite a New York, un arazzo ispirato alla celebre Guernica (1937) di Pablo Picasso e un busto in bronzo raffigurante Colin Powell ritratto mentre mostra la provetta con al suo interno presunto materiale tossico che giustificò nel 2003 l’invasione americana dell’Iraq. Per volontà di Macuga, l’installazione presentata alle OGR è messa a disposizione del pubblico, di associazioni o gruppi culturali e può essere prenotata gratuitamente per riunioni o conferenze scrivendo una mail.

Inaspettati risvolti legati all’ascesa dell’Intelligenza Artificiale e alla diffusione di colture geneticamente modificate sono alcuni tra gli argomenti trattati in YWY, a androide (YWY, l’androide, 2017) di Pedro Neves Marques (Lisbona, 1984). Sull’eredità del colonialismo occidentale riflette Una proposta di sincretismo (questa volta senza genocidio), 2018, di Maria Thereza Alves (San Paolo, 1961). Mentre la pratica di Massimo Grimaldi (Taranto, 1974) riguarda la possibilità di agire in prima persona, aprendo spazi di resistenza capaci di modificare la violenza della realtà. La violenza coercitiva dei confini e l’orrore dell’imprigionamento, o della tortura, sono alcune tra le impressioni che le opere di Mona Hatoum (Beirut, 1952) possono provocare in chi le incontra. Undercurrent (Red) (Sottocorrente – rosso, 2008) rievoca la forma famigliare di un tappeto, i cui tradizionali fili colorati celano però al loro interno robusti cavi elettrici, rendendolo luogo inospitale e potenzialmente letale.

Le devastanti conseguenze del narcotraffico sono indagate da Teresa Margolles (Culiacán, Messico, 1963) con un’opera sonora. All’arte visiva torna la filosofa e psicanalista Bracha L. Ettinger (Tel Aviv, 1948) che elabora poche opere, ciascuna delle quali condensa anni di meticoloso lavoro

Cabaret Crusades: The Secrets of Karbala (Cabaret delle Crociate: i segreti di Karbala, 2015) è l’opera conclusiva di una trilogia di film realizzati da Wael Shawky (Alessandria d’Egitto, 1971) ispirandosi alla storia delle Crociate. L’artista racconta gli eventi sottolineando l’esistenza di un punto di vista degli Arabi, per secoli dimenticato dalla tradizionale storiografia occidentale.

Roberto Cuoghi (Modena, 1973) infine ha fatto della metamorfosi la propria arma di sopravvivenza e del metodo che la regola il suo originale principio di creazione artistica. In occasione della mostra Cuore di tenebra, Cuoghi presenta una nuova opera sonora appositamente ideata dal titolo LAŠ (2008-2018). L’opera si riferisce al drammatico episodio storico della caduta dell’Impero Assiro, quando la splendida Ninive è sul punto di essere distrutta per mano dei nemici e contribuirà a scuotere ed emozionare il visitatore, riportandolo al centro della grande domanda di Cuore di tenebra: può l’arte prevenire gli errori?

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