In cammino tra le residenze sabaude con Enrico Brizzi e gli psicoatleti. L'intervista - Torino

In cammino tra le residenze sabaude con Enrico Brizzi e gli psicoatleti. L'intervista

Cultura Torino Venerdì 25 gennaio 2019

Torino - Se li vedrete camminare per la città, tra Palazzo Reale, Palazzo Carignano e Palazzo Madama, in collina a Villa della Regina, o tra i sentieri oggi innevati che conducono alla Reggia di Venaria, oppure a Stupinigi, alla  Mandria, ai castelli di Rivoli, Moncalieri, Racconigi, Govone e Agliè, non dovete stupirvi. Si tratta di una “pattuglia” di psicoatleti, impegnati nella annuale traversata urbana che inaugura la stagione di camminate in giro per l’Italia e per il mondo. Camminare a piedi, scoprire luoghi, storie, paesaggi è infatti una delle prerogative di Enrico Brizzi, scrittore noto al grande pubblico per il folgorante esordio di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, negli ultimi anni impegnato a camminare, e a narrare dei suoi viaggi a piedi sulla via Francigena, lungo lo Stivale italiano, sulla rotta di Santiago.

Dall’esperienza circoscritta di Brizzi e dei “buoni cugini” abituati a camminare con lui è nata, nel corso degli anni, una vera e propria associazione sportiva, gli Psicoatleti, che organizza percorsi tra passi, zaini e letture, alla scoperta dei mille volti del mondo. Tra questi c’è anche Torino, a cui Brizzi, in un progetto realizzato insieme al Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, ha dedicato un libro uscito per Gribaudo nell’autunno 2018: La via dei re. Trecento chilometri da percorrere a piedi alla scoperta delle residenze sabaude, una sorta di grand tour tra le storie e i fasti di Casa Savoia. Un po’ racconto e un po’ guida alla scoperta della storia piemontese, La via dei re nasce da una vera esperienza vissuta da Enrico Brizzi l’inverno scorso, immerso nell’atmosfera rarefatta alla Reggia di Venaria, e poi tra lo splendore e il verde della primavera, tra un castello e un giardino, gambe e zaino in spalla. Testato il percorso, raccontato nel libro, era ora di tornare a scoprire Torino: ed è così che dal 25 al 27 gennaio gli psicoatleti saranno ancora una volta in terra sabauda, tra una reggia e l’altra, camminando.

«Le campagne sono piene di caprioli, mamma mia, che bello!» si stupisce Enrico Brizzi mentre viaggia in treno verso Torino alla vigilia della camminata urbana, tra le distese della neve caduta poco prima. Ha passato le ultime giornate a scrivere, impegnato su nuovi progetti, e la voglia di rimettersi in moto è grande. Ancora una volta il percorso partirà da Torino, città che in La via dei re definisce “dell’anima”. «È una città che da ragazzino ho sentito mitizzare soprattutto per i racconti di Italia ’61, il primo viaggio che mio padre fece da solo – spiega – alla prova dei fatti, visitarla fu abbastanza deludente: a fronte di tanta bellezza ed eleganza, del rigore e della grandezza stratificata che il me 12enne coglieva, non c’era però una vita sociale all’altezza. È stato un amore non adolescenziale, ma degli anni Duemila».

Non a caso, gli anni del giro di boa “olimpico” per Torino, una sorta di rinascita e ritrovata identità come centro turistico. «Quando ero ragazzino potevo solo intuire un potenziale e un fermento culturale così grande a Torino – prosegue Brizzi – sapevo per esempio che la maggior parte dei libri di casa arrivava proprio da Torino. Crescendo è arrivata maggiore consapevolezza, e poi c’è stata la rinascita di Torino come luogo bello in cui stare anche per trascorrere periodi di vacanza o ricerca. Non la conosco bene come chi la abita, ma è una città che reputo tra le capitali che dobbiamo sentirci fortunati di avere in Italia».

Torino strega: sarà l’architettura aulica dei grandi palazzi del centro, sarà il fermento culturale che si agita tra quartieri in costante trasformazione. Ne è convinto anche lo scrittore: «quello che mi piace è la sobrietà di un posto dove la cultura da un lato si fa alta e dall’alto pop, dove ci sono grande editoria e scena musicale in fermento. Prendiamo per esempio San Salvario, un quartiere dove negli anni Novanta non era il massimo girare la sera, e che oggi sembra un angolo della Parigi migliore dal punto di vista della convivialità. Torino è un posto dove sto sempre molto bene».

Torino è anche una metropoli che nasconde angoli di verde quasi dimenticati, eppure incantevoli e preziosi. Il luogo perfetto per un’esplorazione in chiave psicoatletica, come conferma infatti Enrico Brizzi: «per la mia passione e la mia idea del fatto che i libri e il mondo del sapere non dovrebbero mai essere troppo lontani dalla possibilità di mettersi lo zaino in spalla e andare a respirare la natura, Torino offre possibilità che non tante altre città offrono». Percorsi storici tra sontuose dimore sabaude si intrecciano a polmoni verdi, tra parchi e collina, ed è proprio questa ricchezza ad affacciarsi sul percorso proposto ne La via dei re, un cammino compiuto a piedi, in sintonia con le tendenze del momento e con l’anno del turismo lento, così è stato proclamato proprio il 2019.

«Ero stato un anno fa a Venaria – racconta Brizzi spiegando la natura del progetto che ha portato al libro e all’elaborazione del percorso – un conto è vederla da visitatore giornaliero, un altro è passarci alcune settimane, dormendo in foresteria e imparando a conoscerne ogni angolo. Ero lì dodici mesi fa in un periodo di bassa affluenza, aprivo gli occhi alle 8 del mattino tra i volumi curvilinei di Juvarra e la neve caduta sulla corte: è stata una grande suggestione». In primavera il viaggio vero e proprio, per verificare la fattibilità dei percorsi, in qualche caso ancora da perfezionare.

Ora, la quadratura del cerchio: si torna nei luoghi “sabaudi”. «Quando sono via con gli psicoatleti facciamo sempre pause per leggere – racconta lo scrittore – questo dà un certo effetto prismatico: leggere al Faro della Vittoria o a Superga Pavese che parla di quei luoghi, oppure leggere Ferro di Primo Levi [contenuto in Il Sistema periodico N.d.R] sulla Serra di Ivrea… È molto bello riportare i testi a casa, anche quando la casa non è la casa di Leopardi a Recanati, quando ha mura verdi e un soffitto azzurro».

La traversata urbana non è una novità per gli psicoatleti, che hanno già in passato camminato per Milano e Roma. Loro sono un’ottantina, arrivano da tutta Italia, in particolare dal nord e dal centro, una rete costruita ormai qualche anno fa a partire dall’iniziativa di una decina di amici. Fino ai primi anni Duemila l’interesse per le potenzialità dei viaggi a piedi non era infatti forte come oggi, e l’iniziale progetto che vide Brizzi e i “buoni cugini” intraprendere le migliaia di chilometri della via Francigena da Canterbury a Roma era visto come una follia. «Non c’era la preparazione culturale – dice lui – non era abbastanza inserita nel tessuto sociale l’idea che viaggiare a piedi può essere non solo una pratica salubre e non inquinante, ma anche un modo per conosce - il migliore, secondo me - un paese».

Camminando si impara, verrebbe da pensare. E anche leggendo. Tra le pagine di La via dei re è infatti ricostruitra, in una sapiente narrazione che altalena fiction e ricerca, la storia quasi millenaria dei Savoia tra grandi sovrani, Madame Reali, vicende di corte e grandi rinnovamenti urbani e architettonici. «Fa impressione rendersi conto che i Savoia non hanno riscosso popolarità solo dopo la vittoria nella Grande Guerra – conferma Brizzi – sono una delle dinastie più antiche del vecchio continente e la loro storia ci racconta molto di come siamo diventati, di quello che siamo. Questa camminata mi dà la possibilità di portare amici e “buoni cugini” a vedere luoghi a cui ho avuto modo di affezionarmi».

Come in un Cammino di Santiago made in Italy, anzi in Piemonte, a La via dei re, libro disponibile al bookshop della Reggia di Venaria, è allegato un passaporto sul quale timbrare tutti i passaggi alle 12 regge del circuito. Serve a invogliare il lettore a prendere il largo, mettersi in viaggio alla scoperta delle ricchezze di un territorio a volte ancora sconosciuto. «In un viaggio a piedi sei forestiero, sei uno straniero che si mette in gioco – spiega lo scrittore – potrei arrivare in un luogo, scendere dall’aereo e andare in albergo, ma non avrei visto niente di quei luoghi. Invece se arrivo guadagnandomi il diritto di stare in una città o in una contrada un passo alla volta, la conoscenza è più profonda. Certe questioni vanno studiate con lentezza, senza precipizio: sto scrivendo un altro libro di viaggio e per l’ennesima volta rifletto su quanto ogni viaggio è sì un viaggio nello spazio, nel tempo, ma anche dentro le proprie paure e pregiudizi. Le ricette facili sono delle banalizzazioni: la realtà è complessa e non la si può spiegare con uno slogan da stadio».

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