Attualità Torino Mercoledì 16 gennaio 2019

Smog e inquinamento a Torino: via ufficiale alla campagna Che aria tira?

© Alessandra Chiappori

Torino - Quattordici giorni di blocco del traffico a causa della concentrazione di polveri sottili e inquinanti nell’aria. È così che Torino ha accolto il 2019, un inizio d’anno sintomatico per una città che, ormai da anni, soffre più di altre della presenza dannosa di quella che già Italo Calvino definiva “nuvola di smog”. Non è dunque un caso che proprio sotto la Mole sia nato un comitato spontaneo per riflettere e agire collettivamente contro l’inquinamento atmosferico. Si chiama Torino Respira, è stato fondato da nemmeno un anno a partire da un’idea di Roberto Mezzalama e sta uscendo allo scoperto con la prima campagna estesa e dedicata al rilevamento della qualità dell’aria Torino: Che aria tira?

È infatti partita il 16 gennaio la distribuzione ufficiale a Torino di 300 provette predisposte a “misurare” la quantità di inquinanti presenti nell’aria. Ad avere in dotazione questi strumenti saranno altrettanti cittadini torinesi che hanno aderito alla campagna del Comitato. Il rilevamento inizierà con febbraio e monitorerà per un mese la concentrazione di biossido di azoto, uno degli inquinanti più pericolosi.

«Il Comitato si è sviluppato a partire dall’esposto contro ignoti presentato da Roberto Mezzalama per denunciare la situazione della qualità dell’aria a Torino – spiega Giuseppe Piras, del Comitato –Parallelamente a questa iniziativa si è costituito un gruppo che aveva l’obiettivo sia di sostenere l’iter dell’esposto con la magistratura, anche come gruppo di pressione per dare risonanza al fatto, sia di lavorare con i cittadini in modo concreto e avvicinarli al tema per fare chiarezza e sfatare miti e leggende».

Non un grido di allarme lanciato sull’onda dei recenti blocchi del traffico, ma qualcosa che ha origini più lontane, radicate in un ripetuto sforamento di norme e leggi da parte delle istituzioni e nella domanda crescente di chiarezza e tutela da parte dei cittadini. Davanti a un tema così complesso come quello della qualità dell’aria in Pianura Padana, Torino Respira ha quindi deciso di occuparsi della consapevolezza dei cittadini e ha inaugurato una serie di incontri divulgativi nelle scuole e non solo, fino ad arrivare alla campagna Che aria tira?, allo scopo di coinvolgere sempre più torinesi.

«Esistono altre campagne simili già fatte in Italia – spiega Piras – noi abbiamo deciso di procedere quest’anno e di concentrarci sul biossido di azoto, uno degli inquinanti più pericolosi, che a sua volta si combina con il particolato emesso dalle stufe e in generale dalla combustione andando a creare inquinanti secondari pericolosi. La misurazione con i nostri rilevatori è certo più semplice rispetto ai macchinari che quantificano le polveri, ma è un’azione che, vista la sua semplicità, poteva essere fatta in questo modo».

300 “provette” di circa 5 centimetri, ognuna delle quali costata 20 euro a chi l’ha richiesta, sono quindi in partenza per le diverse zone della città. Hanno l’aspetto di piccoli tubi con due tappi, uno dei quali dotato di retina imbevuta di una sostanza in grado di incorporare le particelle dell’aria. Dopo un mese di esposizione su balconi o davanzali, tutti e 300 i rilevatori saranno tappati di nuovo e spediti in laboratorio per le analisi, con tanto di indicazioni sulla localizzazione e sulle date di esposizione, dati che influiscono sulla quantità di materiale depositato.

«Se il nostro strumento è meno preciso di una centralina Arpa – prosegue Piras – è pur vero che ha il vantaggio di essere meglio distribuito: 300 provette sono un campione molto ampio che ci permetterà di fare indagini, studi ed elaborazioni capaci di indicare la qualità dell’aria in tante zone. E poi c’è la curiosità dei cittadini aderenti, ingaggiati direttamente per avere informazioni precise su casa propria, sulla scuola o l’ufficio e l’aria che respirano tutti i giorni. Non è una misurazione lontana, legata a una centralina dall’altra parte della città, ma ha a che fare con l’aria che le persone respirano tutti i giorni».

Una parte dei campionatori verrà installata dal Comitato nei pressi delle centraline dell’ARPA, in modo da poter calibrare i dati ottenuti con quelli ufficiali e aumentare così l’affidabilità scientifica dei risultati. «Ci saranno zone dove avremo più rilevatori, altre più rade, ma abbiamo tenuto appositamente una cinquantina di provette per andare a coprire i punti scoperti e avere così un dato diffuso – prosegue Piras – ci hanno chiesto di partecipare anche molti abitanti della cintura, avremo quindi anche dei nuclei fuori Torino».

Via alle misurazioni a partire dal primo weekend di febbraio, e fino al 1 marzo, quando i rilevatori saranno ritirati e mandati in laboratorio. I risultati potrebbero essere pronti per marzo. La scelta del mese di febbraio non è casuale, come sottolinea Piras: «si tratta di un periodo particolarmente dannoso. I blocchi del traffico stanno andando avanti da dicembre, ma è una fase iniziale, al netto di giornate come quelle ventose che spazzano via le polveri, la concentrazione tende ad aumentare, i giorni da bollino rosso sono quindi a febbraio e marzo proprio in ragione dell’accumulo e della combinazione di microparticelle che, se non piove o non c’è vento, restano. Ecco perché febbraio è un periodo critico: la situazione inizierà a migliorare con la primavera e l’inizio delle piogge, ma poi ci saranno i problemi legati all’inquinante estivo come l’ozono».

Che aria Tira? porterà una grande quantità di dati da selezionare e interpretare, anche realizzando mappe per raccontare storie ancora poco chiare ai cittadini, e forse per agire sulla prevenzione del problema inquinamento. «Il tema è importante – aggiunge Piras – sulla base del clima e dell’andamento degli inquinanti è possibile fare previsioni e sapere in anticipo quale sarà la situazione, evitando quindi di arrivare alle attuali emergenze e intervenendo prima».

Tra le ragioni della nascita del Comitato Torino Respira c’è infatti anche la mancata attivazione di determinate politiche di prevenzione: «abbiamo partecipato a una commissione ambiente in cui abbiamo spiegato al Comune di Torino i motivi della nostra campagna – dicono dal Comitato – c’è la sensazione che ci sia una sorta di rassegnazione a una condizione che si verifica ogni anno. Qualcosa in realtà si può fare, è stato scritto nell’esposto e approfondiremo il tema: ci sono alcune azioni che il Comune ha messo in campo, come il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e il Biciplan, che sono rimasti sulla carta». E forse ci sono anche fattori esterni, come la crisi dell’ultimo decennio, che ha disincentivato l’uso dei veicoli, riducendo di fatto l’inquinamento senza che intervenissero politiche attive.

Il quadro appare dunque molto complesso e sfaccettato: «da qualche parte dovevamo iniziare a prendere in mano il gomitolo per scorporare la matassa – prosegue il Comitato – anche la Regione ha previsto un piano per la qualità dell’aria che non è ancora stato approvato né messo in campo con azioni specifiche, misurazioni o risultati: è un tema su cui battersi».

L’urgenza del problema inquinamento a Torino e lo stato di emergenza sembrano direttamente legati all’attivazione delle persone: se alla campagna di Milano avevano aderito 250 cittadini, Torino, che ha meno abitanti del capoluogo lombardo, con Che aria tira? ha sollevato l’interesse di 300 persone che si doteranno volontariamente di uno o più campionatori della qualità dell’aria. «C’è interesse – conferma il Comitato – da una parte alcune persone sono sensibili e attive, dall’altra resta una rassegnazione che spinge a non reagire, ma Torino Respira è nato apposta per dare stimoli come questa campagna».

Per chi fosse interessato alle attività di Torino Respira, il Comitato ha un sito e una pagina su Facebook: l’adesione costa 5 euro, una cifra bassa pensata per agevolare la partecipazione di tutti. «Non abbiamo ancora un anno – spiegano – ma ci piacerebbe questo spazio diventasse molto più partecipato: uno degli obiettivi per il 2019 è proprio quello di raccogliere persone che ci possano aiutare e farsi promotrici di azioni e della diffusione dei temi, in modo da allargare la nostra base che al momento include diverse competenze. Un altro obiettivo è una campagna simile a questa che vorremmo realizzare nelle scuole tra il 2019 e il 2020. Molto spesso anche i ragazzi si stupiscono di quanto ogni loro azione abbia conseguenze evidenti, lavorare nelle scuole è importante per questo: capire che, nel proprio piccolo, con una minima azione si ottiene un miglioramento».

Stupore negativo da cui far nascere non rassegnazione, ma azioni concrete. A giudicare dalle 300 provette in distribuzione, l’obiettivo sembra raggiunto. Ora non resta che aspettare i dati, e far sì che dalla consapevolezza nascano nuove idee e mobilitazioni per affrontare l’emergenza.

Dopo la Casa del Quartiere di San Salvario, dove il Comitato sarà il 16 gennaio dalle 18.30, il secondo appuntamento di distribuzione sarà il 24 gennaio 2019 a Binaria, dalle 18.30 alle 20.30. Sono ancora disponibili alcuni campionatori, i cittadini interessati ad aderire alla campagna possono presentarsi ad uno degli eventi di distribuzione o contattare l’associazione via email.

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