La Cappella dei Mercanti di Torino e l'Epifania, dai Re Magi al Calendario Perpetuo: orari e visite

La Cappella dei Mercanti di Torino e l'Epifania, dai Re Magi al Calendario Perpetuo: orari e visite

Cultura Torino Mercoledì 2 gennaio 2019

© Alessandra Chiappori

Torino - Al numero civico 25 di via Garibaldi è nascosta una piccola grande sorpresa artistica e storica di Torino. Lungo la via pedonale dove si snoda lo shopping e il passeggio nel pieno centro di Torino si trova infatti il portone della Cappella dei Mercanti, più precisamente Cappella dei Mercanti, Negozianti e Banchieri, luogo di culto dedicato all’omonima corporazione. Un piccolo luogo di culto, una sorta di bomboniera barocca nel cuore di Torino, nota per la presenza, al suo interno, di un curioso Calendario Meccanico Perpetuo progettato dall’ingegner Giovanni Plana, in grado di calcolare il calendario per quattromila anni.

E a proposito di calendario, non c’è periodo migliore dell’anno che quello dei primi di gennaio per raccontare questo piccolo gioiello nascosto in via Garibaldi. La Cappella dei Mercanti ha infatti un legame speciale con il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio.

Progettata già nel quindicesimo secolo ma edificata solo alla fine del Seicento, la Cappella dei mercanti racconta il barocco della sua epoca. La Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino fu riconosciuta infatti nel 1663, di quel secolo è dunque la cappella, costruita nell’antica via Dora Grossa (oggi via Garibaldi), all’interno del palazzo dei Gesuiti per garantire a membri della Congregazione uno spazio di incontro e di preghiera.

Proprio durante il rettorato di Agostino Provana, gesuita, la cappella fu inaugurata, nel 1692. Sulle sue pareti le storie dell’Epifania, ricorrenza in cui la Congregazione celebra infatti la propria festa nominando i nuovi congregati, nonché festa tenuta in grande considerazione dall’intera Corte sabauda, che la celebrava con cerimonie, scambi di doni e spettacoli.

Sono dodici gli affreschi settecenteschi del ciclo che racconta la Natività e l’Epifania: realizzate da diversi artisti nel corso del Settecento, queste opere esaltano i Re Magi e le storie evangeliche che li vedono protagonisti, dalla comparsa della stella cometa, al viaggio verso Betlemme. Sono così proprio i Re provenienti dall’Oriente a diventare protagonisti e sorta di protettori della Cappella torinese. Nel tempo la Cappella è stata arricchita con decori e con gli splendidi affreschi del Legnanino.

Ecco alcune delle opere. Sulla parete sinistra Erode con i Magi e i sapienti (ante 1694) di Sebastiano Taricco, Viaggio dei Magi verso Betlemme (ante 1694) di Luigi Vannier, Aprimento dei tesori dei Santi Re (1705) di Stefano Maria Legnani (detto Legnanino), e Annuncio dell’angelo ai Magi (ante 1694) di Sebastiano Taricco. Sulla parete sinistra Comparsa della stella consultata dai Magi (1703) di Andrea Pozzo, Re David che medita il mistero dell’Epifania (ante 1695) di Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino, Strage degli Innocenti (1703) di Andrea Pozzo, e Corteo dei Magi vicino a Gerusalemme (1712) di Niccolò Carone. Dietro l’altare ecco altre tele che narrano scene ed episodi della natività, di Andrea Pozzo: Natività con i pastori (1699 circa), Adorazione dei Magi (ante 1694), e Fuga in Egitto (1699 circa).

Ma non c’è solo questa caratteristica a rendere unica la Cappella dei Mercanti di Torino. All’interno dell’edificio, spesso utilizzato per concerti grazie alla sua acustica, trova spazio un organo settecentesco in legno. In marmo invece l’altare che, nel progetto iniziale, doveva essere realizzato niente meno che da Filippo Juvarra ma passò invece a Emanuele Buscaglione, architetto di Casa Savoia. Se sull’altare si trova il Libro d’oro, albo che contiene tutte le firme degli appartenenti alla Congregazione, è nella Sacrestia della Cappella dei Mercanti che, oltre a una Adorazione dei magi di Guglielmo Caccia del 1620 circa, viene conservata un’autentica chicca.

Si tratta del Calendario Perpetuo dell’astronomo piemontese Giovanni Plana, antica macchina di calcolo combinatorio che permette la determinazione precisa del calendario dall’anno zero e fino a 4000 anni, incluse le lunazioni, i giorni della settimana e le feste cristiane. Un piccolo computer con un algoritmo meccanico ante litteram, essendo il Calendario di Plana del 1831: il congegno include infatti delle memorie a tamburo, cilindri su cui si trovano i dati numerici.

Dopo un periodo di chiusura per restauri, la cappella ha riaperto nel gennaio 2017. Oggi è visitabile gratuitamente il sabato dalle 15.00 alle 18.00, la domenica dalle 10.00 alle 12.00 con Santa Messa alle 11.00, e il giovedì solo su prenotazioni. Ulteriori informazioni sul blog della Congregazione.

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