Salone del libro di Torino: un crowdfunding per salvare il marchio all'asta

Salone del libro di Torino: un crowdfunding per salvare il marchio all'asta

Incontri Torino Martedì 27 novembre 2018

Torino - «Un’idea luminosa con un pizzico di follia», così Josif Brodskij, premio Nobel, definì il Salone del libro di Torino alla cerimonia inaugurale della prima edizione, il 18 maggio 1988 al Teatro Regio. Ed è sull’onda di quel commento che ha preso vita il gruppo spontaneo Pazzi per Torino, un comitato che si è presentato per la prima volta al pubblico il 26 novembre spiegando ai presenti e ragionando insieme sull’obiettivo dell’iniziativa, quello cioè di “salvare” il marchio del Salone del Libro di Torino, in vendita a un’asta pubblica in programma per il 24 dicembre, aprendo una sorta di crowdfunding per poter raggiungere una cifra di 500mila euro con cui concorrere all’asta.

Nemmeno un mese, dunque, per portare avanti il progetto che hanno illustrato i creatori, tra i quali Irma Ciaramella, avvocato, Pierluigi Balducci, creativo pubblicitario, Franco Maria Botta, dirigente, Massimo di Braccio, imprenditore, e Roberto Tricarico, attualmente barista ma già impegnato in politica a Torino e Roma.

«Abbiamo pensato che il marchio del Salone del libro di Torino è un simbolo della città – ha spiegato proprio Tricarico introducendo l’iniziativa – Il Salone o è a Torino, oppure non è. Per questo abbiamo pensato fosse giusto provare a interrogarci su cosa fosse possibile fare in termini concreti. Vorremmo che il Salone del libro restasse a Torino perché da più di 30 anni si fa qui, e ha generato un valore, non solo in termini di benefici culturali per tutti, ma con una ricaduta di immagine ed economica a cui non vogliamo rinunciare».

Ma facciamo un salto indietro: come si è infatti arrivati a questa situazione, e alla vendita del marchio all’asta? A ricapitolare la complessa storia che avvolge ormai da qualche anno la grande macchina istituzionale e amministrativa del Salone più famoso d’Italia, l’evento editoriale più importante d’Europa dopo la Buchmesse di Francoforte, l’avvocato Ciaramella, che è ripartita dalla liquidazione volontaria della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, una fondazione partecipata da enti pubblici detentrice, oltre che del marchio e del know-how a esso legato, anche di diversi beni mobili e immobili legati al Salone. La Fondazione ha però fatto ricorso al Tribunale di Torino per ottenere, in seguito alla liquidazione, la nomina di un liquidatore che a fronte di una situazione economica da stabilizzare estinguesse debiti e crediti e monetizzasse i beni. Tra questi, il marchio, messo appunto in vendita all’asta e potenzialmente acquistabile da chiunque. Certo, restano alcuni vincoli imposti al bando di vendita, come quello che lega il Salone del Libro di Torino al panorama nazionale, o il valore riconosciuto dal Ministero, ma il perimetro entro cui il marchio sarà vendibile non è noto.

«Non abbiamo riscontrato in questa azione un riconoscimento alla comunità territoriale cui il marchio del Salone fa riferimento – ha spiegato la Ciaramella – c’è quindi il rischio che il marchio vada altrove, potenzialmente a un’asta pubblica può partecipare chiunque. Questo rischio ci ha fatto sorgere un orgoglio, quello di pensare di fare qualcosa perché il Salone resti a Torino, dove è nato e cresciuto».

L’azione, dunque: sollecitare la comunità torinese a dare un contributo economico attraverso una campagna di crowdfunding e con versamenti su un conto corrente aperto presso Banca Etica, attraverso un sistema che garantisca l’afflusso delle offerte economiche, ma anche, qualora non si riesca a raggiungere la somma prefissata, possa permettere di restituire ogni donazione. Il progetto, neonato, vedrà concretizzarsi in questi giorni l’istituzione del soggetto giuridico no profit che farà capo all’iniziativa, presumibilmente un comitato, forma organizzativa cui seguirà, in caso di vittoria e assegnazione del marchio, la creazione di una associazione. Sarà aperto e reso noto sul canale facebook dei Pazzi per Torino anche il conto corrente sui cui chi vorrà potrà versare donazioni entro il 22 dicembre 2018, in vista del “regalo di Natale” che l’asta, fissata proprio per la mattina della Vigilia, porterà ai torinesi e a quanti seguono con curiosità e apprensione le sorti del Salone del libro.

«Non sappiamo se vinceremo – ha chiarito la Ciaramella – ma ci è sembrata un’opportunità da cogliere. Ogni contributo economico che arriverà avrà per obiettivo quello di poter formulare l’offerta all’asta, viceversa restituiremo ogni quota. L’unico obiettivo è salvare il Salone del libro di Torino, Banca Etica si farà garante delle operazioni».

Il comitato, infatti, non intende occuparsi della successiva organizzazione e gestione del Salone, che «deve continuare a essere organizzato da chi ha le professionalità per farlo – ha chiarito Tricarico – se diventeremo dunque proprietari del marchio, lo concederemo in lincenza per il triennio 2019-2021 al Circolo dei lettori, che attualmente presiede all’organizzazione». Una titolarità pro-tempore, per far sì che il Salone si svolga ancora a Torino grazie a chi ha già l’incarico di organizzare una manifestazione che, nell’ipotesi in cui il marchio andasse via da Torino, potrebbe ugualmente svolgersi ma con un nome diverso.

«Non vogliamo essere di disturbo a nessuno – dicono dal comitato – solo diventare l’associazione custode del marchio. Non siamo noi ad aver provocato la situazione attuale, e qualora si presentasse un soggetto pubblico con un’iniziativa forte, prevediamo che il nostro piccolo vagone si agganci a questa locomotiva». In mancanza di un locomotore, al momento la proposta resta dunque legata all’iniziativa per salvare il marchio. I pazzi per Torino, nati dal basso e sui social, puntano ad allargare la loro base di partecipazione, anche e non solo sfruttando l’appoggio delle cosiddette “7 madamin” che lo scorso 10 novembre hanno guidato la protesta di piazza a favore della Tav. Un legame che tuttavia non è mai stato esplicitato e non ha colore politico, e che permette attualmente ai Pazzi per Torino di presentarsi come un gruppo autonomo di cittadini impegnati per far sì che il marchio del Salone del libro resti nella sua città.

Come andrà a finire, lo si scoprirà solamente alla Vigilia di Natale, intanto ogni aggiornamento sulle iniziative e il numero di conto corrente, o il link a eventuali piattaforme di crowdfunding online utilizzate per la raccolta fondi, saranno resi disponibili sull’unico canale di comunicazione del comitato, la pagina Facebook.

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