Mattarella inaugura l'anno accademico a Torino: «L'Articolo 9 della Costituzione premia l'interdisciplinarità»

Mattarella inaugura l'anno accademico a Torino: «L'Articolo 9 della Costituzione premia l'interdisciplinarità»

Cultura Torino Lunedì 26 novembre 2018

Torino - Sergio Mattarella ha inaugurato l’anno accademico dell’Università di Torino al Teatro Carignano. Una visita attesa in città, quella del Presidente della Repubblica, che da sotto la Mole mancava da circa un anno e che, dopo il teatro nel cuore aulico di Torino, si è spostato per una visita privata al Polo del ‘900 e al suo Museo, dove è ospitata la mostra dedicata alle leggi razziali del 1938, e in seguito al Sermig, per un dialogo con i giovani.

Tema centrale dell’evento, che ha visto presenti le maggiori autorità civili, dal sindaco di Torino al presidente della Regione, con alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale e una platea di docenti universitari, i valori dell’Università per l’Europa.

Il ruolo dell’Europa è stato infatti ricordato dalla sindaca Chiara Appendino, che nel suo intervento ha spiegato: «siamo nani sulle spalle dei giganti, guardare lontano è un dovere più che una necessità. L’università è il luogo dove si forma la classe dirigente e al quale affidiamo il destino delle prossime generazioni affinché diano spazio al migliore mondo possibile». La Appendino ha inoltre ricordato il pericolo che la cultura diventi un muro e non un ponte, e il conseguente e necessario impegno rivolto a tutta la classe politica perché siano date risposte a chi, nel mondo della ricerca, vive condizioni di lavoro precario: «lo dobbiamo a chi si impegna con sacrificio e passione, a tutte le generazioni: è un impegno da prendere, da parte di tutti».

«La sua presenza è la testimonianza più autorevole del valore del sistema della conoscenza piemontese per il sistema non solo italiano ma Europeo – ha accolto così il Presidente della Repubblica Sergio Chiamparino, in rappresentanza della Regione Piemonte – questo ci aiuta a sottolineare con forza l’importanza che noi istituzioni locali, unite, diamo all’università come leva per portare il capitale umano dei più giovani a Torino e in Piemonte, per rafforzare la conoscenza critica come leva fondamentale per la crescita equa. Non c’è dubbio che queste siano leve per guardare al futuro che abbiamo davanti».

Di progetti per il futuro e delle eccellenze della ricerca ha diffusamente parlato il Rettore Gianmaria Ajani, al quinto anno di mandato e guida della cerimonia per il 615esimo anno dell’Università di Torino. Sul filo conduttore del suo percorso, quello del territorio come riferimento e legame tra l’istituzione universitaria, i giovani, le imprese e l’occupazione, il Rettore ha accolto il Presidente Sergio Mattarella ricordando i risultati ottimi ottenuti dall’Ateneo nella valutazione della ricerca e nei numeri di corsi e iscritti. «Auspichiamo che abbia termine il tempo della sfiducia nei confronti della cultura, della formazione avanzata, della costruzione di competenze scientifiche – ha detto Ajani – a fronte di un impegno di autonomia responsabile che ha, in questi anni, caratterizzato tutto il sistema universitario. Le istituzioni che rappresentiamo meritano di essere trattate ogni giorno con la dignità che hanno saputo guadagnarsi, producendo nel tempo risultati della ricerca di estrema rilevanza per il miglioramento della vita di ognuno, formando ogni anno centinaia di migliaia di giovani quali cittadini capaci di comprendere le complessità del presente, costruendo a loro vantaggio competenze che il mondo intero valuta con apprezzamento».

Il Rettore si è concentrato sul concetto di Università come di intelligenza collettiva, dove tutto esprime più valore di quanto non sia il mero risultato della somma delle componenti: «l’università ha bisogno, per proseguire la sua distribuzione collettiva di utilitas, di una città aperta, inclusiva, che continui a guardare alle Alpi come un luogo di comunicazione e passaggio aperto». Nel discorso di Ajani, naturalmente, la mobilità internazionale come motore di sviluppo, ma anche la crescita del sistema universitario sul territorio stesso, con interventi che coinvolgono per esempio la Certosa di Collegno, futuro polo di Scienze, e con sinergie strette insieme alle altre istituzioni culturali, come Politecnico e Accademia di Belle Arti: «è necessario – ha ricordato il Rettore – che Città ed Ateneo condividano la progettazione sul futuro dell’area Molinette, spazio urbano che dovrà essere interamente riscritto, anche al fine di ridare valore alle aree storiche dell’Ospedale, di proprietà dell’Università».

Oltre ai discorsi della Direttrice Generale dell’Università degli Studi di Torino Loredana Segreto e di Sijbot Noorda, Presidente dell’Osservatorio Magna Charta Universitatum, ha destato attenzione in sala l’intervento di Teresa Piergiovanni, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Torino, che ha ricordato la definizione di generazione Erasmus, quella costituita dai giovani di oggi, nati nel luogo più libero del mondo, dove ci si sposta, si gode di vantaggi: «siamo una generazione costantemente in viaggio – ha ribadito la Piergiovanni – per studio e per lavoro, siamo parte di una grande comunità accademica e di un mercato del lavoro internazionale. Una generazione a cui viene sempre più spesso affidato il “destino dell’Unione Europea”». L’attenzione si è spostata poi sulla situazione dei migranti e sulla chiusura delle frontiere, ribadendo la centralità dei diritti umani, tra le carte fondanti dell’Unione Europea, e con un appello direttamente rivolto al Presidente Mattarella: «le chiedo a nome della comunità studentesca che qui rappresento, Signor Presidente, di non firmare il Decreto legge Sicurezza e Immigrazione». Non è mancato nemmeno un riferimento all’appoggio degli studenti al mondo No Tav, affermazione che ha spostato la bilancia mediatica da un altro tema caldo sollevato da Teresa Piergiovanni, quello del precariato sul lavoro.

Al suo arrivo in Piazza Carignano, uno dei luoghi che, come ha ricordato lo stesso Presidente, hanno distinto Torino in tutto il Paese fin dall’Unità di Italia, Sergio Mattarella ha incontrato le autorità e una delegazione di ricercatori precari, ai quali ha dedicato una menzione nel suo discorso, specificando che a tutti, ricercatori strutturati e non, devono essere destinati l’apprezzamento e il sostegno da parte delle istituzioni.

«L’Ateneo di Torino è ricco di oltre seicento anni di storia – ha detto il Presidente della Repubblica – e continua oggi a elaborare e trasmettere cultura coordinando e mettendo insieme un patrimonio del passato con un impegno nel presente e una progettazione per il futuro». Mattarella ha fatto riferimento alla centralità dell’interdisciplinarietà e all’Articolo 9 della Costituzione Italiana, che sancisce l’impegno nel promuovere la cultura e la ricerca scientifica e tecnica: «a volte – ha spiegato – viene interpretato come l’indicazione di due ambiti separati, quello della cultura umanistica e di quella scientifica, ma non è così, l’Articolo 9 indica la cultura nel suo complesso, come patrimonio acquisito di conoscenze, e sottolinea l’aspetto dinamico di una cultura che dà spazio a traguardi nuovi per il futuro e ribadisce la consapevolezza di una dimensione attuale globale, di un mondo dove i centri di studio sono spesso in interdipendenza. È una condizione che i giovani avvertono in maniera più intensa».

Non è mancato infine il riferimento alle parole profetiche di Italo Calvino delle Lezioni Americane nel descrivere il mondo informatizzato: «non saprei trovare una migliore definizione per raccontare quello che oggi viviamo – ha detto Mattarella riferendosi alla forte interconnessione che coinvolge gli atenei, crocevia del mondo odierno nella dimensione europea che oggi interessa la cultura – L’Europa non è uniforme ma un mosaico di stili, costumi, tradizioni accomunati dal tratto di fondo di civiltà e cultura: ecco perché la dimensione europea coinvolgerà sempre più intensamente lo scambio e l’impegno tra atenei. L’università ha il compito di essere al servizio della società e lo fa in larga misura attenendosi al compito di cura del bene comune, ma non potrebbe farlo se non fossero assicurate l’autonomia e la libertà di insegnamento per cercare di ottenere sempre più conoscenza e nuovi traguardi».

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