Van Dyck, pittore di corte: alla Galleria Sabauda di Torino la grande mostra dedicata all'artista fiammingo

Mostre Torino Giovedì 15 novembre 2018

Van Dyck, pittore di corte: alla Galleria Sabauda di Torino la grande mostra dedicata all'artista fiammingo

Torino - Pittore di corte, personaggio inquieto, uno dei più grandi artisti del Seicento europeo: è Antoon Van Dyck, nel ritratto che di lui restituisce la grande mostra inaugurata alla Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino, visitabile dal 16 novembre 2018 al 17 marzo 2019. La mostra è un evento di pregio e richiamo per il polo museale torinese e proprio dalla preziosa collezione della Galleria Sabauda riparte per costruire un percorso a tappe nella vita, breve e intesa, dell’artista fiammingo, miglior allievo di Rubens e padre della rivoluzione ritrattistica di età barocca.

Un artista geniale, estroso nell’abbigliamento, piccolo di statura, ma inquieto nei frequenti viaggi tra le corti d’Europa, tra modi raffinati e conversazioni amabili. Attraverso i suoi maestosi ritratti e dipinti, gran parte dei quali presentati in mostra, per un totale di 45 tele e 21 incisioni, si accede al fastoso mondo dell’aristocrazia seicentesca. A padroneggiare sulla scena, sala dopo sala, sono i colori intensi, la minuziosa resa di ogni particolare, l’eleganza estrema di personaggi immortalati dall’artista tra le corti di Inghilterra, ma anche tra le fila dell’aristocrazia italiana, da Genova a Palermo, da Torino a Roma, Venezia passando per Mantova, Bologna, Firenze.

Nel comitato scientifico della mostra, che vede partecipare all’organizzazione il Mibac e i Musei Reali di Torino, e ha il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, compaiono alcuni tra i più noti studiosi di Van Dyck, quali Suas J. Barnes, Piero Boccardo e Christopher Brown. Anna Maria Bava e Maria Grazia Bernardini sono invece le curatrici, che evidenziano il valore internazionale della mostra, con prestiti di pregio, un livello di qualità definito eccelso e una proposta artistica complessiva di alta qualità.

«Questa mostra è un grande traguardo al quale la Galleria lavorava da anni – ha spiegato Anna Maria Bava – Van Dyck è un artista che vive e lavora in numerosi centri, qui per valorizzare il grande patrimonio delle pitture fiamminghe siamo partiti da Rubens e dai protagonisti dell’inizio del 600 in pittura. Il filo conduttore è la Corte in età barocca, propulsore della cultura, della politica e dell’arte, ma anche dei rapporti tra artisti e personaggi che determinano la vita politica dell’intera Europa in un momento di propaganda fatta anche per immagini, confronti, alleanze e scambi diplomatici. Le opere d’arte, in quel momento come adesso, erano simboli, e Van Dyck raggiunge con la sua maestria le aspettative dei personaggi aristocratici dell’epoca».

«La valorizzazione della nostra collezione parte proprio dal nucleo di dipinti importante custodito in Galleria, che ricollega alla storia del collezionismo sabaudo antico e del grande museo della famiglia Savoia» ha spiegato la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella. Proprio dalla valorizzazione della collezione in sede si sviluppa infatti il percorso delle quattro sezioni della mostra, allestite a coprire tutto il periodo della breve vita – 42 anni – dell’artista.

«Iniziamo con opere scelte che evidenziano il racconto del pittore di Corte, un grande ritrattista come doveva essere per l’epoca – ha specificatoMaria Grazia Bernardini – Van Dyck nasce nel 1599 e si affaccia alla scena artistica alla bottega di Rubens, che dominava la scena dell’epoca ed era appena tornato dall’Italia. Rubens era già barocco, lo si ritroverà infatti in Van Dyck». L’evoluzione dell’arte segue il periodo italiano con Torino, Venezia, Genova, Roma, e il curioso taccuino italiano restituito in forma digitale e conservato a Londra, sul quale l’artista annotava bozzetti e ritratti di ciò che vedeva e di chi incontrava nel suo lungo soggiorno italiano. Si incontra poi il noto autoritratto, circondato da visi e pose di grandi nobili, opere maestose e regali dove, come ha spiegato Bernardini, l’aristocrazia si rispecchiava perfettamente.

La vita e l’opera di Van Dyck proseguono alla corte di Anversa, e poi in Inghilterra tra colori sgarcianti, sguardi vivi, trine, pizzi e acconciature che colpiscono lo spettatore portandolo secoli indietro: «nel corso della sua vita Van Dyck rispecchia e si adegua all’esigenza e alle atmosfere dei paesi in cui si trovava – hanno raccontato le curatrici – cambiano così i colori, tra immagini che si fanno preziose e raffinate. Quello che vorremmo emergesse dalla mostra è un profilo dello stesso artista: un personaggio non felice nel suo stato di pittore di corte, ma inquieto, con addosso qualcosa come un male di vivere».

Van Dyck pittore di corte sarà visitabile in Galleria Sabauda fino al 17 marzo 2019, con aperture straordinario l’8 dicembre (9-19), il 26 dicembre (9-19), il 6 gennaio (9-19). Tutte le informazioni si trovano sul sito dei Musei Reali di Torino.

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