Trans Freedom March, in marcia a Torino per i diritti di tutti

Trans Freedom March, in marcia a Torino per i diritti di tutti

Attualità Torino Mercoledì 14 novembre 2018

Torino - Sarà una giornata dedicata alle differenze di genere sabato 17 novembre, quando a Torino si celebra il Transgender Day of Remembrance, una ricorrenza della comunità LBGTQI per commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio anti transgender. Il Transgender Day of Remembrance è stato istituito a San Francisco nel 1999, nato come una veglia a lume di candela per ricordare l’assassinio di Rita Hester e tutte le vittime della transfobia. Col tempo però è diventato molto di più: parla infatti alle donne e a tutte le categorie che subiscono discriminazioni in ambito sociale e lavorativo.

Si comincia la mattina di sabato, alle 9.30, con il convegno Minori e identità di genere, organizzato in collaborazione con il Servizio LGBT del Comune di Torino, che si svolge presso la Sala Carpanini del Municipio di Torino, in piazza Palazzo di Città 1.

Si continua al pomeriggio con la Trans Freedom March, organizzata in collaborazione con l’associazione onlus Sunderam - Identità Transgender Torino. L’appuntamento è alle 16.30 in piazza Vittorio Veneto, da dove partirà la marcia che passando per via Po raggiungerà Piazza Castello per fermarsi davanti al Palazzo della Regione. Qui verranno commemorate le persone decedute a causa dell’odio transfobico. Durante il corteo e sul palco di piazza Castello si esibiranno la cantante Elisa Fagà, la violinista H.E.R. (che ha suonato tra gli altri con Franco Battiato e Lucio Dalla), l’arpista Cecilia Lasagno, la vocalist e dj Tischy Mura, i musicisti e giocolieri da strada della Bandaran.

Giunto alla quinta edizione torinese, è «un evento anche più significativo visti i tempi che stiamo vivendo» ha sottolineato l’assessora alle pari opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti, che ha ricordato come sia cresciuta nel tempo raccogliendo sempre più partecipazione, «contrariamente all’involuzione generale». La marcia di sabato, ha aggiunto Cerutti, è in difesa di tutte le differenze, per «ribadire il valore della differenza in sé e il principio di autodeterminazione, un principio che invece sembra essere fortemente sotto attacco», ha aggiunto riferendosi in specifico al decreto legge Pillon su separazione e affido oltre che alle mozioni per modificare la legge in materia di aborto.

«Tutto ciò che scardina il modello tradizionale, lo scardina e lo mette in discussione è qualcosa di apertamente rivoluzionario che però allo stesso tempo spaventa», ha commentato Marco Giusta, assessore alle pari opportunità della Città di Torino, «e quando qualcosa spaventa lo si nasconde, lo si condanna a percorsi e situazioni che oscillano tra legale e illegale». L’assessore ha aggiunto che sono due le azioni principali per togliere le persone trans dall’ombra e ridare loro dignità: «Una è garantire la possibilità delle cure, l’altra è come vengono incluse all’interno del mondo del lavoro», perché l’innovazione sociale e l’economia vengono rilanciate anche con “l’inclusione delle differenze”. «Invito – ha concluso Giusta – chi vuole davvero rilanciare l’economia e la visione per il futuro di questa città e del paese a partecipare alla marcia di sabato, perché è un momento di liberazione e libertà per tutti». Un velato appello a chi è sceso in piazza sabato scorso, sia per la manifestazione Sì Torino va avanti, sia contro il ddl Pillon.

Ha sottolineato l’inclusività della Trans Freedom March anche Sandeh Veet, presidente del coordinamento Torino Pride. «Questa marcia è delle persone trans ma è anche la marcia di tutte quelle donne che quotidianamente vengono barbaramente assassinate da mariti, fidanzati e amanti. Femminicidi che includono le persone transgender, perché è il femminile che viene attaccato e brutalmente assassinato. Il movimento transfemminista che oggi marcia accanto al movimento LGBTQI+ promuove un cambiamento di visione, verso un’unificazione conciliante e creativa - ha concluso Veet - in una Italia dove sembra che il cambiamento promesso non abbia futuro, dove i diritti acquisiti vengono minacciati dal governo».

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